Roma, 29 settembre 2000
Ad affermarlo è Mario Falconi,
Segretario generale nazionale della Fimmg, Sindacato maggiormente
rappresentativo dei medici di famiglia italiani, in merito alle norme ventilate sui farmaci generici da
inserire nella Legge Finanziaria.
“Per fortuna viviamo in un Paese
democratico – prosegue Falconi – nel quale la vera tutela di un corretto
rapporto medico-paziente passa attraverso forti investimenti in
“informazione-formazione” e non “obblighi” inopportuni e inappropriati (come
pretenderebbe la Cgil) che, oltretutto, riducono il cittadino ad un soggetto
totalmente passivo in barba alla sua compliance verso un determinato farmaco.”
“Siamo totalmente favorevoli alla
introduzione nel nostro Paese dell’uso dei farmaci generici e nessuno ritengo
possa sentirsi estraneo – continua il leader della Fimmg – al tema
dell’appropriatezza prescrittiva, ma tutto ciò deve avvenire a condizione che:
Ø non ci
siano obblighi. Il cosiddetto “modello
Toscana” sui farmaci generici non è corretto e quindi non è esportabile;
Ø ci sia un
congruo periodo di tempo (non inferiore a 6-8 mesi) per informare-formare
correttamente medici e cittadini;
Ø che i risparmi
ottenuti vengano reinvestiti per l’informazione-formazione e per i farmaci
innovativi con il duplice scopo di dare più opportunità terapeutiche ai
cittadini e di non penalizzare soprattutto quelle industrie farmaceutiche che
investono cospicui capitali nella ricerca.
“ Per quanto riguarda le ventilate
ipotesi di “budget distrettuale”, in via sperimentale nelle varie Regioni
italiane, abbiamo già spiegato, in una riunione al Ministero della Sanità, –
continua il Segretario della Fimmg – che su tale argomento ci riconosciamo
ampiamente nelle norme del D.L.vo
229/99 e nell’Accordo Collettivo Nazionale per la medicina generale in
via di pubblicazione.”
“C’è chi continua a confondere il
budget – conclude Mario Falconi - come uno strumento di risparmio soprattutto
in campo farmaceutico. A costoro vorremmo ricordare che l’Accordo Collettivo
Nazionale 1998/2000, stipulato con le Regioni italiane, prevede che in ogni
distretto sia attivata una commissione che tra l’altro valuta, guarda caso,
proprio l’appropriatezza delle cure e l’uso delle risorse.