ANAAO ASSOMED – FIMMG - SUMAI

 

 

C O M U N I C A T O   S T A M P A

Roma, 15 novembre 2001

 

I MEDICI ITALIANI: «IL GOVERNO METTE A REPENTAGLIO
L’ESISTENZA DEL SISTEMA SANITARIO NAZIONALE »

 

I provvedimenti che il Governo si accinge a varare in Parlamento – il decreto “tagliaspesa”, che la Camera dei Deputati si appresta a convertire in legge, e il ddl Finanziaria 2002 in via di approvazione al Senato – rappresentano un reale e concreto pericolo per il Ssn.

È questo il commento unanime dei leader dei tre maggiori sindacati dei medici italiani (Anaao Assomed , Fimmg e Sumai) riuniti oggi a Roma.

 

Rispetto al decreto tagliaspesa i leader sindacali si dicono perfettamente consapevoli che il Ssn, nonostante abbia contribuito a portare il nostro Paese ai primi posti in termini di risultati di salute, ha bisogno di interventi per migliorare la sua efficienza e la sua efficacia. Tuttavia, le soluzioni proposte da questo provvedimento sembrano andare nella direzione opposta e, anzi, rischiano di minarne le fondamenta. Non è difficile prevedere – spiegano i sindacati – che l’autonomia regionale così come interpretata nel testo di legge porterà in breve alla disarticolazione del Ssn e alla nascita di tanti sistemi sanitari quante sono le Regioni, ledendo i principi di universalità ed equità sanciti dalla Costituzione. Basti pensare che ogni Regione potrà di fatto avere un suo Prontuario farmaceutico semplicemente attraverso un proprio atto amministrativo e che, perciò, il cittadino di una determinata Regione potrà avere gratuitamente medicinali che il cittadino di un’altra Regione dovrà invece pagare».

Ciò non vuol dire, precisano comunque i rappresentanti sindacali, che tutto debba restare com’è e che i medici non siano disponibili al cambiamento, anzi. «La nostra non è una posizione di chiusura: eravamo e siamo tuttora disposti a contribuire al cambiamento per migliorare, ma non siamo disponibili a partecipare inerti alla dissoluzione di un patrimonio di civiltà faticosamente accumulato nel nostro Paese nei decenni passati».

 

Il Governo sembra, invece, andare dalla parte opposta. Un esempio, spiegano i sindacati, è la vicenda degli Irccs (Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico), ai quali il Governo, con una norma della Finanziaria 2002 all’esame del Senato, vuole imporre la trasformazione in fondazioni affidandone la gestione ai privati, alienando così il patrimonio pubblico e mettendo in serio pericolo il rapporto di lavoro dei medici che in essi operano. «E proprio per contenere i danni di questo progetto  avevamo chiesto al Ministro della salute di limitare solo a due o tre Istituti la sperimentazione e soprattutto limitarla nel tempo. Ma non siamo stati ascoltati ».

«I cittadini devono sapere che a pagare le spese di questa privatizzazione – sostengono i sindacati - saranno soprattutto loro, che subiranno una profonda discriminazione tra ricchi e poveri dal momento che le prestazioni garantite dal sistema pubblico saranno via vi sempre più esigue.

 

«A tutto ciò si aggiunge che questo Governo non ha sentito la minima esigenza di confrontarsi con gli operatori del settore per cercare soluzioni condivise. Che senso ha, allora, il cosiddetto “parlamentino” dei medici che il ministro Sirchia ha voluto e che finora è stato convocato una sola volta? Che senso ha se, nel frattempo, il Governo vara misure assolutamente autoreferenziali, mal digerite non solo dall’opposizione parlamentare ma anche da una parte della maggioranza che lo sostiene? Evidentemente anche in questo Governo c’è qualcuno che non ha capito che i tempi sono cambiati e che nessuno, a cominciare dai medici, è più disposto a subire passivamente decisioni imposte dall’alto».

 

Altri sindacati medici, fortemente preoccupati dagli eventi, riuniranno a breve i loro organismi direttivi per esprimere una posizione ufficiale in materia.