Villasimius, 9 ottobre 2007

COMUNICATO STAMPA

CRONICITÀ NELLE PATOLOGIE CARDIOVASCOLARI E METABOLICHE

Al 62° Congresso FIMMG l’emergenza cardiovascolare e metabolica pone l’accento sulla stretta collaborazione fra il Medico di Medicina Generale, gli specialisti e le strutture preposte con l’obiettivo di migliorare la salute del paziente


Ipertensione, Ipercolesterolemia, malattie metaboliche, un’emergenza in Italia ma anche a livello mondiale, scatenata da stili di vita che minano la salute della popolazione. Sintomi, i primi, di rischio cardiovascolare che assieme alle malattie metaboliche portano il paziente a complicanze gravi fino al decesso.
Oltre la metà degli italiani sono in sovrappeso e circa il 25% di essi risulta essere obeso. Quasi l’8% di italiani soffre di diabete insulino-resistente e i decessi causati da patologie cardiovascolari ammontano a 250mila l’anno.
Le malattie cardiovascolari hanno il triste primato di “principale causa di morte” (circa il 40% sul totale dei decessi).

Il 25-28% della popolazione è iperteso e 1 italiano su 5 è ipercolesterolemico. Ipertensione, ipertrigliceridemia, obesità addominale, resistenza all’insulina e basso colesterolo HDL, sono i sintomi che interessano circa il 15% della popolazione e che denotano un rischio cardiovascolare elevatissimo. La patologia non fa distinzioni di sesso se non fino alla mezza età. Infatti, se le donne sono protette fino all’età premenopausale, dopo possono vantare una triste parità con gli uomini. Pertanto, l’approccio integrato fra il Medico di Medicina Generale, cardiologo e diabetologo, e le strutture preposte, è di vitale importanza per la salute di questi pazienti, oltre che strumento per i prevedibili progressi in area cardiologica, diabetologica e preventiva.
E tra i rischi più gravi, l’ipercolesterolemia e sue importanti manifestazioni, spingono a uno studio osservazionale, multicentrico, internazionale, trasversale, svolto dai medici di famiglia FIMMG che arruola circa 9mila individui per stabilire la prevalenza dell’arteriopatia obliterante periferica degli arti inferiori. In un’unica visita si raccolgono i dati del soggetto e si completano con i dati rilevanti, ai fini dello studio, per determinarne il rischio su soggetti di entrambi i sessi, di qualsiasi razza, con almeno due fattori di rischio cardiovascolari, senza diagnosi di patologie cardiovascolari su base aterosclerotica, né di diabete mellito. Ogni soggetto arruolato conferma la propria volontà di partecipare allo studio, attenendosi alle procedure previste e firmando un consenso informato scritto.
Infine, parlando di diabete, si sottolinea che l’approccio corretto alla patologia vuole la prevenzione primaria, la diagnosi precoce, una scrupolosa terapia (che include anche l’educazione e la responsabilizzazione del paziente diabetico), la prevenzione e la diagnosi delle complicanze acute e croniche che oggi rappresentano le maggiori determinanti dello scadimento della qualità di vita di questi pazienti.
Per il raggiungimento di questi obiettivi ha un ruolo determinante il raccordo funzionale tra il Medico di Medicina Generale, il Medico di Continuità Assistenziale, il Distretto Sanitario di Base e i Servizi di Diabetologia. Ciò a realizzare forme efficienti di assistenza integrata in cui lo scambio di informazioni, che vanno oltre la normale routine, avviene da entrambe le parti e con il consenso informato del paziente.

Approfondimenti e dati

L’arteriopatia obliterante periferica è una patologia grave e sottovalutata. Si caratterizza per la riduzione del flusso di sangue lungo le arterie delle gambe per parziale o completa ostruzione da parte delle placche ateromatose. Sindrome della vetrina, perché chi ne soffre non riesce a camminare per più di un certo tratto senza dolore e, quindi, si ferma spesso con la scusa di guardare le vetrine dei negozi.
La sottovalutazione è dovuta dalle sue manifestazioni il cui andamento è subdolo e ingannevole: il dolore alle gambe con claudicazione (claudicatio intermittens) è manifesto in 3 soggetti su 10.
La patologia è assai pericolosa perché, nonostante la bassa manifestazione dei sintomi, il rischio circolatorio e anche cerebrale è alto. Non compare mai da sola ed è indice di aterosclerosi. Pertanto esiste un aumento di possibile rischio di ictus e infarto miocardico.
Ne soffrono il 20% delle donne e il 30 % degli uomini in età adulta. Chi soffre di tale patologia ha una probabilità 4 volte superiore di subire un infarto.


Diabete nel mondooggi
nel 2030
195 milioni di individui
330-500milioni di individui
Diabete Italiaoggi8% diabete insulino-resistente
Sintomi a rischio elevato di cardiovasculopatie (in Italia)oggi15% della popolazione italiana
Italiani Obesioggi25% della popolazione
Italiani Ipertesioggi25-28% della popolazione
Italiani Ipercolesterolemicioggi1 su 5
Arteriopatia Obliterante perifericaoggi20% donne – 30% uomini
Decessi per M. cardiovascolari Italiaoggi40% su tutti i decessi

Ufficio Stampa
Cristiana Montani Natalucci - (Weber Shandwick) – tel. 06 84043497
Rita La Rosa - 335 8356755