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55° Congresso Nazionale - 2° Congresso Scientifico 3 - 9 novembre 2003 Salsomaggiore Terme (PR) |
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Dal 55° Congresso nazionale della Fimmg a Salsomaggiore Terme la denuncia dei medici che operano nei servizi della Continuità assistenziale
GUARDIE MEDICHE A RISCHIO: NEI PRESIDI ALMENO UN ATTO DI VIOLENZA A SETTIMANA
Nei circa 3.000 punti di Guardia medica sparsi sul territorio nazionale si verifica mediamente almeno un episodio di violenza alla settimana ai danni dei medici che vi operano. A denunciarlo sono proprio i medici del settore iscritti alla Fimmg, il principale sindacato dei medici di medicina generale, che in questi giorni sta svolgendo il proprio congresso nazionale a Salsomaggiore Terme (PR). I "camici bianchi" hanno realizzato un "Rapporto sulla sicurezza delle sedi del servizio di Continuità assistenziale" all'indomani del tragico omicidio - lo scorso luglio a Oristano - della dottoressa Roberta Zedda, raccogliendo dati sul servizio e, soprattutto, le risposte a un migliaio di questionari inviati ai loro colleghi di tutta Italia. Dal Rapporto risulta che nelle 2.975 sedi del servizio della Continuità assistenziale (l'ex Guardia medica) lavorano circa 14.000 "camici bianchi" la metà dei quali donne. La distribuzione delle sedi stesse, peraltro, è assolutamente disomogenea; basti pensare che la metà delle postazioni (e dei medici che vi lavorano) si trova in sole cinque regioni (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia) con una popolazione di circa 17 milioni di abitanti; il che significa che l'altra metà delle sedi (e dei medici) è distribuita nelle restanti regioni, con una popolazione più che doppia; a Milano, per esempio, vi è soltanto un punto di Guardia con 13 medici che a turno rispondono al telefono e si recano dove necessario. La dislocazione, peraltro, è quasi sempre scelta a caso, in strutture poco frequentate (10%), isolate anche quando si trovano in zone abitate (41%), in sedi di associazioni di volontariato (10,25%); oppure, quando va meglio, negli ospedali (23%) e in vicinanza di Forze dell'Ordine (5,15%). Poco meno della metà delle postazioni non ha alcun sistema di sicurezza, difficilmente è previsto un servizio di vigilanza (4%), mentre il citofono (22%) e il videocitofono (9%) sono rarità. Peggio ancora i computer: non ci sono proprio, nessuna sede ne è provvista. Attrezzature e strumentazioni scarse sia sotto il profilo strettamente medico sia per quanto riguarda automobile o telefonino, che sono quasi sempre di proprietà del medico. Nella quasi totalità delle sedi, peraltro, non è prevista alcuna forma di sicurezza attiva e laddove c'è un servizio di vigilanza (nel 4% delle sedi) non è detto che dia tranquillità, anzi: proprio in Sardegna si sono registrate tre aggressioni ai sorveglianti per impadronirsi delle loro armi. Comprensibile dunque il grande disagio dei medici del settore, tanto che il segretario nazionale della Fimmg, Mario Falconi, si è impegnato a sostenere con forza le loro rivendicazioni: "Siamo disposti anche a rivolgerci ai magistrati di fronte a situazioni particolarmente gravi. Il nostro obiettivo, però, è di strutturare meglio il sistema, facendo in modo che il medico di Guardia possa contare su un rapporto di fiducia con il paziente. La nostra proposta per la Convenzione, quella della medicina d'equipe, 24 ore su 24, che prevede il lavoro a 'staffetta' tra i diversi camici bianchi del territorio, rappresenta una soluzione concreta in tal senso". Per ulteriori informazioni: 339 6619440 (Michele Musso, addetto stampa Fimmg).