Roma, 18 Giugno 2001
«Se le intenzioni del Governo sono quelle espresse ieri da Francesco
Speroni, capo di gabinetto del ministro Bossi, allora credo che i medici di
famiglia italiani, e non solo loro, debbano prepararsi a una dura “battaglia”
per impedire lo smantellamento del Servizio sanitario nazionale e per
salvaguardare il diritto alla tutela della salute di tutti i loro assistiti».
Mario Falconi, segretario nazionale della Fimmg, il maggior sindacato
dei medici di famiglia, reagisce così all’intervista all’on. Speroni, pubblicata
ieri sul Corriere della Sera, secondo il quale, tra l’altro, il ministero della
Sanità potrebbe essere soppresso e, comunque, non dovrebbe avere poteri
decisionali ma occuparsi soltanto dell’applicazione delle norme internazionali
“che riguardano le vaccinazioni, gli esami alle frontiere …».
«È un
“disegno” che rifiutiamo fermamente – avverte Falconi – perché prefigura un
federalismo che frantuma ogni legame di solidarietà tra cittadini di aree
diverse del Paese e che contraddice i principi di universalismo ed equità,
dettati dalla nostra Costituzione, ai quali la Fimmg si è sempre ispirata. Per
quanto ci riguarda – prosegue Falconi – continueremo a sostenere
un’impostazione federalista sì, ma nell’ambito di una forte cornice nazionale
che garantisca a tutti le medesime possibilità di essere curati,
indipendentemente dalla Regione di residenza. Per questo – spiega –
riconosciamo la necessità di una devoluzione che, attraverso le Regioni e gli
Enti locali, organizzi una sanità più “vicina” alle esigenze dei cittadini, ma
respingiamo un progetto che attribuisca solo competenze residuali al ministero
della Sanità o, peggio, lo sopprima del tutto».
D’altronde,
sottolinea ancora il leader della Fimmg, l’impostazione del sindacato è
confortata da un sondaggio del Censis di cui danno notizia oggi i giornali,
secondo il quale gli italiani - confermando per l’ennesima vola la loro fiducia
nel medico di famiglia – accettano l’idea di un federalismo in sanità, ma a
condizione che sia equo e rifiutano invece l’ipotesi di un federalismo “spinto”
che porti alla creazione di ventuno “repubbliche sanitarie” con possibilità di
accesso e costi delle prestazioni differenziati dall’una a un’altra.
«Non è da oggi che avvertiamo seri rischi per l’integrità del Servizio
sanitario nazionale – ricorda Falconi – tant’è che già nella passata
legislatura, con il Centro-sinistra al Governo, promuovemmo insieme con altri
sindacati medici la costituzione di un Comitato per il sostegno e il rilancio
del Ssn. Pochi giorni fa avevamo salutato con soddisfazione la “rinascita” del
ministero della Sanità a opera del nuovo Governo e la sua assegnazione al prof.
Sirchia: non vorremmo pentircene subito!»
In ogni caso «siccome ritengo che le opinioni di un autorevole
esponente del Governo non possano essere considerate strettamente “personali” –
conclude il segretario nazionale della Fimmg – invitiamo tutti i medici, a
cominciare da quelli di famiglia, alla massima vigilanza e a prepararsi per
eventuali iniziative che dovessero rendersi necessarie per difendere il Ssn e,
con esso, il diritto di tutti i cittadini alla tutela della salute».