PIANO NAZIONALE DI PREPARAZIONE E RISPOSTA AD UNA PANDEMIA INFLUENZALE


SOMMARIO ESECUTIVO


Dalla fine del 2003, da quando cioè i focolai di influenza aviaria da virus A/H5N1 sono divenuti endemici nei volatili nell’area estremo orientale, ed il virus ha causato infezioni gravi anche negli uomini, è diventato più concreto e persistente il rischio di una pandemia influenzale.
Per questo motivo l’OMS ha raccomandato a tutti i Paesi di mettere a punto un Piano Pandemico e di aggiornarlo costantemente seguendo linee guida concordate. Il presente Piano, stilato secondo le indicazioni dell’OMS del 2005, aggiorna e sostituisce il precedente Piano Italiano Multifase per una Pandemia Influenzale, pubblicato nel 2002.
Esso rappresenta il riferimento nazionale in base al quale saranno messi a punto i Piani operativi regionali.
Il Piano si sviluppa secondo le sei fasi pandemiche dichiarate dall’OMS, prevedendo per ogni fase e livello, obiettivi ed azioni.
Molte delle azioni individuate sono già state realizzate man mano che la situazione epidemiologica lo ha richiesto.
Le linee guida nazionali per la conduzione delle ulteriori azioni previste saranno emanate, a cura del Centro Nazionale per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (CCM), come allegati tecnici al Piano e saranno periodicamente aggiornate ed integrate.

In coerenza con i Princìpi del Piano, il Ministero della salute si fa carico di individuare e concordare: L’obiettivo del Piano è rafforzare la preparazione alla pandemia a livello nazionale e locale, in modo da:
  1. Identificare, confermare e descrivere rapidamente casi di influenza causati da nuovi sottotipi virali, in modo da riconoscere tempestivamente l’inizio della pandemia
  2. Minimizzare il rischio di trasmissione e limitare la morbosità e la mortalità dovute alla pandemia
  3. Ridurre l’impatto della pandemia sui servizi sanitari e sociali ed assicurare il mantenimento dei servizi essenziali
  4. Assicurare una adeguata formazione del personale coinvolto nella risposta alla pandemia
  5. Garantire informazioni aggiornate e tempestive per i decisori, gli operatori sanitari, i media ed il pubblico
  6. Monitorare l’efficienza degli interventi intrapresi
Le azioni chiave per raggiungere gli obiettivi del Piano sono:
  1. Migliorare la sorveglianza epidemiologica e virologica
  2. Attuare misure di prevenzione e controllo dell’infezione (misure di sanità pubblica, profilassi con antivirali, vaccinazione)
  3. Garantire il trattamento e l’assistenza dei casi
  4. Mettere a punto piani di emergenza per mantenere la funzionalità dei servizi sanitari ed altri servizi essenziali
  5. Mettere a punto un Piano di formazione
  6. Mettere a punto adeguate strategie di comunicazione
  7. Monitorare l’attuazione delle azioni pianificate per fase di rischio, le capacità/risorse esistenti per la risposta, le risorse aggiuntive necessarie, l’efficacia degli interventi intrapresi; il monitoraggio deve avvenire in maniera continuativa e trasversale, integrando ed analizzando i dati provenienti dai diversi sistemi informativi.
L’operatività del Piano sarà valutata con esercitazioni nazionali e regionali, cui parteciperanno tutte le istituzioni coinvolte in caso di pandemia.
Il presente Piano è suscettibile di periodiche revisioni, al cambiamento della situazione epidemiologica.

1. INTRODUZIONE

L’influenza è ben conosciuta da secoli ma il virus influenzale è stato identificato solo nel 1933; il virus infetta sia gli uomini che una larga fascia di uccelli e mammiferi.
I virus influenzali umani sono raggruppati in tre tipi: A, B e C, l’ultimo dei quali di scarsa importanza per l’uomo. Il virus influenzale di tipo A è quello maggiormente diffuso, causa generalmente malattie più gravi rispetto agli altri due, è la causa della maggior parte delle epidemie stagionali ed è l’unico che abbia generato pandemie.
Alla base della epidemiologia dell'influenza vi è la marcata tendenza di tutti i virus influenzali a variare, cioè ad acquisire cambiamenti nelle proteine di superficie che permettono loro di aggirare la barriera immunitaria presente nella popolazione che ha contratto l’infezione negli anni precedenti. I cambiamenti possono avvenire secondo due meccanismi distinti:
  1. Deriva antigenica (antigenic drift).Si tratta di una modifica minore delle proteine di superficie del virus. Questo fenomeno riguarda sia i virus A che i B (ma negli A avviene in modo più marcato e frequente) ed è responsabile delle epidemie stagionali. Infatti le nuove varianti non sono riconosciute dal sistema immunitario della maggior parte delle popolazione, così che un ampio numero di individui risulta suscettibile al nuovo ceppo.

  2. Spostamento antigenico (antigenic shift). È un fenomeno che riguarda solo i virus influenzali di tipo A e consiste nella comparsa nell'uomo di un nuovo ceppo virale, completamente diverso da quelli precedentemente circolanti nell'uomo. Gli shift antigenici sono dovuti o a riassortimenti tra virus umani e animali (aviari o suini) oppure alla trasmissione diretta di virus non-umani all'uomo. Quindi la fonte dei nuovi sottotipi sono sempre virus animali. Poiché la popolazione non ha mai incontrato prima questi antigeni, in determinate circostanze questi cambiamenti di maggiore entità possono provocare una infezione improvvisa e invasiva in tutti i gruppi di età, su scala mondiale, che prende il nome di "pandemia". La comparsa di un nuovo ceppo virale non è di per sé sufficiente a causare una pandemia, occorre infatti anche che il nuovo virus sia capace di trasmettersi da uomo a uomo in modo efficace.

Le pandemie si verificano ad intervalli di tempo imprevedibili, e, negli ultimi 100 anni, si sono verificate nel 1918 (Spagnola, virus A, sottotipo H1N1)), 1957 (Asiatica, virus A, sottotipo H2N2) e 1968 (HongKong, virus A, sottotipo H3N2). La più severa, nel 1918, ha provocato almeno 20 milioni di morti.

Dalla fine del 2003, da quando cioè i focolai di influenza aviaria da virus A/H5N1 sono endemici nei volatili nell’area estremo orientale, ed il virus ha causato infezioni gravi anche negli uomini, è diventato più concreto e persistente il rischio di una pandemia influenzale.
Dal 2005, inoltre, focolai di influenza aviaria sono stati documentati anche in Europa, e nel 2006, vi sono stati casi di trasmissione all’uomo in Turchia.
Finora, non ci sono evidenze che il virus H5N1 abbia la capacità di trasmettersi da uomo a uomo, tuttavia, in caso di emergenza di un nuovo virus influenzale che abbia acquisito tale capacità, la maggiore mobilità della popolazione a livello mondiale e la maggior velocità dei mezzi di trasporto, renderebbero particolarmente problematico il controllo della diffusione dell’infezione.

L’incertezza sulle modalità e i tempi di diffusione determina la necessità di preparare in anticipo le strategie di risposta alla eventuale pandemia, tenendo conto che tale preparazione deve considerare tempi e modi della risposta. Infatti, se da una parte un ritardo di preparazione può causare una risposta inadeguata e conseguenti gravi danni per la salute, dall’altra, qualora l’evento non accada, un investimento eccessivo di risorse in tale preparazione può, in un quadro di risorse limitate, causare sprechi e stornare investimenti da altri settori prioritari.

