COMUNICATO STAMPA
Ad affermarlo è Mario Falconi – Segretario generale
nazionale della Fimmg, il sindacato più rappresentativo dei medici di famiglia
- secondo il quale, come ampiamente e reiteratamente previsto all’indomani
della legge “taglia-spesa” (n. 405 del novembre 2001), è saltato completamente
il livello uniforme appropriato di assistenza farmaceutica soprattutto rispetto
alle varie compartecipazioni economiche da parte dei cittadini.
Non sarebbe stato più logico che
le Regioni italiane avessero concordato ed eventualmente introdotto modalità
compartecipative, finalizzate al contenimento della spesa in gran parte
omogenee su tutto il territorio nazionale e soprattutto rivendicato la
maggioranza dei membri della CUF (Commissione Unica del Farmaco) per avere
certezze e sicurezze nel governo del delicato settore farmaceutico?
Rispetto ai soprusi che i cittadini devono subire
essi sono dovuti al fatto che la stragrande maggioranza delle Regioni non ha
ancora ritenuto di dover evitare ai cittadini oneri economici aggiuntivi quando
il farmaco generico prescritto dal medico di famiglia non viene dispensato dal
farmacista perché introvabile. E’ in questo modo che si vuole implementare il
mercato dei farmaci generici nel segno del perseguimento della giusta e
indispensabile appropriatezza prescrittiva?
Sarebbe infine auspicabile che Federfarma
(l’Associazione più rappresentativa dei farmacisti) evitasse di enfatizzare
proposte di contenimento della spesa farmaceutica, quali quella di obbligare
alla monoprescrizione per ricetta, a scapito dei cittadini e dei medici dato
l’inevitabile e odioso peggioramento del già insostenibile carico burocratico.