Roma, 15 settembre 2003
I sindacati
della medicina territoriale (Fimmg, Snami ) respingono la bozza di
“indirizzi”
per il rinnovo delle convenzioni predisposto dalla Conferenza dei Presidenti
delle Regioni
«un
atto che tradisce l’impegno DEI MEDICI
È da riscrivere la bozza di atto di indirizzo predisposta dai
Presidenti delle Regioni per il rinnovo delle convenzioni con i medici
dell’assistenza territoriale.
A
chiederlo sono le organizzazioni sindacali dei “camici bianchi”, secondo le
quali il documento «vanifica e tradisce l’impegno a migliorare l’assistenza
territoriale in favore dei cittadini e mortifica i medici che operano in questo
settore». Da anni, ormai i medici di famiglia spingono affinché la parte
pubblica (Governo e Regioni) dia finalmente l’avvio al rinnovo degli accordi
contrattuali per l’assistenza territoriale. L’atto di indirizzo delle
Regioni rappresenta, in tal senso, un passaggio cruciale e indispensabile.
Ma
secondo i sindacati la bozza predisposta dai “Governatori” penalizza la
medicina territoriale sia per la mancanza di investimenti economici sia per
indicazioni normative che ne impediscono il rilancio, contraddicendo in tal modo
le innumerevoli dichiarazioni pubbliche di voler potenziare questo settore
centrale dell’assistenza ai cittadini. Basti pensare, sottolineano per esempio
i sindacati, a come dovrebbe essere calcolata la retribuzione dei medici
(articolata in tre parti, due delle quali da definire a livello regionale e
locale entro 180 giorni, ma senza sanzioni per le Regioni che non rispetteranno
la scadenza) e al fatto che la quota di base della retribuzione stessa, secondo
la bozza, dovrebbe essere esclusa da aumenti per il recupero della perdita del
valore d’acquisto.
Insomma,
secondo i sindacati, il documento conferma il sottofinanziamento del Ssn già
deciso a livello del Governo centrale, privilegia la contabilità del risparmio
anziché l’investimento, formalizza la riduzione degli investimenti nella
sanità territoriale, compromette i Lea (Livelli essenziali di assistenza) della
medicina di famiglia, regionalizza oltremisura e in modo esasperato
l’organizzazione dell’assistenza.
«I
cittadini sappiano – avvertono quindi Mario Falconi, segretario nazionale
della Fimmg e Giuseppe Conti
Segretario Nazionale dello Snami – che prosegue il tentativo di ridurre
ulteriormente le garanzie assistenziali, in particolare quelle integrative a
domicilio e nelle Residenze sanitarie (Rsa, Ospedale di Comunità, Hospice
ecc.), e che rischia di aprirsi una stagione di grave conflitto tra i medici e
la parte pubblica. Ai cittadini spiegheremo i rischi che essi corrono con
l’attacco portato ai medici e al Servizio sanitario nazionale, ma –
assicurano i due sindacalisti –
faremo in modo di limitare quanto più possibile i disagi che potrebbero
determinarsi da questo conflitto. Anzi – aggiunge – chiederemo agli
assistiti di essere al nostro fianco e di sostenerci per tutelare insieme la
sanità territoriale e i diritti di tutti».
I
sindacati chiedono pertanto che l’atto di indirizzo sia profondamente
modificato prima della sua approvazione da parte del Consiglio dei ministri.
«Se
non ci verranno dati segnali importanti in tal senso dovremo prendere atto della
volontà politica di chi governa la sanità locale e nazionale di sacrificare la
medicina territoriale e soprattutto, con essa, i cittadini, a cominciare dalle
categorie più deboli come gli anziani. In questo caso – concludono Falconi e
Conti – non ci siederemo nemmeno al tavolo della trattativa».