2. RAZIONALE

L’OMS raccomanda a tutti i Paesi di mettere a punto un Piano Pandemico e di aggiornarlo costantemente seguendo le linee guida concordate. Seguendo le indicazioni dell’OMS del 2005, emanate alla luce delle modifiche dell’assetto epidemico mondiale e delle nuove emergenze, il Piano aggiorna e sostituisce il precedente Piano Italiano Multifase per una Pandemia Influenzale, pubblicato nel 2002.
Questo documento illustra, per ognuna delle sei fasi pandemiche dichiarate dall’OMS, il mandato per le Autorità Sanitarie, tenendo conto sia delle azioni sanitarie che di interventi che coinvolgono strutture non sanitarie. Il Piano rappresenta il riferimento nazionale in base al quale saranno messi a punto i Piani operativi regionali. L’operatività del Piano sarà valutata con esercitazioni nazionali e regionali, da concordare fra CCM e Regioni ed altre istituzioni che avrebbero un ruolo in caso di pandemia.
Il presente Piano è suscettibile di periodiche revisioni, al cambiamento della situazione epidemiologica.

3. PRINCIPI

Il principio ispiratore del Piano e’ l’assunto che emergenze globali richiedono risposte coordinate e globali, dove il momento di pianificazione deve essere condiviso dai responsabili delle decisioni ed il momento dell’azione deve essere conosciuto prima del verificarsi dell’evento in modo che ognuno sia in grado di “giocare” il suo ruolo e le sue responsabilità.
Una pandemia influenzale costituisce una minaccia per la sicurezza dello Stato: il coordinamento condiviso fra Stato e Regioni e la gestione coordinata costituiscono garanzia di armonizzazione delle misure con quelle che, raccomandate dall’OMS, verranno intraprese da altri Paesi.
Inoltre, considerando le ricadute che un rischio sanitario determina sui diversi settori della vita sociale, le misure sanitarie vanno armonizzate con quelle intraprese da altri soggetti istituzionali non sanitari.
Pertanto, il Piano individua le azioni chiave per le Autorita’ sanitarie nazionali e regionali e per gli altri Attori coinvolti ed elenca le misure che devono essere adottate per ogni fase.
Tali azioni e misure seguono l’accezione dei “Livelli Essenziali di Assistenza” adottati in Italia, costituendo il minimo essenziale da garantire.
Il Ministero della salute si fa carico di concordare con le Regioni le attività sanitarie e con i Dicasteri coinvolti le attività extrasanitarie necessarie per la preparazione e la risposta ad una pandemia nonché gli aspetti etici, legali ed internazionali, ivi compresi gli eventuali accordi bilaterali che si dovessero rendere necessari con altri Paesi, a supporto delle attività.

4. STRUTTURA

Il Piano si sviluppa secondo le sei fasi pandemiche dichiarate dall’OMS, prevedendo, per ogni fase, obiettivi, azioni ed attori.

Nel capitolo 7 sono illustrate le azioni chiave: tale capitolo costituisce la base per lo sviluppo di Linee Guida nazionali che saranno emanate, a cura del CCM, come allegati tecnici al Piano, e saranno periodicamente aggiornate ed integrate.
Molte delle azioni individuate sono già state realizzate man mano che la situazione epidemiologica lo ha richiesto, come illustrato nel capitolo 9.

Il capitolo 10 rappresenta un’agile chiave di lettura del Piano e riporta, per ogni fase e livello di rischio, gli obiettivi generali, gli obiettivi specifici, le azioni finalizzate al perseguimento di tali obiettivi; nel capitolo sono indicati, inoltre, a grandi linee, ruoli e responsabilità per la realizzazione delle azioni.
Entro il primo trimestre dalla ratifica del Piano, un Gruppo di monitoraggio, delineato nella sua struttura nel paragrafo 7.7, aggiornera’ e definira’ nel dettaglio tale capitolo, anche sulla base degli accordi stipulati dal Ministero della salute con le Regioni per le attivita’ sanitarie e con gli altri Dicasteri ed Enti coinvolti, per le attivita’ extrasanitarie e di supporto, secondo i principi del Piano.
Allo stesso modo, nel Piano che sara’ reso disponibile anche attraverso il sito web del Ministero della Salute, la colonna relativa a “Stato di avanzamento” riporterà continuamente, nei tempi previsti dal monitoraggio, lo stato dell’arte dell’attuazione del Piano.

Vengono, infine, riportate come Allegato al Piano le Linee Guida per la stesura dei Piani Regionali.

5. FASI E LIVELLI DI RISCHIO

Con il presente Piano, l’Italia adotta le nuove fasi emanate dall’OMS nell’aprile 2005, e condivide gli obiettivi di Sanita’ pubblica raccomandati dall’OMS per ogni fase.
Le fasi ed i livelli di rischio sono quindi così categorizzate:

Periodo interpandemico
Fase 1. Nessun nuovo sottotipo di virus influenzale isolato nell’uomo. Un sottotipo di virus influenzale cha ha causato infezioni nell’uomo può essere presente negli animali. Se presente negli animali, il rischio di infezione o malattia nell’uomo è considerato basso.
Fase 2. Nessun nuovo sottotipo di virus influenzale isolato nell’uomo. Comunque, la circolazione negli animali di sottotipi virali influenzali pone un rischio sostanziale di malattia per l’uomo
     Livello 0: assenza di rischio all’interno della Nazione
     Livello 1: presenza di rischio nella Nazione o presenza di intensi collegamenti o scambi commerciali con Paesi a rischio

Periodo di allerta Pandemico
Fase 3. Infezione nell’uomo con un nuovo sottotipo, ma assenza di trasmissione da uomo a uomo, o solo rare prove di trasmissione in contatti stretti.
     Livello 0: assenza di infezioni nella Nazione
     Livello 1: presenza di infezioni nella Nazione, o presenza di intensi collegamenti o scambi commerciali con Paesi affetti
Fase 4. Piccoli cluster con limitata trasmissione interumana e con diffusione altamente localizzata, che indicano che il virus non è ben adattato all’uomo
     Livello 0: assenza di piccoli cluster nella Nazione
     Livello 1: presenza di piccoli cluster nella Nazione o presenza di intensi collegamenti o scambi commerciali con Paesi dove sono stati rilevati cluster di malattia
Fase 5. Grandi cluster, ma diffusione interumana ancora localizzata, che indicano che il virus migliora il suo adattamento all’uomo, ma non è ancora pienamente trasmissibile (concreto rischio pandemico).
     Livello 0: assenza di grandi cluster nella Nazione
     Livello 1: presenza di grandi cluster nella Nazione o presenza di intensi collegamenti o scambi commerciali con Paesi dove sono stati rilevati grandi cluster di malattia

Periodo Pandemico
Fase 6. Aumentata e prolungata trasmissione nella popolazione in generale.
     Livello 0: assenza di casi nella popolazione nazionale
     Livello 1: presenza di casi nella Nazione o presenza di intensi collegamenti o scambi commerciali con Paesi dove la pandemia è in atto
     Livello 2: fase di decremento
     Livello 3: nuova ondata


Periodo postpandemico
Ritorno al periodo interpandemico
Nella tabella 1 sono riportate le fasi, i livelli e gli obiettivi da perseguire per ogni fase.
Per ogni fase sono illustrati i rispettivi obiettivi di sanità pubblica.

