Roma, 21 ottobre 2003

COMUNICATO STAMPA

GUARDIA DI FINANZA E PRESCRIZIONI SANITARIE:
PERCHE' NON SIAMO D'ACCORDO

In alcune Regioni e Asl italiane si stanno avviando protocolli di collaborazione tra le amministrazioni sanitarie e la Guardia di Finanza finalizzati al controllo delle prescrizioni farmaceutiche e sanitarie in genere.

La Fimmg, pur consapevole del rispetto che si deve ad un corpo di polizia al servizio del Paese, esprime profonda contrarietà rispetto a tale scelta per le seguenti ragioni:

La prima. Ancora una volta, dopo il goffo e scellerato tentativo del decreto anti-truffa del ministro Sirchia, la questione dei controlli in sanità viene affrontata con un approccio esclusivamente poliziesco, con tutti i limiti che ciò comporta sul piano di una corretta valutazione dei singoli casi dal punto di vista clinico e epidemiologico e con palesi e concreti rischi di non considerare la reale appropriatezza dell'atto medico. Al contrario ci si limiterà a verifiche grossolane i cui unici punti di riferimento saranno indici di prescrittività standard, che non possono tener conto della molteplicità delle scelte terapeutiche a disposizione del medico e né, tantomeno, delle particolari condizioni di salute dei pazienti.

La seconda. Con tale decisione Regioni e Asl decretano una sostanziale abdicazione del ruolo e della responsabilità che devono avere in materia di monitoraggio e controllo delle "proprie" attività; infatti un numero del tutto insignificante di esse ha onorato l'impegno di rendere cogente quanto previsto all'articolo 15 bis "Appropriatezza delle cure e dell'uso delle risorse" del DPR 28/07/2000 n. 270, (Accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale). La decisione di delegare il tutto ad un organismo esterno ed estraneo alla sanità dimostra che non si vogliono o non si possono utilizzare gli strumenti a disposizione del Servizio sanitario nazionale per tenere sotto controllo l'intera attività delle proprie strutture e dei propri medici.

La terza. Tali protocolli, che si dichiara essere a "costo zero", in realtà provocheranno addebiti indiretti e diretti alla pubblica amministrazione. Per la Guardia di Finanza in termini di uomini e mezzi delegati a tali nuove attività che saranno distolti dalle proprie mansioni ordinarie. Per le Regioni e le Asl, con il sostanziale spreco derivante dal non utilizzo delle risorse e degli uomini preposti ai compiti di controllo e monitoraggio.

La quarta. Dobbiamo purtroppo constatare come la logica del vecchio decreto "anti truffa" del ministro Sirchia, respinto dai medici italiani e dalla maggioranza delle forze politiche per la sua inutilità e per le caratteristiche persecutorie verso operatori e strutture sanitarie, si riaffacci sotto le mentite spoglie della collaborazione con la Guardia di Finanza. Di ciò dobbiamo chiamare a rispondere, sia il Ministro della Salute di cui non possiamo che denunciare l'atteggiamento pilatesco, sia le amministrazioni locali che hanno scelto una scorciatoia ipocrita per celare la loro inefficienza.

La quinta. Non ci stupisce più il fatto che il più delle volte consapevolmente si voglia accreditare l'idea di un servizio sanitario nazionale composto prevalentemente di delinquenti, altrimenti tali "protocolli di collaborazione" dovrebbero essere realizzati per mettere sotto controllo tutta la pubblica amministrazione e non solo. La realtà è ben altra. La maggior parte dei medici e degli operatori sanitari svolge con professionalità e onestà il proprio lavoro e, pur essendo da sempre convinta che vadano comunque isolate "le mele marce", non può assolutamente accettare che molti perdano la serenità nel proprio esercizio professionale, a tutto svantaggio dei cittadini soprattutto malati, in un sistema sanitario di fatto rigidamente controllato da un apparato poliziesco.

In conclusione sarebbe meglio per tutti se la Guardia di Finanza moltiplicasse le proprie energie per colpire definitivamente l'evasione fiscale, se le Asl e le Regioni attivassero i controlli sfruttando la rete informatica a loro disposizione da anni, se il Ministro della salute esprimesse una sua netta disapprovazione rispetto a tali accordi che rischiano di minare alla base le stesse norme di legge sul monitoraggio delle attività sanitarie.