Roma
13 marzo 2002
Medici
inquisiti a Monza.
La Fimmg esprime fiducia nella Magistratura e sconcerto per le dichiarazioni di
Roberto Anzalone
Presidente dell’Ordine dei Medici di Milano.
La FIMMG ha appreso stamani dalla stampa della vicenda dei 30 medici di
famiglia inquisiti dalla Procura della Repubblica di Monza per l’ipotesi di
aver ricevuto indebitamente degli incentivi economici dalla Regione.
Secondo l'articolo – afferma Mario
Falconi Segretario generale della Fimmg – Federazione Italiana Medici di
Famiglia - si tratterebbe degli incentivi previsti dall'accordo del 20 dicembre
2001: questo non è possibile perché non sono ancora state raccolte le
autocertificazioni dei medici riferibili a tale accordo. E' verosimile quindi
si tratti degli incentivi dei precedenti accordi del ‘98.
E' appena il caso di ricordare come si tratti di una vicenda
amministrativa di una certa complessità: le notizie sono ancora imprecise e le responsabilità
tutte da dimostrare, ma tant'è: la malasanità fa sempre notizia.
Ma se le responsabilità ci fossero veramente?
Oltre a coloro che inevitabilmente pagheranno, a chi andrà imputata la
responsabilità morale di tali comportamenti?
Non certo alla FIMMG- prosegue Falconi - che ha sempre sostenuto la
politica di sviluppo delle cure primarie premiando i medici disposti ad
investire nella professione per migliorare l’assistenza al servizio del
cittadino. Ma forse a coloro che hanno lasciato intendere, consciamente o
inconsciamente, che le innovazioni della medicina di famiglia fossero dei semplici
trucchi per mascherare aumenti di retribuzione, svilendo, di conseguenza, il
ruolo di supporto alla professione determinato dall'informatizzazione, dal
miglioramento dell’accesso allo studio medico, dalla presenza di personale.
Ulteriori elementi di perplessità
e sconcerto ci derivano dalle dichiarazioni di Roberto Anzalone, Presidente
dell’Ordine dei Medici di Milano.
“E’ forse migliorativo per i pazienti stabilire le visite a prenotazione?
Il medico di famiglia è l’unico medico che non occorre prenotare ed al quale si
può ricorrere sempre. E il computer, le informazioni in rete? Ma che ci lascino
fare bene il nostro lavoro di professionisti che è l’unica cosa importante!”.
Tali dichiarazioni – conclude il leader della Fimmg - teorizzano una figura di
medico di famiglia che non ci appartiene e che, a ragione, non potrebbe essere
di fatto inserita degnamente nella sanità del terzo millennio.
In attesa degli ulteriori sviluppi della vicenda invitiamo tutti i medici
di famiglia italiani a continuare nell’azione di promozione ed innovazione
dell’assistenza primaria a tutto vantaggio dei cittadini che ne sono i naturali
destinatari.