Roma, 01 giugno 2005

COMUNICATO STAMPA

MEDICI DI GUARDIA MEDICA: PROFESSIONISTI QUALIFICATI
E NON “VITTIME SACRIFICALI” DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE


Ad affermarlo sono Mario Falconi e Domenico Crisarà, rispettivamente Segretario generale nazionale e segretario nazionale del settore continuità assistenziale della Fimmg. La giusta necessità di interventi correttivi per la definizione delle modalità di accesso dei cittadini non residenti al servizio di Continuità Assistenziale, sollevata da parte della SISAC nella riunione tenutasi il 26/05/2005 in merito all’applicazione dell’art. 67 comma 1 dell’ACN, non può, in nessun caso sconvolgere la concordata impostazione recentemente approvata, fondata anche sulla pari dignità fra tutte le figure professionali operanti nel territorio.
  Siamo disponibili – affermano i massimi dirigenti della Fimmg – a specificare meglio la gratuità delle prestazioni rese alla popolazione iscritta, anche temporaneamente, negli elenchi dell’anagrafe sanitaria, indipendentemente dalla residenza anagrafica, rinviando alla contrattazione regionale ulteriori modalità di erogazione del servizio ai non residenti .
  La ferma presa di posizione della FIMMG, unitamente agli altri sindacati firmatari , ha portato ad un rinvio ad una prossima riunione della delicata questione al fine di trovare, tutti insieme, parte medica e parte pubblica, soluzioni che tutelino i cittadini ma anche i medici della continuità assistenziale troppo spesso mandati allo sbaraglio in condizioni di mortificazione professionale oltre che di insicurezza personale nello svolgimento del proprio delicato compito.
  Se realmente si vuole perseguire – concludono Falconi e Crisarà – l’obiettivo solennemente dichiarato nell’Accordo Collettivo Nazionale, di migliorare in maniera appropriata l’organizzazione sanitaria territoriale con l’integrazione di tutte le figure professionali ivi operanti, ma soprattutto medici di famiglia e di continuità assistenziale, non possiamo più permetterci, nel primario interesse dei cittadini, di considerare i colleghi di Guardia Medica dei “tappa buchi” da usare in ogni circostanza per coprire croniche e strutturali criticità del sistema sanitario.