Tabella 1. Nuove fasi pandemiche, OMS 2005

FASI PANDEMICHE LIVELLI OBIETTIVI DI SANITA’ PUBBLICA
Periodo interpandemico    
Fase 1. Nessun nuovo sottotipo virale isolato nell’uomo. Un sottotipo di virus influenzale che ha causato infezioni nell’uomo può essere presente negli animali. Se presente negli animali, il rischioa di infezione o malattia nell’uomo è considerato basso.   Rafforzare la preparazione alla pandemia a livello globale, nazionale e locale
Fase 2. Nessun nuovo sottotipo virale è stato isolato nell’uomo. Comunque, la circolazione negli animali di sottotipi virali influenzali pone un rischioa sostanziale di malattia per l’uomo. Livello 0: assenza di rischio nel Paese

Livello 1: rischio nel Paese o presenza di intensi collegamenti o scambi commerciali con Paesi a rischio
Minimizzare il rischio di trasmissione all’uomo; individuare e segnalare rapidamente tale trasmissione se si manifesta
Periodo di allerta Pandemico    
Fase 3. L’infezione nell’uomo con un nuovo sottotipo, ma senza trasmissione da uomo a uomo, o tutt’al più rare prove di trasmissione ai contatti stretti. Livello 0: assenza di infezioni nel Paese

Livello 1: presenza di infezioni nel Paese o presenza di intensi collegamenti o scambi commerciali con Paesi affetti
Assicurare la rapida caratterizzazione e la rapida individuazione del nuovo sottotipo virale, la segnalazione e la risposta a casi aggiuntivi
Fase 4. Piccoli cluster con limitata trasmissione interumana e con diffusione altamente localizzata, che indicano che il virus non è ben adattato all’uomob Livello 0: assenza di piccoli cluster nel Paese

Livello 1: presenza di piccoli cluster nel Paese o presenza di intensi collegamenti o scambi commerciali con Paesi dove sono stati rilevati cluster di malattia
Contenere la diffusione del nuovo virus all’interno di focolai circoscritti o ritardare la diffusione per guadagnare tempo al fine di mettere in atto le misure di preparazione, incluso lo sviluppo del vaccino
Fase 5. Grandi cluster ma con limitata diffusione interumana, indicano che il virus migliora il suo adattamento all’uomo, ma che non è ancora pienamente trasmissibile (concreto rischio pandemico)b. Livello 0: assenza di grandi cluster nel Paese

Livello 1: presenza di grandi cluster nel Paese o presenza di intensi collegamenti o scambi commerciali con Paesi dove sono stati rilevati grandi cluster di malattia.
Massimizzare gli sforzi per contenere o ritardare la diffusione del virus, per evitare per quanto possibile la pandemia e per guadagnare tempo al fine di mettere in atto le misure di risposta
Periodo Pandemico    
Fase 6. Aumentata e prolungata trasmissione nella popolazione generaleb. Livello 0: assenza di casi nella popolazione del Paese

Livello 1: presenza di casi nel Paese o presenza di intensi collegamenti o scambi commerciali con Paesi dove la pandemia è in atto.

Livello 2: fase di decremento

Livello 3: nuova ondata
Minimizzare l’impatto della pandemia
Periodo Post Pandemico    
Ritorno al periodo interpandemico Ritorno al periodo interpandemico Favorire la ripresa del Paese


a La distinzione tra fase 1 e fase 2 è basata sul rischio di infezione nell’uomo o malattia risultante da ceppi circolanti in animali. La distinzione deve essere basata su vari fattori e sulla loro importanza relativa in accordo con le conoscenze scientifiche correnti. I fattori possono includere: patogenicità negli animali e negli uomini; presenza in animali domestici e allevamenti o solamente nei selvatici; Se il virus è enzootico o epizootico, geograficamente limitato o diffuso; altre informazioni dal genoma virale; e/o altre conoscenze scientifiche.

b La distinzione tra fase 3, fase 4 e fase 5 è basata sulla valutazione del rischio di pandemia. Possono essere considerati vari fattori e la loro relativa importanza, in accordo con le conoscenze scientifiche correnti. I fattori possono includere: tasso di trasmissione; la localizzazione geografica e la diffusione; severità della malattia; presenza di geni provenienti da ceppi umani (se derivato da un ceppo animale); altre informazioni dal genoma virale; e/o altre informazioni scientifiche.

5.1. Sequenza della dichiarazione di fasi e livelli

Fasi e livelli di rischio sono dichiarati dall’OMS, anche in successione non sequenziale.

Nell’eventualità di situazioni simultanee che pongono differenti livelli di rischio pandemico, es. nuovi e diversi sottotipi di virus influenzali o diversa estensione e diffusione in diverse aree, la fase sarà determinata dal più alto livello di rischio.

Tutte le misure previste per le Fasi 1-6 sono da intendersi addizionali e, quindi, ove l’evento pandemico sia avviato nel Paese in un momento successivo alle prime fasi, tutte le misure previste per le Fasi precedenti e non realizzate dovranno essere contemporaneamente realizzate in aggiunta alle misure espressamente previste per la fase dichiarata (se verrà saltata una fase nel passaggio da una inferiore ad una superiore, si deve intendere che le azioni della fase saltata devono essere implementate, senza che esse siano superate dalle azioni della nuova fase).
Così, il raggiungimento di una fase e di un determinato livello, devono costituire momenti preparatori per l’implementazione di contromisure previste per fasi e livelli successivi, tenendo conto della progressione epidemica.

5.2. Procedure per la dichiarazione delle fasi

La comunicazione/dichiarazione di fase, incluso l’incremento o il depotenziamento, sarà fatta dal Direttore Generale dell’OMS, in accordo con i regolamenti esistenti che governano la notifica e il controllo delle malattie infettive (ad es. il Regolamento Sanitario Internazionale) e, se necessario, in consultazione con altre Organizzazioni e Istituzioni.
A livello nazionale, l’informazione sulla dichiarazione di fase dell’OMS e sul corrispondente livello di allerta nel Paese verrà data dal Ministro della salute.
La comunicazione alla nazione della dichiarazione di pandemia da parte dell’OMS sarà fatta dal Presidente del Consiglio su indicazione del Ministro della salute.

5.3. Criteri per depotenziare le fasi

Tutte le fasi, eccetto la fase1, sono temporanee. Ad ogni annuncio di una nuova fase l’OMS determinerà un periodo di tempo dopo di che la dichiarazione di nuova fase sarà rivista. Per un eventuale depotenziamento, sarà usato il criterio “connotazione epidemica non corrispondente ai requisiti della fase corrente” sulla base di: 6. OBIETTIVI

L’obiettivo del Piano è rafforzare la preparazione alla pandemia a livello nazionale e locale, in modo da:
  1. Identificare, confermare e descrivere rapidamente casi di influenza causati da nuovi sottotipi virali, in modo da riconoscere tempestivamente l’inizio della pandemia
  2. Minimizzare il rischio di trasmissione e limitare la morbosità e la mortalità dovute alla pandemia
  3. Ridurre l’impatto della pandemia sui servizi sanitari e sociali ed assicurare il mantenimento dei servizi essenziali
  4. Assicurare una adeguata formazione del personale coinvolto nella risposta alla pandemia
  5. Garantire informazioni aggiornate e tempestive per i decisori, gli operatori sanitari, i media ed il pubblico
  6. Monitorare l’efficienza degli interventi intrapresi
7. AZIONI CHIAVE

Le azioni chiave per raggiungere gli obiettivi del Piano sono:
  1. Migliorare la sorveglianza epidemiologica e virologica
  2. Attuare misure di prevenzione e controllo dell’infezione (misure di sanità pubblica, profilassi con antivirali, vaccinazione)
  3. Garantire il trattamento e l’assistenza dei casi
  4. Mettere a punto piani di emergenza per mantenere i servizi sanitari ed altri servizi essenziali
  5. Mettere a punto un Piano di formazione
  6. Preparare adeguate strategie di comunicazione
  7. Monitorare l’attuazione delle azioni pianificate per fase di rischio, le risorse esistenti per la risposta, le risorse aggiuntive necessarie, l’efficacia degli interventi intrapresi; il monitoraggio deve avvenire in maniera continuativa e trasversale, integrando ed analizzando i dati provenienti dai diversi sistemi informativi.
Ognuna delle azioni chiave prevede l’attuazione di un insieme di interventi, specifici per fase, che vengono illustrati di seguito e illustrati in dettaglio in appendice dove, per ogni azione, sono individuati gli attori e le responsabilità.
In coerenza con il mandato costituzionale, tutte le azioni rivolte alla protezione dell’individuo e della collettività sono garantite a tutte le persone presenti sul territorio nazionale e, di concerto con il Ministero degli Affari Esteri, al personale presente nelle Ambasciate Italiane nei Paesi affetti.

