ANAAO ASSOMED – FIMMG - SUMAI
I
provvedimenti che il Governo si accinge a varare in Parlamento – il decreto
“tagliaspesa”, che la Camera dei Deputati si appresta a convertire in legge, e
il ddl Finanziaria 2002 in via di approvazione al Senato – rappresentano un
reale e concreto pericolo per il Ssn.
È questo il commento unanime dei
leader dei tre maggiori sindacati dei medici italiani (Anaao Assomed , Fimmg e
Sumai) riuniti oggi a Roma.
Rispetto al decreto tagliaspesa i leader
sindacali si dicono perfettamente consapevoli che il Ssn, nonostante abbia
contribuito a portare il nostro Paese ai primi posti in termini di risultati di
salute, ha bisogno di interventi per migliorare la sua efficienza e la sua
efficacia. Tuttavia, le soluzioni proposte da questo provvedimento sembrano
andare nella direzione opposta e, anzi, rischiano di minarne le fondamenta. Non
è difficile prevedere – spiegano i sindacati – che l’autonomia regionale così
come interpretata nel testo di legge porterà in breve alla disarticolazione del
Ssn e alla nascita di tanti sistemi sanitari quante sono le Regioni, ledendo i
principi di universalità ed equità sanciti dalla Costituzione. Basti pensare
che ogni Regione potrà di fatto avere un suo Prontuario farmaceutico
semplicemente attraverso un proprio atto amministrativo e che, perciò, il
cittadino di una determinata Regione potrà avere gratuitamente medicinali che
il cittadino di un’altra Regione dovrà invece pagare».
Ciò non vuol dire, precisano comunque i
rappresentanti sindacali, che tutto debba restare com’è e che i medici non
siano disponibili al cambiamento, anzi. «La nostra non è una posizione di
chiusura: eravamo e siamo tuttora disposti a contribuire al cambiamento per
migliorare, ma non siamo disponibili a partecipare inerti alla dissoluzione di
un patrimonio di civiltà faticosamente accumulato nel nostro Paese nei decenni
passati».
Il Governo sembra, invece, andare dalla
parte opposta. Un esempio, spiegano i sindacati, è la vicenda degli Irccs
(Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico), ai quali il Governo, con
una norma della Finanziaria 2002 all’esame del Senato, vuole imporre la
trasformazione in fondazioni affidandone la gestione ai privati, alienando così
il patrimonio pubblico e mettendo in serio pericolo il rapporto di lavoro dei
medici che in essi operano. «E proprio per contenere i danni di questo progetto avevamo chiesto al Ministro della salute di
limitare solo a due o tre Istituti la sperimentazione e soprattutto limitarla
nel tempo. Ma non siamo stati ascoltati ».
«I cittadini devono sapere che a pagare le
spese di questa privatizzazione – sostengono i sindacati - saranno soprattutto
loro, che subiranno una profonda discriminazione tra ricchi e poveri dal
momento che le prestazioni garantite dal sistema pubblico saranno via vi sempre
più esigue.
«A tutto ciò si aggiunge che questo Governo
non ha sentito la minima esigenza di confrontarsi con gli operatori del settore
per cercare soluzioni condivise. Che senso ha, allora, il cosiddetto
“parlamentino” dei medici che il ministro Sirchia ha voluto e che finora è
stato convocato una sola volta? Che senso ha se, nel frattempo, il Governo vara
misure assolutamente autoreferenziali, mal digerite non solo dall’opposizione
parlamentare ma anche da una parte della maggioranza che lo sostiene?
Evidentemente anche in questo Governo c’è qualcuno che non ha capito che i tempi
sono cambiati e che nessuno, a cominciare dai medici, è più disposto a subire
passivamente decisioni imposte dall’alto».
Altri sindacati medici, fortemente
preoccupati dagli eventi, riuniranno a breve i loro organismi direttivi per
esprimere una posizione ufficiale in materia.