 | Segreteria Regionale Calabria |
Reggio Calabria, 25 settembre 2003
Linee d'intervento del Dr. D'Urzo in Terza Commissione Consiglio Regionale Calabria
Viviamo una fase storica caratterizzante con decentramento di poteri, strutturazione federale dello Stato e con le Regioni che assumono un ruolo preminente con nuove e più importanti funzioni, per cui il varo, auspicabile in tempi ravvicinati, del PSR (Piano Sanitario Regionale) deve rappresentare, in una realtà depressa come la nostra, un momento significativo di svolta, a patto che alle linee delineate faccia seguito una reale concretizzazione pratica senza proposizioni esclusivamente teoriche.
Abbiamo colto molti spunti positivi nella bozza presentata anche se è giusto ribadire che è semplicistico, riduttivo, inattuabile voler equiparare la Sanità nella sua interezza ad un mero fatto aziendale, numerico, economico. Sarebbe certamente la fine della Sanità medesima, bene pubblico, collettivo e primario, e come tale da assimilare ad un fatto no profit.
Perché il tutto non rimanga un libro dei sogni occorre porsi degli obiettivi prioritari:
- Salvaguardia del Servizio Sanitario Nazionale che sarà correttibile ma è senz'altro una conquista essenziale dello stato sociale, un momento di avanzamento civile e sociale, un alto segnale di equità e solidarietà umana.
- Garanzia di livelli essenziali uniformi di assistenza colmando il gap tecnologico ed infrastrutturale presente (non è più ammissibile, difatti, che un'intera provincia come Vibo Valentia non possa usufruire di uno strumento di diagnosi fondamentale quale la Risonanza Magnetica con tutte le conseguenze facilmente immaginabili!).
- Rispetto della pari dignità aziendale nelle varie realtà regionali in riferimento alla quota pro-capite per ASL verificata su base storica e riguardo all'autonomia clinica e funzionale dei servizi erogati. Vibo Valentia e i comuni dell'interland (oltre 180 mila abitanti) reclamano un ruolo di primo piano e piena autonomia in termini di Azienda ospedaliera e territoriale senza penalizzazioni, mortificazioni o vassallaggi di alcun genere. Non è certamente una rivendicazione di campanile o una forma di basso provincialismo ma è la legittima richiesta di un servizio qualitativamente più efficiente e più efficace per tutti i cittadini; lo stesso dicasi riguardo all'equa distribuzione degli stessi Centri di Eccellenza.
- Ed appunto per fornire maggiore qualità e, quindi, maggiore competitività bloccando il processo di migrazione sanitaria e acquisendo l'opportunità di reinvestire annualmente ben 250 milioni di Euro, occorre seguendo percorsi virtuosi razionalizzare la rete ospedaliera, le branche mediche e chirurgiche con eventuali accorpamenti, le dotazioni organiche sovradimensionate del personale con la mobilità interna, ed attivare un processo di piena integrazione tra pubblico e privato anche con progetti pilota innovativi.
- Secondo gli orientamenti della normativa vigente è, poi, necessaria una correzione nella destinazione delle risorse economiche disponibili offrendo pieno sostegno alla Medicina extraospedaliera che nella nuova realtà distrettuale deve fungere da vero filtro territoriale, magari con lo sviluppo dei cosiddetti Ospedali di Comunità o di Distretto orientati ai lungodegenti, ai post-acuti ed alla riabilitazione, ed avendo il coraggio e la lungimiranza di prevedere, inoltre, investimenti a medio e lungo termine sulla medicina preventiva e sull'educazione sanitaria per imporre nuovi e migliori stili di vita con conseguenti futuri risparmi di ingenti risorse.
- Un'ultima realistica considerazione è che bisogna valutare che un servizio di qualità ha dei costi, che sono necessarie strategie d'intervento condivise, che le nozze, ahimè, non si fanno con i fichi secchi ed i Medici, sovente unico terminale di risposte inevase da chi di competenza, sono stanchi di subire e chiedono appropriata considerazione e visibilità anche negli Organismi istituzionalmente preposti alle politiche di indirizzo e programmazione sanitaria, sicurezza lavorativa (anche alla luce dei recenti tragici avvenimenti) e la tutela della propria dignità professionale al fine di offrire prestazioni qualificate in grado di soddisfare le legittime attese dei cittadini calabresi.
Gerardo D'Urzo
Il documento presentato dai Presidenti degli Ordini delle 5 province calabresi