7.1. Migliorare la sorveglianza

La sorveglianza epidemiologica e virologica dell’influenza è attiva, in tutto il Paese già da tempo. Il sistema di sorveglianza “Influnet” è un sistema istituzionale, ratificato con Accordo in sede di Conferenza Stato Regioni, nel 2000.
Il sistema è tarato in modo da poter essere implementato, con azioni aggiuntive, nelle fasi crescenti di rischio.
Pertanto, di seguito, sono riportate le azioni individuate nella progettazione del sistema; molte di queste sono già attuate e le restanti saranno realizzate nelle fasi di rischio previste.

Periodo interpandemico (Fasi 1-2)

Vanno mantenute la sorveglianza epidemiologica e virologica della sindrome influenzale e la sorveglianza veterinaria dell’influenza aviaria, secondo i protocolli nazionali già definiti.

Fase di allerta (Fasi 3-5)

In questa fase, le azioni sono mirate a migliorare il sistema di sorveglianza della sindrome influenzale, a mettere a punto ulteriori attività per il riconoscimento tempestivo di casi di influenza nell’uomo associati a nuovi virus influenzali ed alla descrizione di una eventuale pandemia, secondo quanto elencato di seguito:
  1. mantenimento e rafforzamento del sistema nazionale sentinella della sindrome influenzale
  2. mantenimento e rafforzamento della sorveglianza veterinaria
  3. Integrare le informazioni epidemiologiche umane e veterinarie
  4. Mettere a punto ulteriori strumenti per monitorare casi di influenza attribuibili a nuovi ceppi virali, ed un’eventuale pandemia
Nella fase 5 di rischio, le azioni condotte sono finalizzate, altresì, a riorientare qualora fosse necessario, le scelte strategiche, ivi incluso la ridefinizione delle categorie cui erogare prioritariamente la vaccinazione.

Fase pandemica (Fase 6)

In questa fase, l’obiettivo della sorveglianza è valutare l’impatto della pandemia e descriverne le caratteristiche per orientare le misure di controllo e valutarne l’efficienza.
E’ quindi importante che sia la sorveglianza epidemiologica che quella virologica vengano mantenute. In particolare, la sorveglianza virologica, effettuata su un numero limitato di campioni, è necessaria per monitorare le caratteristiche del virus, vista la minore importanza, in questa fase, della conferma di laboratorio dei singoli casi. Per stimare l’impatto della pandemia è necessario inoltre rilevare i seguenti indicatori: 7.2. Attuare misure di prevenzione e controllo dell’infezione

Per contenere gli iniziali focolai nazionali attribuibili a virus pandemico e ridurre il rischio di trasmissione vanno adottate: 7.2.1 Misure di sanità pubblica

Gli interventi di sanità pubblica che possono risultare efficaci per limitare e/o ritardare la diffusione dell’infezione sono basati sulla riduzione dei contatti tra persone infette e persone non infette, e/o sulla minimizzazione della probabilità di trasmissione dell’infezione in caso di contatto attraverso comuni norme igieniche e misure di barriera (ad es. dispositivi protezione individuale, DPI).

Fasi interpandemiche (fasi 1-2)

Fase di allerta (fasi 3-5)

Tutte le misure soprariportate, più: In presenza di trasmissione interumana: Fase pandemica (Fase 6)

In fase pandemica l’impatto di misure di restrizione della mobilità della popolazione è limitato. Le misure da adottare includono: 7.2.2 Utilizzo dei farmaci antivirali

Il Ministero della Salute, sulla scorta di valutazioni del Comitato Scientifico del Centro Nazionale per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie e dell’Agenzia Italiana per il Farmaco, ha acquistato circa 4 milioni di cicli di farmaci antivirali, appartenenti alla categoria degli inibitori delle neuraminidasi.
Al momento dell’emanazione del presente Piano, un primo stock di farmaci, pari a 170.000 cicli, è già costituito presso il Ministero della salute; lo stock sarà completato entro il 2006.
Una rapida mobilizzazione e l’uso corretto dei farmaci antivirali sono aspetti cruciali per una efficace risposta di salute pubblica verso la pandemia. L’obiettivo principale è di assicurare che i farmaci antivirali siano rapidamente disponibili, sia per l’uso profilattico che per quello terapeutico. E’ necessaria, pertanto, una dislocazione periferica della scorta nazionale ulteriormente giustificata dalla necessità di:
  1. Assicurare la disponibilità immediata di questi farmaci, in caso di pandemia;
  2. Garantire una gestione appropriata esclusiva del servizio pubblico di questi farmaci;
  3. Utilizzare i farmaci secondo una strategia nazionale comune.
La scorta nazionale di farmaci antivirali sarà, pertanto, progressivamente dislocata a livello periferico, su base regionale, secondo un Piano di distribuzione che verrà concordato con le Regioni.
Considerato che la localizzazione geografica nazionale di esordio di una eventuale pandemia non è prevedibile, una parte della riserva nazionale di farmaci antivirali sarà stoccata presso il Ministero della Salute (quota di compensazione). La quota di compensazione sarà utilizzata qualora la situazione epidemiologica lo rendesse necessario e deve poter essere mobilitata in maniera veloce e sicura su tutto il territorio nazionale.

Attraverso l’operatività delle Regioni e delle ASL, il Ministero garantisce il controllo della distribuzione dei farmaci antinfluenzali fino all’utilizzatore finale in modo da assicurare una distribuzione equa ed un utilizzo appropriato di questi farmaci che saranno disponibili solo in quantità limitata. In questo modo potranno essere ridotti sia il rischio della comparsa di resistenze, sia gli sprechi legati ad un uso improprio.

Profilassi

L’oseltamivir, appartenente alla classe degli inibitori della neuraminidasi, può essere utilizzato per la profilassi post-esposizione di soggetti dai 12 anni in poi. La posologia a scopo profilattico è di 75 mg al giorno per 7 -10 giorni.

Le strategie di utilizzo a scopo profilattico sono illustrate di seguito.

Fase 3

Fase 4 e 5

L’uso profilattico degli antivirali può rivelarsi particolarmente utile in presenza dei primi cluster di influenza causati da virus pandemico, quando non sia ancora disponibile il vaccino. Si tratta di una strategia di breve periodo, utile soprattutto in presenza di casi isolati o piccoli cluster in particolare se questi si verificano in comunità chiuse.
Si prevede quindi: In caso di cluster di grandi dimensioni (Fase 5, livello 1), l’uso profilattico di antivirali va considerato per i contatti che appartengono alle categorie prioritarie 1-4, individuate per l’offerta del vaccino pandemico, elencate nel paragrafo “Vaccinazione”

Fase 6

In fase di epidemia conclamata, la profilassi con antivirali è poco utile. Infatti, l’uso massiccio di questi farmaci aumenta il rischio di insorgenza di ceppi virali resistenti ed il rischio di effetti collaterali. Inoltre, le simulazioni sulla pandemia influenzale hanno evidenziato che l’uso di massa di questi farmaci non riduce in maniera importante il numero dei casi di influenza.

