Roma, 29 aprile 2004

COMUNICATO STAMPA
Rapporto sulla violenza nelle sedi della Continuità assistenziale
MEDICO DI GUARDIA, PROFESSIONE AD ALTO RISCHIO

Il segretario nazionale del sindacato, Mario Falconi, invita i medici di Guardia a denunciare gli episodi di violenza e a segnalarli alla Fimmg,
che li assisterà legalmente a titolo gratuito e annuncia che chiamerà in eventuali giudizi anche i responsabili, a qualunque titolo, dei Servizi nei quali si verificheranno

Nove medici su dieci della Continuità assistenziale (l’ex Guardia medica) hanno subito almeno un atto di violenza fisica o psicologica e una volta su cinque la violenza non era assolutamente legata a ragioni di carattere professionale, con tutto ciò che questo significa in una professione sempre più al femminile (basti pensare alle dottoresse massacrate a Lecce e a Oristano o a quella aggredita di recente a Palermo).

È quanto risulta, tra l’altro, dal "Rapporto sulla violenza nelle sedi di Continuità assistenziale" predisposto dalla Segreteria nazionale di settore della Fimmg, il sindacato dei medici di medicina generale.

È quanto risulta, tra l’altro, dal Rapporto sulla violenza nelle sedi della Continuità assistenziale, presentato oggi a Roma dalla Fimmg, il maggior sindacato della medicina generale, in una conferenza stampa alla quale hanno partecipato, tra gli altri, Mario Falconi, segretario generale nazionale del sindacato, Silvestro Scotti e Domenico Crisarà, rispettivamente vicesegretario vicario e vicesegretario della Fimmg-Settore della Continuità assistenziale.

Il Rapporto (realizzato tra la fine di gennaio e la metà di aprile scorsi sulla base di oltre 2.500 questionari compilati da altrettanti medici di C.A.) evidenzia inoltre che otto medici di Guardia su dieci hanno subito più di un atto di violenza e che una volta su cinque si è trattato di vere e proprio percosse; la maggior parte delle volte (64%) si è trattato di minacce verbali e nel 13% dei casi di intimidazioni a mano armata (anche con armi improprie). Quasi sempre (89%) le violenze sono avvenute nelle sedi di Guardia, che una volta su dieci sono state anche sottoposte ad atti vandalici.
In quasi un caso su tre (il 30% per l’esattezza) i medici non hanno sporto denuncia e più di un terzo di loro (35%) si fa accompagnare alla sede di lavoro da amici e/o familiari proprio per cercare di prevenire eventuali atti di violenza.

Nonostante ciò il servizio dalla C.A. sostanzialmente non è mai venuto meno, soprattutto grazie al senso di responsabilità dei medici che vi operano.
Ciò non toglie – hanno sottolineato i tre esponenti della Fimmg - che si rendano ormai indispensabili misure che possano evitare il ripetersi di fatti sempre traumatici e talvolta drammatici come quelli che si verificano continuamente ai danni di una categoria che opera spesso “oltre la prima linea” a tutela della salute dei cittadini.

"Perciò invitiamo tutti i colleghi che saranno oggetto di atti di violenza a denunciarli alle Autorità di Polizia e a rivolgersi alla Fimmg che li assisterà gratuitamente – dice Falconi – e chiamerà in giudizio tutti coloro che a qualunque titolo e livello sono responsabili dei servizio di Continuità assistenziale, dai direttori delle Aziende sanitarie agli Assessori regionali a chiunque altro".