COMUNICATO STAMPA
Roma,  8 maggio 2000


Il leader della Fimmg, Mario Falconi, commenta le iniziative di alcune
Aziende sanitarie "pubbliche" del Nord e il sondaggio dell'Abacus sul
Servizio sanitario nazionale

NO  A CHI TENTA DI RECIDERE IL RAPPORTO TRA CITTADINI E MEDICI DI FAMIGLIA

"E' stupefacente che, mentre anche l'ultimo sondaggio, in ordine temporale, effettuato dall'Abacus, confermi l'altissimo gradimento dei cittadini  per il medico di famiglia, (giudizio molto buono da parte di 66 pazienti su 100 e giudizio mediamente buono da 19 malati su 100) ci sia chi tenta di recidere un così saldo rapporto fiduciario a danno
prevalentemente di coloro che, per classe anagrafica e patologie croniche, hanno più bisogno dell'aiuto continuo del loro medico di famiglia."

"Chi sta quindi mettendo in atto iniziative che, con l'alibi di una efficienza tutta da dimostrare, di fatto mirano a recidere tale
rapporto, sappia che incontrerà la nostra più ferma opposizione".

Mario Falconi, segretario nazionale della Fimmg, il sindacato dei medici di famiglia, commenta così le «pericolose iniziative» poste in essere da alcune Aziende sanitarie e ospedaliere del Nord (Veneto, Friuli e Lombardia), in base alle quali il servizio di assistenza domiciliare integrata (ADI) è già stato affidato o è in corso di affidamento a società private attraverso appalti pubblici. «In questo modo - precisa Falconi - si sottrae questa forma di assistenza territoriale al tradizionale rapporto di fiducia tra cittadini e medico di famiglia ed è chiaro che per noi ciò è assolutamente inaccettabile».

Peraltro, risulta che il personale sanitario coinvolto in questi servizi privati debba seguire corsi di "formazione" appositi, anche questi affidati a società private ma finanziati con denaro pubblico. «Non vorrei - aggiunge quindi il leader della Fimmg - che simili iniziative non solo tendano a dequalificare il Ssn, ma che ripropongano anche, in forme più moderne e adeguate un vecchio "vizio" della sanità italiana in stile "prima Repubblica". Ciò non significa affatto che siamo contrari
al "privato" in sanità - conclude Falconi - e anzi ne auspichiamo una sempre maggiore integrazione con il pubblico, ma in un rapporto che sia corretto e costruttivo, non certo parassitario».