7.2.3 Vaccinazione

Periodo interpandemico (Fasi 1-2)

La strategia vaccinale da adottare durante il periodo interpandemico è ben illustrata nella circolare sul controllo e la prevenzione dell’influenza che viene annualmente rivista ed emanata dal Ministero della Salute, ed include obiettivi, popolazione target e monitoraggio delle coperture vaccinali. Le campagne stagionali di vaccinazione sono l’occasione per predisporre strumenti e acquisizioni di dati essenziali anche nel periodo pandemico, in particolare: Fase di allerta (Fasi 3-5)

Nella fase 3, caratterizzata da presenza di un nuovo sottotipo virale, ma assenza di trasmissione interumana, è necessario identificare le categorie prioritarie a cui offrire la vaccinazione pandemica.

Il presente Piano identifica 6 categorie, elencate in ordine di priorità:
  1. Personale sanitario e di assistenza in:
  2. Personale addetto ai servizi essenziali alla sicurezza e alla emergenza
  3. Personale addetto ai servizi di pubblica utilità
  4. Persone ad elevato rischio di complicanze severe o fatali a causa dell’influenza
  5. Bambini e adolescenti sani di età compresa tra 2 e 18 anni
  6. Adulti sani
La scala di priorità, nei punti 4-6 può essere oggetto di revisione nella fase 5 di allerta, sulla base delle caratteristiche epidemiologiche del virus circolante.

Nelle fasi di allerta 3-4 si provvede, inoltre a: Fase pandemica (Fase 6)

7.3. Garantire il trattamento e l’assistenza

In fase interpandemica e di allerta è cruciale mettere a punto le procedure per garantire un razionale accesso alle cure, in modo da ottenere l’uso ottimale delle risorse: 7.4. Mettere a punto piani di emergenza per mantenere i servizi sanitari ed altri servizi essenziali

I servizi essenziali garantiscono il funzionamento della società. Oltre ai servizi sanitari, cruciali per ridurre morbosità e mortalità della pandemia, sono esempi di servizi essenziali la rete elettrica, idrica, i trasporti e le telecomunicazioni. Le considerazioni sugli effetti della pandemia sui servizi essenziali sono una parte importante della pianificazione, secondo le azioni seguenti:
  • Identificare il personale che può essere mobilitato per fornire assistenza sanitaria in caso di pandemia
  • Sviluppare una lista di servizi essenziali
  • Per ognuno dei servizi essenziali individuati, identificare il responsabile e mettere a punto piani di emergenza che includano le procedure per coprire le assenze durante la pandemia
  • Per ogni servizio essenziale, compilare un elenco di persone la cui assenza pone in serio pericolo la sicurezza o interferisce pesantemente con la risposta alla pandemia. Il personale di questi servizi deve essere identificato come prioritario per la vaccinazione. Il Ministero della salute si fa carico di concordare, con i Dicasteri coinvolti, le azioni sopra elencate.

    7.5. Mettere a punto un Piano di formazione

    Analogamente a quanto è stato fatto in altre occasioni (Piano nazionale di eliminazione del Morbillo e della rosolia congenita, AIDS, SARS) è importante che il Piano sia corredato da un programma di formazione. Saranno emanate, pertanto, linee guida relative ad un Piano di formazione Nazionale.
    La formazione degli operatori impegnati nelle diverse fasi del Piano Pandemico rappresenta un’attività essenziale da organizzare e realizzare prima del verificarsi dell’eventuale pandemia.
    La formazione è finalizzata non solo all’acquisizione di elementi cognitivi e di abilità pertinenti alle attività e ai compiti svolti, ma anche alla loro utilizzazione pratica, continua e verificata, soprattutto per consentire risposte pronte e corrette alle richieste semplici e abituali, ma anche interventi più elaborati in situazioni operative insolite o complesse poste dalla realtà professionale.
    Per la realizzazione del Piano Pandemico l’attività formativa ha, pertanto lo scopo di sviluppare la motivazione e il coinvolgimento degli operatori nel rispetto dei ruoli e delle responsabilità, di potenziare le competenze tecnico-scientifiche e comunicativo-relazionali, di favorire la condivisione del Piano e la sua applicazione operativa.
    Un’attività formativa concordata può contribuire a determinare una collaborazione integrata tra operatori sanitari e tra questi ultimi e gli altri soggetti sociali coinvolti nel Piano di gestione della pandemia.
    La didattica deve prevedere un programma formativo specifico per tutte le figure professionali coinvolte, differenziato in relazione agli ambiti d’intervento, ai ruoli e alle responsabilità: operatori dei servizi sanitari, ma anche personale dei servizi essenziali, e giornalisti.
    L’intera attività formativa deve essere partecipata e concordata a livello nazionale, regionale e locale.

    Gli obiettivi generali del programma di formazione sono: Gli obiettivi specifici devono essere definiti sulla base dei compiti e dei bisogni formativi di ogni specifico target per il quale verrà progettato un programma di formazione ad hoc.
    Si ritiene opportuno impostare l’attività di formazione su moduli formativi brevi, basati su esperienze didattiche interattive, condotte con metodi e tecniche di apprendimento attivo in grado di favorire la partecipazione e il feedback dei partecipanti: discussione in gruppo su “temi“ e su “casi”, lavoro in piccoli gruppi, simulazioni, roleplaying, lezioni frontali integrate da discussione.
    Per poter garantire che tutti gli operatori interessati siano adeguatamente formati è utile prevedere tre livelli di realizzazione dell’attività formativa che si attivino a cascata: A livello nazionale verrà quindi realizzata la formazione dei formatori per il livello regionale, progettando moduli formativi accreditati.
    E’ necessario che a livello regionale siano individuate figure con specifiche competenze didattiche che possano garantire la realizzazione del globale percorso formativo in un processo di formazione a cascata.
    L’obiettivo è quello di creare una rete di formatori che assicuri la formazione a livello periferico su tutto il territorio. I formatori regionali hanno il compito di organizzare e condurre le attività formative dei livelli regionali e locali.

    Per facilitare l’intera iniziativa è opportuno prevedere la predisposizione di materiale didattico standard scritto e/o elettronico a sostegno del processo formativo: un pacchetto formativo comprensivo di informazioni di contenuto, riferimenti bibliografici e telematici, indicazioni organizzative e metodologiche.
    Può essere efficace adottare anche la formazione a distanza ad integrazione della formazione d’aula che per essere fruibile deve prevedere l’accesso ad internet per gli operatori interessati.
    Il materiale fornito a livello centrale deve essere adattabile alle situazioni regionali specifiche.
    Per garantire la continuità del processo di formazione, dopo il primo incontro formativo, è possibile ricorrere a mezzi specifici che facilitino gli scambi comunicativi tra i soggetti coinvolti come la posta elettronica, i siti internet dedicati, incontri in piccoli gruppi in sede locale o ancora prevedere esperienze formative periodiche di approfondimento.

    7.6. Mettere a punto adeguate strategie di comunicazione

    La comunicazione rappresenta un’abilità e una risorsa dell’Organizzazione Sanitaria essenziale per la gestione di eventi di Sanità pubblica.
    Il processo comunicativo attraversa infatti in modo trasversale le diverse fasi di gestione dell’evento sanitario (identificazione, stima, valutazione, gestione) e aumenta la sua efficacia quando l’Organizzazione ne riconosce l’importanza fin dall’inizio (nella fase di non emergenza) e predispone un Piano specifico per la sua realizzazione.

