Roma, 8 marzo 2000

COMUNICATO STAMPA

Il leader dei medici di famiglia replica ai rappresentanti della Pediatria
di base

Falconi: «Cari Pediatri, il pudore non è il vostro forte»

«I rappresentanti della Pediatria di base sembra proprio che non abbiano il pudore tra le loro migliori qualità, almeno a giudicare da certe loro dichiarazioni rilasciate in questi giorni in merito alla Convenzione per la
Medicina generale». Ad affermarlo è Mario Falconi, segretario nazionale della Fimmg, il sindacato maggiormente rappresentativo dei medici di famiglia. «Invece che lasciarsi andare a valutazioni "spericolate" quanto ingiuste - aggiunge Falconi - i colleghi pediatri farebbero senz'altro meglio, soprattutto nell'interesse dei nostri assistiti, a discutere su come medici di famiglia e pediatri possano costruire insieme modelli organizzativi di assistenza territoriale in cui vi sia una corretta e giusta integrazione a tutto vantaggio dei cittadini, sul modello di quanto proposto dalla Fimmg delle équipe territoriali di primo livello. Verrà mai il giorno nel quale questa integrazione si potrà realizzare?».

Per il resto, prosegue il leader della Fimmg, «ci permettiamo umilmente di far rilevare che:
1.      l'accettabilità di una Convenzione o di un Contratto sarebbe bene venisse lasciata al giudizio dei cittadini, ai quali sempre bisognerebbe far riferimento piuttosto che invocare protezioni politiche o, peggio, "partitiche";
2.      la Convenzione per la Pediatria di base, tutt'ora vigente, fu firmata successivamente a quella della Medicina generale con delle norme che confliggevano con quest'ultima, senza che ciò, allora, turbasse minimamente l'animo dei colleghi pediatri;
3.      ll pediatria di base non esiste in nessun altro  Paese del mondo ma, quand'anche dovessimo considerarla quale valore aggiunto del Ssn, non riusciamo a capire il perché, in barba alla libera scelta del cittadino, al sopraggiungere di un medico pediatra in un qualsiasi ambito territoriale, gli vengano assegnate d'ufficio le scelte dei bambini da zero a 6 anni, sottraendole al medico di famiglia,  senza tenere in alcun conto la volontà dei genitori».