Roma, 23 giugno 2004

COMUNICATO STAMPA

UN SUICIDIO E UN OMICIDIO DI MEDICI "PERBENE"
UN'ASSOLUZIONE E UNA MEDAGLIA D'ORO PUR IMPORTANTI, MA CHE NON PLACHERANNO MAI LA NOSTRA PROFONDA AMAREZZA

Ad affermarlo è Mario Falconi - Segretario Generale della Fimmg, Federazione Italiana Medici di Famiglia, - secondo il quale il conferimento da parte del Presidente della Repubblica della Medaglia d'oro alla memoria di Roberta Zedda, medico di guardia barbaramente ucciso nello svolgimento del suo lavoro a Solarussa (Or), e l'assoluzione di Salvatore Scandurra, suicidatosi perchè accusato di aver provocato il decesso di un'anziana paziente con un farmaco anticolesterolo, ci spingono a continuare a lottare perché ad altri non accada.

Tutti coloro che in qualche maniera, - prosegue Falconi - anche se indiretta, hanno una qualche responsabilità morale in queste due tragedie, riflettano profondamente ed operino per prevenirle efficacemente e concretamente.

Non possiamo non urlare tutta la nostra rabbia perchè migliaia di medici di guardia tutt'ora lavorano in condizioni non degne di un paese civile, soprattutto in termini di sicurezza, e sono esposti quotidianamente a violenze fisiche e psichiche di ogni genere, nel disinteresse generale, soprattutto da parte di coloro che, a vario titolo, dovrebbero occuparsene (amministratori pubblici, direttori generali, ecc).

Non possiamo non urlare tutta la nostra rabbia per il suicidio di Salvatore Scandurra, uomo di non comune sensibilità , medico e dirigente Fimmg colto, scrupoloso e generoso che, pur avendo richiesto il rito abbreviato, vede riconosciuta la propria innocenza dopo tre anni e perché la sua famiglia ha chiesto che il Giudice andasse fino in fondo nonostante egli non fosse più tra noi dal marzo u.s..

Riflettano anche profondamente - conclude Falconi - tutti gli attori del grande mondo mediatico per isolare chi tra loro sbatte superficialmente e colpevolmente il mostro in prima pagina non preoccupandosi del fatto che ci si può anche uccidere perché colpiti nel profondo e logorati dall'attesa di un giudizio che non arriva mai.