    Un piano di comunicazione deve pertanto prevedere: In particolare, per quanto riguarda la comunicazione con la popolazione generale si provvede a: 7.7. Monitorare l’efficacia e l’efficienza delle misure intraprese

    E’ necessario disporre di un sistema di monitoraggio del Piano, le cui funzioni vanno strutturate per fasi.
    Il sistema di monitoraggio si basa su una struttura di rete CCM-Regioni-Dicasteri coinvolti, all’interno della quale si genera un flusso continuo di dati utili per le attività di Piano e fa capo al sottocomitato scientifico CCM “influenza e pandemie influenzali”.

    In periodo interpandemico

    Individuazione dei referenti di rete
    Individuazione delle modalità e delle procedure di input e di output
    Standardizzazione delle procedure di rilevamento

    Fase 3

    Monitoraggio sull’emanazione dei Piani regionali e sulla coerenza con le Linee Guida per la stesura dei Piani regionali.
    Censimenti delle capacità/risorse previsti dal Piano.
    Monitoraggio sull’implementazione delle capacità/risorse individuate dal Piano e dai Piani regionali.

    Fasi successive

    Valutazione relativa ad efficienza, ed eventualmente efficacia, delle misure intraprese, che includa: 8. GESTIONE E COORDINAMENTO

    La sorveglianza ed il controllo delle malattie infettive vedono coinvolti lo Stato e le Regioni in azioni condivise e coordinate.
    Inoltre, la costituzione del CCM, cui la Legge 138/04 affida compiti di analisi e gestione dei rischi, offre un ulteriore braccio operativo condiviso tra Regioni e Ministero della Salute.
    Infatti, il CCM opera in coordinamento con le Strutture regionali, con gli Istituti Tecnici Nazionali, gli Istituti Zooprofilattici Sperimentali, le Università, gli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico e altre Strutture di assistenza e ricerca pubbliche e private nonché con gli Organi della Sanità Militare.
    Inoltre, nel Comitato Strategico di indirizzo, organo politico del CCM presieduto dal Ministro della salute, sono presenti le Regioni, il Dipartimento della Protezione Civile, il Ministero della Difesa.

    Nel caso di epidemie ed epizoozie di dimensioni nazionali o internazionali il D. Lgs. 112/98 (titolo IV, capo I, art. 112, comma 3, lett. g) affida al Ministero della salute ulteriori compiti compreso la concertazione delle misure di tipo non sanitario con enti e istituzioni coinvolte ed il collegamento con istituzioni sopranazionali.

    Le azioni sanitarie a livello territoriale sono garantite dalle Regioni; il concerto ed il coordinamento fra le azioni intraprese può garantire l’efficacia degli interventi ed il contenimento di epidemie anche ad estensione regionale o nazionale.
    Pertanto, l’adozione da parte del Ministero e delle Regioni delle azioni previste dal presente Piano, tese al raggiungimento degli obiettivi di sanità pubblica, condivisi con l’’Organizzazione Mondiale della Sanità, può minimizzare il rischio di diffusione di un nuovo virus e/o minimizzare l’impatto della pandemia, soprattutto considerando che la pandemia potrebbe essere preceduta da focolai di infezione localizzati in alcune aree geografiche (Fasi 4 e 5).

    Qualora, invece, l’impatto della pandemia non possa essere contenuto con gli ordinari strumenti di prevenzione e controllo e si configuri un quadro di calamità che, per intensità ed estensione deve essere fronteggiato con mezzi e poteri straordinari, il Consiglio dei Ministri, sulla base delle richieste e/o valutazioni formulate dal Ministro della Salute, su proposta del Presidente del Consiglio, può deliberare lo stato di emergenza.

    8.1. Aspetti chiave dell’organizzazione

    Le attività in preparazione e risposta alla pandemia sono sia di tipo sanitario, incluso l’ambito veterinario, sia non sanitario.
    Pertanto, le Regioni ed il Ministero della Salute, sulla base degli elementi informativi disponibili e delle valutazioni di rischio/impatto riferite alla situazione sussistente, individuano le misure operative ritenute necessarie, che adottano di concerto con le altre Amministrazioni interessate.

    Di seguito viene riportata la struttura relativa alla gestione e coordinamento relativa alla risposta alle varie fasi di rischio pandemico, in assenza di dichiarazione nazionale di stato di emergenza.

    Organo di consulenza

    Il Ministro della Salute si avvale del CCM, organo condiviso con le Regioni, e del suo Sottocomitato Influenza e Pandemie influenzali.
    CCM e Sottocomitato svolgono le funzioni ad essi attribuite dalla normativa vigente, sulla base dei dati informativi raccolti.
    Il Ministro della Salute, laddove la situazione nazionale o internazionale ne pongano una chiara indicazione, può richiedere l’operatività protratta dell’Organo di consulenza, fino ad una copertura per 24 ore su 24, per sette giorni su sette.

    Struttura operativa

    Al fine di poter disporre di un quadro aggiornato di situazione, nazionale ed internazionale, indispensabile supporto ad un’attività decisionale tempestiva e coerente, l’organizzazione di gestione e coordinamento si avvale di alcune funzione imperniate su un network di monitoraggio, comunicazione e di risposta integrata.
    La struttura operativa è implementata a livello centrale (Stato) e territoriale (Regioni/Province autonome), in armonia con quanto previsto dal D. Lgs. 112/98 e dal D. Lgs. 267/00, nonché con quanto stabilito dalla Legge 138/04.

    La struttura operativa raccoglie capacità e funzioni esistenti nel tessuto sanitario della singola Regione e del Ministero ed è articolata su tre livelli: centrale, regionale e territoriale. In dettaglio, ciascuna Regione definisce una propria organizzazione di struttura operativa coerente con le funzioni richiamate in questo Piano e definita da un apposito documento di implementazione del Piano di livello regionale.

    Funzioni della struttura operativa

    La struttura operativa ha il compito di monitorare e coordinare tutte le azioni previste dal Piano ed illustrate nel capitolo 7 (sorveglianza, misure di prevenzione e controllo dell’infezione, monitoraggio ed approvvigionamento della risorse per il trattamento dei casi, mantenimento servizi sanitari ed essenziali, formazione e comunicazione).
    Oltre a quanto già riportato, la struttura operativa: Sicurezza e operatività dei sistemi di trasmissione dati

    Il sistema in rete di monitoraggio di situazione e di risposta e il sistema di comunicazione fanno riferimento a sistemi di trasmissione dati dedicati a tale funzione, dotati di capacità di supporto che ne garantiscano l’operatività 24 ore al giorno e sette giorni a settimana, individuazione di utenze abilitate e procedure di sicurezza nei confronti di manipolazioni accidentali o intenzionali da parte di utenze non abilitate.
    La trasmissione dati dovrà prevedere la possibilità di ricorrere a sistemi e procedure alternativi in caso di inabilitazione protratta dei sistemi principali di trasmissione/comunicazione.

    Responsabilità

    Il Ministero della Salute, anche per il tramite del CCM, assume la responsabilità di pianificare, approntare e mantenere in efficienza le capacità/risorse sanitarie per la risposta ad eventi epidemici influenzali sotto egida nazionale in armonia con la presente pianificazione. In riferimento alle capacità/risorse integrate e interdipartimentali, tale responsabilità è condivisa dal Ministero della Salute con i Dicasteri e gli organismi istituzionalmente competenti.
    Le Regioni/Province autonome assumono, ciascuna per gli aspetti di competenza territoriale ma in coerenza con la presente pianificazione e di concerto con il Ministero della Salute, le responsabilità di approntamento e mantenimento in efficienza e in armonia con la presente pianificazione di tutte le capacità/risorse indispensabili a porre in atto le contromisure per le fasi di prevenzione, contenimento, risposta, ripristino in relazione ad eventi epidemici influenzali.
    In relazione alle responsabilità in fase di preparazione il Ministero della Salute, per il tramite del CCM, cura: 8.2. Attività di Gestione e Coordinamento nel caso in cui venga dichiarato lo stato di emergenza

    Normativa di riferimento

    La normativa applicabile per assicurare il coordinamento degli interventi necessari a fronteggiare e superare la fase emergenziale è costituita da: la Legge n.225/92, il D.L. n.343/2001, convertito nella Legge n.401/2001, il D.L. n.245/2002, convertito nella Legge n.286/2002, il D.L. n.90/2005, convertito nella Legge n.152/2005.
    Sulla base della citata legislazione le funzioni di coordinamento spettano al Presidente del Consiglio dei Ministri, che si avvale del Dipartimento della Protezione Civile, che provvederà all’attivazione del Servizio Nazionale di Protezione Civile.

