Roma, 17 aprile 1999
C O M U N I C A T O S T A M P A
Allarme dal Consiglio nazionale della Fimmg sulle conseguenze dello schema di decreto per la riforma del Ssn
FALCONI: MILIONI DI CITTADINI DOVRANNO LASCIARE
IL LORO MEDICO DI FAMIGLIA
«Il conto è presto fatto, anche se approssimativo: calcolando che, stando alle norme del decreto delegato, circa 2 mila i medici di famiglia dovrebbero andare anticipatamente in pensione e che sono quasi tutti 'massimalisti' (cioè con 1.500 assistiti ciascuno), ben tre milioni di cittadini dovranno lasciare il loro medico di fiducia, senza che questo porti alcun beneficio sostanziale per i giovani colleghi disoccupati o sottoccupati».
È questo l'allarme che Mario Falconi, segretario nazionale della Fimmg, lancia a conclusione del Consiglio nazionale del maggior sindacato dei medici di famiglia che si è riunito oggi a Roma per valutare, tra l'altro, i contenuti dello schema di decreto legislativo di riforma del Ssn varato nei giorni scorsi dal Consiglio dei ministri.
Per quanto riguarda la questione del pensionamento anticipato dei medici - e in particolare quelli di famiglia - Falconi sostiene inoltre che «si tratta di una "norma-truffa" sia nei riguardi dei medici in genere sia, soprattutto, dei giovani colleghi disoccupati. Questo perché - spiega - l'onere economico di una simile scelta, anziché essere posto doverosamente a carico dello Stato, viene letteralmente "scaricato" sulla categoria. Inoltre - aggiunge - gli oltre tre milioni di assistiti che vedranno il loro medico di fiducia andare in pensione ben difficilmente lo sostituiranno con un suo collega alle prime armi e sceglieranno invece, come quasi sempre accade, un medico già avviato che però non ha ancora raggiunto il massimo di assistiti consentito. Insomma, quasi tutte le scelte si distribuiranno su medici che già lavorano, con benefici solo molto marginali sui gravissimi problemi occupazioni della professione». Non solo: «I pochissimi posti che si renderanno così disponibili - aggiunge ancora Falconi - saranno poi del tutto azzerati da altre norme contenute nello stesso decreto legislativo. Per esempio, è previsto che nell'ambito del distretto i medici di famiglia, così come coloro per i quali è previsto il passaggio alla dipendenza, possano andare a occupare spazi professionali di altri colleghi; ovviamente, questi ultimi dovranno a loro volta cercare nuovi, ulteriori spazi lavorativi. Ammesso che li trovino».
Per queste ragioni, nel confermare il giudizio «fortemente negativo» espresso ieri dalla Fnomceo sul provvedimento, Falconi auspica che «la stessa unità tra tutti i medici che si è registrata ieri al Consiglio della Federazione degli Ordini la si possa ritrovare anche in occasione delle prossime iniziative che verranno intraprese per modificare drasticamente il decreto. In ogni caso - conclude il leader dei medici di famiglia - se nel corso dell'iter non verranno apportate le giuste correzioni al provvedimento, allora inviteremo i rappresentanti della Fimmg a dimettersi da tutti i Consigli degli ordini dei medici e da tutte le commissioni istituzionali nelle quali siamo presenti».