Roma, 8 giugno 2004

COMUNICATO STAMPA

Permane lo stato di agitazione dei medici di famiglia, la Fimmg minaccia di interrompere qualsiasi forma di collaborazione con Regioni e Aziende sanitarie locali

FALCONI ALLE REGIONI: "NON NASCONDETEVI DIETRO LE RESPONSABILITA' DEL GOVERNO"

"Dopo mesi di confronto, l'impressione che abbiamo è che le Regioni abbiano finora riservato scarsa attenzione al rinnovo dell'accordo di lavoro con la medicina generale e che comunque non abbiano fatto grandi sforzi per esprimere un progetto comune e individuare le risorse necessarie a realizzarlo".

È questa la delusa constatazione di Mario Falconi, segretario generale della Fimmg, all'indomani del Consiglio nazionale del maggior sindacato dei medici di famiglia, che si è tenuto domenica 6 giugno e al quale hanno partecipato i quadri sindacali provenienti da tutta Italia.

"Come testimonia la mozione conclusiva approvata all'unanimita, i componenti del Consiglio nazionale - ricorda Falconi - hanno ritenuto che, al di là delle notevoli responsabilità del Governo che ha finanziato i contratti della dipendenza e non le convenzioni, esiste un'oggettiva e maggiore responsabilità delle Regioni, proprio in ragione del mutato quadro costituzionale e legislativo".

"A parole - precisa il segretario nazionale della Fimmg - i rappresentanti regionali dichiarano infatti di voler "puntare", nell'interesse dei cittadini, sulla medicina generale; ma nei fatti hanno invece dimostrato scarsa fiducia nei confronti dei medici di famiglia, nonostante il gradimento che proprio i cittadini ci riservano. Quindi dobbiamo purtroppo registrare - aggiunge - che anche nella maggior parte delle Regioni, oltre che nel Governo, continuano a essere prevalenti una visione ospedalocentrica della sanità e una voglia di federalismo non solidale, ma devolutivo. Non si spiegherebbe altrimenti la stesura di un atto di indirizzo che nessuna Regione ha ancora disconosciuto e che, tra l'altro, nega aumenti contrattuali alla parte economica di livello nazionale".

"Stando così le cose e in assenza di concreti, positivi cambiamenti di rotta della controparte - prosegue Falconi - non potremo non intraprendere azioni ancora più incisive per difendere la nostra professionalità e, con essa, la salute dei cittadini. Al di là di nuovi possibili scioperi, articolati geograficamente e temporalmente, per esempio, segnaleremo, con tutti i possibili strumenti di comunicazione, ai nostri assistiti le responsabilità delle amministrazioni e dei singoli politici. Inoltre valuteremo la possibilità di "svincolarci" da qualunque forma di collaborazione mirante all'esclusivo contenimento della spesa farmaceutica; i cittadini avrebbero diritto che i medici vengano incentivati a perseguire la qualità complessiva di tutti gli atti professionali. Ciò non vuol dire che non siamo sensibili al tema delle risorse - sottolinea Falconi - ma non possiamo accettare che il tema dell'appropriatezza delle prestazioni sanitarie e dell'oculato utilizzo dei fondi sia esclusivo appannaggio degli uffici di contabilità, senza che si senta il bisogno di coinvolgere pienamente i medici. Non vogliamo, insomma, che le varie commissioni e i comitati ai quali partecipiamo a livello regionale e aziendale diventino alibi per impedirci di continuare a curare i nostri assistiti in piena scienza e coscienza. Perciò, se sarà necessario, li abbandoneremo, a cominciare da quelli finalizzati al solo contenimento della spesa, per riprenderci la nostra piena autonomia di professionisti competenti e responsabili".