    Attività di Gestione e Coordinamento

    Qualora il diffondersi della pandemia configuri un quadro di calamità che, per intensità ed estensione deve essere fronteggiato con mezzi e poteri straordinari, il Consiglio dei Ministri, sulla base delle richieste e/o valutazioni formulate dal Ministro della Salute, su proposta del Presidente del Consiglio, delibera lo stato di emergenza ai sensi dell’art.5, comma 1 della legge n.225/92.

    Tenuto conto delle attività già poste in essere dalle strutture individuate per le attività della fase non emergenziale, sarà il Presidente del Consiglio dei Ministri a definire - per l’identificazione e la realizzazione dei necessari interventi di emergenza - con il Ministro della Salute le azioni che si intendono adottare, trasferendo le medesime in apposite ordinanze di Protezione Civile ex art.5 della Legge n.225/92.

    Al fine di assicurare la direzione unitaria ed il coordinamento delle attività finalizzate a fronteggiare l’emergenza, il Presidente del Consiglio dei Ministri, d’intesa con il Ministro della Salute, delega il Capo del Dipartimento della Protezione Civile per la immediata convocazione del Comitato Operativo della Protezione Civile.
    Al predetto Comitato partecipano le strutture operative nazionali del Servizio Nazionale della Protezione Civile, le Amministrazioni Regionali, nonché tutti gli altri Enti interessati.
    Trattandosi di emergenza di natura sanitaria il Ministro della Salute disporrà per una presenza nel Comitato Operativo di rappresentanti del proprio Dicastero più ampia di quella prevista dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, 2 marzo 2002.
    Analogamente, le Autorità Regionali di Sanità saranno rappresentate nel Comitato in maniera adeguata alle esigenze e saranno integrate con la partecipazione degli Assessori e dei Coordinatori dei Comitati di Protezione Civile delle singole Regioni.

    In considerazione della peculiarità dell’evento calamitoso e della qualità delle misure da intraprendere, il Comitato Operativo potrà essere integrato, su indicazione del Ministro della Salute o del Coordinatore degli Assessori alla Sanità, con componenti particolarmente specializzate in materia sanitaria (ad es. ISS, IIZZSS etc.).

    Allo scopo di assicurare ogni necessaria sinergia tra le azioni intraprese nella fase non emergenziale e quelle da adottarsi nella presente fase emergenziale sarà assicurato un meccanismo di consultazione permanente al fine di garantire al Comitato Operativo tutte le informazioni idonee per il conseguente tempestivo ed efficace svolgimento di tutte le operazioni destinate alla gestione ed al superamento dell’emergenza.

    9. L’ATTUALE FASE DI PREPARAZIONE: LE AZIONI INTRAPRESE

    Durante la fase di preparazione e di ratifica del Piano, segnali epidemiologici di rischio, originato dai focolai di influenza aviaria nell’area estremo orientale e dalla diffusione del virus A/H5N1 in aree dove non era mai stato isolato, hanno obbligato, oltre ad una continua revisione del Piano stesso, all’adozione di misure tese al contenimento di un eventuale rischio pandemico.

    Il Ministero della salute ha, quindi, posto in essere ogni sua competenza al fine di approntare adeguate risorse per affrontare il problema dell’influenza aviaria e preparare la risposta ad una possibile pandemia già durante la stesura del presente Piano.
    Sono state adottate una serie di misure a carattere preventivo, intese a migliorare i nostri sistemi di controllo, tanto nella sanità animale quanto nella tutela della salute pubblica.

    9.1. Misure di carattere organizzativo e generale

    Decreto Legge 1.10.2005 “Misure urgenti per fronteggiare l’influenza aviaria,le malattie animali e le emergenze zoosanitarie e per assicurare idonee scorte di farmaci antivirali per prevenire il rischio di una pandemia influenzale”).
    Il Decreto mira, in particolare, a: 9.2. Misure preventive nel settore della salute pubblica

    Le misure di sanità pubblica sono riportate in Tabella 2, e illustrate di seguito: 9.3. Misure preventive nel settore degli allevamenti e della veterinaria

    Con tali strumenti si provvede, in particolare, a: 9.4. Misure preventive sulle importazioni

    Con i Provvedimenti del 9.8; 26.8; 7.9; 21.9.2005 si è provveduto, in particolare a: Tabella 2. Azioni di Sanità pubblica intraprese dal Ministero della Salute alla data di approvazione del Piano

    ObiettiviAzioniStato
    Migliorare la sorveglianza sentinella clinico-epidemiologica e virologica attraverso il network dei medici sentinella e dei laboratori di riferimento e renderla idonea per la rilevazione in periodi pandemici 1. Modifica della modalità di rilevazione delle sindromi influenzali (INFLUNET) al fine di ottenere, alla fine del periodo di sorveglianza, una stima sulla proporzione di ILI verificatesi nelle categorie di soggetti a rischio, di soggetti addetti a servizi di primario interesse collettivo, di soggetti che, per attività lavorativa sono in contatto con animali suscettibili di sviluppare e trasmettere influenza aviaria.

    2. Stipula di convenzione per l’attuazione della sorveglianza epidemiologica con ISS e Università.

    3. Stipula di convenzione per l’attuazione della sorveglianza virologica con ISS, Università, Regioni
    1. Modificato il protocollo influnet per la stagione influenzale 2005-2006.

    2. Stipulata convenzione biennale con Istituto Superiore di Sanità e Università di Genova (€ 190.000,00).

    3. Stipulata convenzione biennale con ISS, Università di Genova, Regioni (€ 410.000,00).
    Aumentare la copertura vaccinale delle categorie a rischio (anziani e soggetti di tutte le età con malattie croniche) e dei soggetti addetti a servizi pubblici di primario interesse collettivo attraverso la sensibilizzazione degli operatori sanitari Predisposizione Linee Guida per l’individuazione delle categorie a rischio e l’offerta attiva della vaccinazione Emanate circolari annuali “Prevenzione e controllo dell’influenza”
    Modificare ed implementare il sistema di rilevazione delle coperture vaccinali in modo da renderlo più aderente all’esigenza di valutare le coperture nelle categorie a rischio e negli addetti ai servizi di primario interesse collettivo Predisposizione e diffusione nuovo modello di rilevazione per categorie e per età Diffuso nuovo modello di rilevazione per categorie e per età con Lettera Circolare 7 ottobre 2004
    Attuare la sorveglianza virologica sulla circolazione di virus influenzali negli animali Stipula di convenzioni con IZS, finalizzate ad attuare la sorveglianza virologica negli animali a rischio Stipulata convenzione triennale con IZS delle Venezie (€ 400.000,00)
    1. Dotare il Paese di scorte adeguate di vaccino influenzale stagionali

    2. Prelazionare il vaccino

    3. Incentivare le attività di ricerca e sperimentazione finalizzate alla produzione di vaccini strategici
    1. Stipula di accordi con aziende produttrici di vaccini, finalizzati all’incremento della capacità produttiva delle stesse, in modo da poter disporre, in periodi interpandemici, di dosi sufficienti di vaccino

