Roma, 23 maggio 2005

COMUNICATO STAMPA

Sulla proposta del presidente dell’Antitrust di obbligare i medici
a scrivere sulla ricetta il principio attivo e non il nome del farmaco


FALCONI (FIMMG): “DECRETO FARMACI MIGLIORABILE, MA ATTENZIONE,
PERCHE’ IL MEGLIO PUO’ ESSERE NEMICO DEL BENE”

 “Non chiedeteci di rinunciare a ciò che riteniamo essere il meglio per i nostri pazienti”. E’ così che Mario Falconi, segretario nazionale della Fimmg, il maggior sindacato dei medici di famiglia, risponde alla proposta del presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà, di obbligare i “camici bianchi” a indicare nelle ricette solo il principio attivo e non il nome commerciale del farmaco che i loro pazienti devono assumere.

  “Purtroppo ciò dimostra che si osservano le cose solo da un determinato punto di vista, che non è quello del cittadino. Noi medici di famiglia saremmo ben felici di poter prescrivere solo il principio attivo – spiega Falconi – perché così, forse, qualcuno potrebbe finalmente cominciare a giudicarci dalla qualità del nostro lavoro e dai risultati che otteniamo invece che dalla mera quantità dei farmaci che prescriviamo. Diversi anni fa – ricorda – siamo stati i primi a promuovere, insieme con il Tribunale per i diritti del malato, iniziative che favorissero la diffusione dei farmaci ‘generici’ nel nostro Paese. Nonostante la nostra contrarietà, proprio per favorire qualche risparmio ai nostri assistiti abbiamo anche tollerato che, in assenza di indicazione contraria del medico, il farmacista possa sostituire il farmaco di marca con uno generico, se il paziente è d’accordo. Tuttavia, non possiamo permettere una sostituibilità senza ‘paletti’ e reiterata. Se io prescrivo un farmaco, non posso accettare che il farmacista lo sostituisca con un generico, domani con un altro e dopodomani con un altro ancora di una marca diversa, a seconda della disponibilità della farmacia in quel momento o della convenienza del farmacista. E questo sia perché potrebbe avere ripercussioni negative sulla terapia, sia per un effetto moltiplicatore sui problemi medico legali, sia in ragione della diversa “qualità percepita” del farmaco da parte del medico e del malato.

 Perciò “evidentemente il presidente dell’Antitrust non conosce bene la nostra professione e nemmeno i nostri assistiti – sostiene Falconi – e personalmente dall’Antitrust mi sarei piuttosto aspettato che dicesse qualcosa sui canali di distribuzione dei farmaci nel nostro Paese, magari proponendo la revisione dei criteri per l’apertura di nuove farmacie private e soprattutto il potenziamento di quelle pubbliche, così da facilitare ulteriormente l’accesso ai medicinali da parte dei cittadini in una logica di effettiva apertura del mercato alla concorrenza”. Invece “con questa sua proposta – prosegue Falconi – il presidente Catricalà non fa altro che spostare dai medici ai farmacisti la responsabilità di decidere quale medicinale dare al paziente, con rischi non calcolabili per la salute e vantaggi economici tutti da dimostrare.”

  “I problemi della sanità italiana, però - avverte Falconi – non sono certo limitati al settore farmaceutico e perciò ci auguriamo che il nuovo ministro della Salute, Francesco Storace, sappia valutare correttamente le questioni che sono sul tappeto e che hanno bisogno di un impegno al quale, siamo certi, non intende sottrarsi”.