Roma, 28 giugno 1999

COMUNICATO STAMPA
Un imbroglio per i cittadini ispirato al qualunquismo e alla demagogia

E' quanto afferma Mario Falconi, Segretario generale della Fimmg - Sindacato dei medici di famiglia italiani maggiormente rappresentativo - in merito al progetto materno infantile del Ministero della sanità approvato dal Consiglio Superiore di Sanità. "Dopo il fallimento di quella medicina, vedi Stati Uniti d'America, che ha inteso considerare l'uomo non già nella sua interezza psicofisica ma, disaggregato per organi e apparati, si tenta oggi in Italia, unico esempio negativo al mondo, di dividere lo stesso uomo per fasce anagrafiche di competenza".
"L'idea di estendere le competenze del pediatra di base sino ai 18 anni di età - continua il leader della Fimmg - non ha nessun senso culturale e scientifico e rischia di riprodurre gli stessi danni che anche il Presidente Clinton ha affermato più volte essersi determinati negli Stati Uniti d'America e che stanno portando quel Paese ad esaltare sempre più il ruolo di un unico medico della persona" "Ritenere per altro di poter tutelare la salute di un neonato, di un bambino o di un adolescente in maniera disaggregata rispetto alle competenze chesolo il medico di famiglia ha dell'intero nucleo familiare è pura follia" "Abbiamo più volte spiegato al Ministro della Sanità che l'unica strada corretta per assistere i cittadini italiani in maniera adeguata è quella di favorire al massimo l'interconnessione funzionale del medico di famiglia con tutte le altre figure professionali tra le quali anche il pediatra di base". "Ritenere in un paese a bassissima natalità - prosegue Mario Falconi - di compensare tale fenomeno negativo procrastinando negli anni le proprie specifiche competenze non merita ulteriori commenti. C'è da domandarsi piuttosto se il Consiglio Superiore di Sanità così come è oggi strutturato, e valutati anche i "prodotti" del suo operare, debba essere ancora considerato adeguato ai reali bisogni di una società moderna e complessa". "Probabilmente tutti dovremmo domandarci quali siano i reali motivi della bassissima natalità del nostro paese per arrivare a formulare un pacchetto di proposte che rilanci realmente una seria politica a favore delle famiglie italiane".
"Abbiamo già sconfitto - conclude il Segretario generale della Fimmg - tali impostazioni demagogiche, presenti nell'Accordo Collettivo Nazionale per la pediatria di base, al TAR Lazio e al Consiglio di Stato". "Se le Regioni e il Governo dovessero ratificare quanto previsto nel progetto materno-infantile licenziato dal Consiglio Superiore di Sanità, si sappia sin d'ora che reagiremmo, come non mai, a delle norme che oggettivamente possono produrre, a tutto danno dei cittadini, il solo risultato di mortificare il ruolo professionale dei medici di famiglia italiani che continuano ad essere, nonostante tutto, i più amati e apprezzati"