    2. Stipula di accordi di prelazione con aziende produttrici di vaccini, al fine di garantire al Ministero della Salute, in periodo pandemico, dosi sufficienti di vaccino

    3. acquisto preliminare di stock di vaccino monovalente pandemico H5, H7, H9 ove prodotto.
    1. Individuata una strategia di approvvigionamento finalizzata a determinare:
    1. incremento della capacità produttiva tale da garantire maggiore disponibilità di vaccino sia epidemico che pandemico
    2. diritto di prelazione del Ministero della salute sul vaccino antinfluenzale prodotto, in caso di pandemia
    3. implementazione delle attività di ricerca e sperimentazione finalizzate alla produzione di vaccini strategici, tramite acquisto preliminare di stock di vaccino monovalente pandemico H5, H7, H9 ove prodotto.
    2. Stipulati i contratti con Aziende produttrici
    Dotare il Paese di scorte adeguate di antivirali Costituzione stock farmaci antivirali per uso profilattico e terapeutico 1. Individuati antivirali utili per scopi profilattici e/o terapeutici

    2. Stanziate risorse per la costituzione di un primo stock di farmaci

    3. Predisposte e inviate lettere-contratto per acquisto antivirali
    Portare a conoscenza degli operatori e della popolazione generale elementi utili per la sensibilizzazione alla prevenzione Piano di Formazione

    Piano di comunicazione
    Piano di formazione e piano di comunicazione completata la stesura; in atto le attività di condivisione


    10. Operatività per fasi e livelli di rischio

    PERIODO INTERPANDEMICO

    FASE 1
    Nessun nuovo sottotipo virale isolato nell’uomo. Un sottotipo di virus influenzale cha ha causato infezioni nell’uomo può essere presente negli animali. Se presente negli animali, il rischio di infezione o malattia nell’uomo è considerato basso.

    OBIETTIVO GENERALE: rafforzare la preparazione alla pandemia influenzale a livello globale, nazionale e locale
    PAROLE CHIAVE: organizzazione/catena di comando; censimento bisogni/risorse; protocolli operativi


    Vedi tabella

    PERIODO INTERPANDEMICO

    FASE 2
    Nessun nuovo sottotipo di virus influenzale isolato nell’uomo. Comunque, la circolazione negli animali di sottotipi virali influenzali pone un rischio sostanziale di malattia per l’uomo
         Livello 0: assenza di rischio nella Nazione
         Livello 1: presenza di rischio nella Nazione o presenza di intensi collegamenti o scambi commerciali con Paesi a rischio

    OBIETTIVO GENERALE: minimizzare il rischio di trasmissione all’uomo; individuare e segnalare rapidamente tale trasmissione, se si verifica
    PAROLE CHIAVE: potenziare la sorveglianza nel serbatoio animale, contenere la possibilità di trasmissione da animale a uomo


    Vedi tabella

    PERIODO DI ALLERTA PANDEMICO

    FASE 3 Infezione nell’uomo con un nuovo sottotipo ma assenza di trasmissione da uomo a uomo, o solo rare prove di trasmissione in contatti stretti.
         Livello 0: assenza di infezioni nella Nazione      Livello 1: presenza di infezioni nella Nazione o presenza di intensi collegamenti o scambi commerciali con Paesi affetti

    OBIETTIVO GENERALE: assicurare la rapida caratterizzazione e la rapida individuazione del nuovo sottotipo virale, la notifica e la risposta a nuovi casi
    PAROLE CHIAVE: potenziare la sorveglianza nell’uomo, attivare i protocolli diagnostico-terapeutici previsti


    Vedi tabella

    PERIODO DI ALLERTA PANDEMICO

    FASE 4
    Piccoli cluster con limitata trasmissione interumana e con diffusione altamente localizzata, che indicano che il virus non è ben adattato all’uomo
         Livello 0: assenza di piccoli cluster nella Nazione
         Livello 1: presenza di piccoli cluster nella Nazione o presenza di intensi collegamenti o scambi commerciali con Paesi dove sono stati rilevati cluster di malattia

    OBIETTIVO GENERALE: contenere la diffusione del nuovo virus all’interno di focolai limitati o ritardare la diffusione per guadagnare tempo al fine di mettere in atto le misure di preparazione, incluso lo sviluppo del vaccino
    PAROLE CHIAVE: attivare il sistema di controllo, predisporre tutti i provvedimenti per l’adozione delle misure in fase pandemica


    Vedi tabella

    PERIODO DI ALLERTA PANDEMICO

    FASE 5
    Grandi cluster, ma diffusione interumana ancora localizzata, che indicano che il virus migliora il suo adattamento all’uomo, ma non è ancora pienamente trasmissibile (concreto rischio pandemico).
         Livello 0: assenza di grandi cluster nella Nazione
         Livello 1: presenza di grandi cluster nella Nazione o presenza di intensi collegamenti o scambi commerciali con Paesi dove sono stati rilevati grandi cluster di malattia

    OBIETTIVO GENERALE: rendere massimi gli sforzi per contenere o ritardare la diffusione del virus, evitare, se possibile, la pandemia e guadagnare tempo per mettere in atto le misure di risposta
    PAROLE CHIAVE: applicare i protocolli di profilassi, diagnosi e cura per i casi; introdurre le misure di precauzione universali


    Vedi tabella

    PERIODO PANDEMICO

    FASE 6
    Aumentata e prolungata trasmissione nella popolazione in generale.
         Livello 0: assenza di casi nella popolazione della Nazione
         Livello 1: presenza di casi nella Nazione o presenza di intensi collegamenti o scambi commerciali con Paesi dove la pandemia è in atto
         Livello 2: fase di decremento
         Livello 3: nuova ondata

    OBIETTIVO GENERALE: rendere minimo l’impatto della pandemia

    L’intensita’ delle azioni da intraprendere deve essere modulata sul livello.
    Si considera virtualmente inevitabile la comparsa di casi in tutto il mondo.
    Al livello 0 è necessario preparare e implementare rapidamente le attività indicate, specialmente se esistono intensi scambi commerciali o collegamenti con Paesi dove si sono già manifestati casi.
    Al livello 1 è tassativo seguire le raccomandazioni riportate di seguito.

    Vedi tabella


    ALLEGATO
    al Piano Nazionale di Preparazione e Risposta ad una Pandemia Influenzale


    Linee guida per la stesura dei Piani Pandemici Regionali


    Introduzione: obiettivi e finalità del piano regionale

    Piano operativo

    1. Identificazione del comitato pandemico regionale

    2. Obiettivi del Piano (secondo il Piano Nazionale)
    Per ogni obiettivo devono essere delineate le azioni necessarie al raggiungimento dell’obiettivo stesso.
    Di seguito vengono elencate per ogni obiettivo del piano le informazioni da includere nei piani regionali, indicando, possibilmente, per ogni azione in quale fase della pandemia verrà intrapresa.

    2.1. Identificare, confermare e descrivere rapidamente casi di influenza causati da nuovi sottotipi virali, in modo da riconoscere tempestivamente l’inizio della pandemia 2.2. Attuare misure di prevenzione e controllo dell’infezione
    Misure di sanità pubblica
    Profilassi con farmaci antivirali
    Vaccinazione
    2.3. Garantire il trattamento e l’assistenza 2.4. Mettere a punto piani di emergenza per mantenere i servizi sanitari ed altri servizi essenziali 2.5. Mettere a punto un Piano di formazione
    Attuare il piano di formazione regionale, secondo gli obiettivi definiti a livello nazionale: 2.6. Mettere a punto adeguate strategie di comunicazione 2.7. Monitorare l’efficienza delle misure intraprese