![]() |
|
63° CONGRESSO NAZIONALE FIMMG METIS Villasimius 6-12 ottobre 2008 “Dalla politica del farmaco alla politica sanitaria” |
|
Home Tutte le foto Mozioni e altri documenti Gli atti del Congresso Programma scientifico del Congresso Programma politico del Congresso Programma del Corso di Ecografia Razionale Accreditamento Ecm Informazioni Generali Area Poster Quote di Iscrizione Costi Alberghieri Viaggi e Trasferimenti Modalità di Pagamento Annullamenti e Cancellazioni Scheda di iscrizione per le Sedi |
Il farmaco tra clinica e risorse disponibili Il farmaco - dal greco “Pharmacon” - è qualsiasi sostanza chimica che ha la capacità o almeno la possibilità di determinare una o più variazioni funzionali se introdotta in un organismo vivente (definizione O.M.S.) e viene assunto per prevenire o curare una malattia o un sintomo. È un bene di indiscutibile utilità, il cui studio – la farmacologia – si è evoluto in parallelo con la storia del metodo scientifico. Evidenti sono gli effetti positivi che lo sviluppo della famacologia ha avuto sulla storia dell’umanità (riduzione della mortalità causate da malattie infettive, vita qualitativamente migliore, sopravvivenza più lunga) e che avrà nel nostro futuro, quando la ricerca scientifica porterà ad identificare risposte farmacologiche per quelle patologie che oggi ancora sono solo parzialmente curabili. Il farmaco che ha una funzione estremamente positiva è per sua natura tossico – è una sostanza che viene introdotta nell’organismo per indurne una variazione funzionale – e l’uso corretto presuppone la conoscenza del suo indice terapeutico, cioè il rapporto tra i benefici che può fornire e i rischi legati al suo impiego. È chiaro che il beneficio atteso dalla somministrazione di un farmaco deve essere superiore ai rischi che la somministrazione comporta e tale decisione non può che essere presa dal medico. Per questo è importante che il medico abbia costantemente a disposizione gli strumenti per un continuo aggiornamento scientifico sull’evoluzione famacologica in atto. È altresì comprensibile che il giusto diritto d’informazione del paziente trovi dei limiti oggettivi e che in ogni caso la scelta del farmaco e della sua prescrizione spetti unicamente al medico. Questi valuterà ogni volta la gravità dell’affezione e gli eventuali minori effetti collaterali di un medicinale di ultima generazione, rispetto alla compliance del paziente e ai sintonimi in atto, limitandone la scelta se il farmaco in uso funziona bene per il paziente. Allo stesso modo sarà sempre il medico, conoscendo i principi che stanno alla base della bioequivalenza, a prescrivere al paziente l’utilizzo del farmaco off patent, se compatibile con il quadro prescrittivo del paziente. In una situazione di risorse limitate Regioni e Istituzioni svolgono il loro ruolo nel tentativo di razionalizzare le spesa sanitaria, e scelgono di incidere sulla spesa farmaceutica perché spesso e più semplice rispetto ad altri comparti ed è immediatamente misurabile l’effetto. Tuttavia le decisioni in merito alla razionalizzazione della spesa farmaceutica devono prendere in considerazione anche il punto di vista della classe medica che in primis utilizza e gestisce l’uso dei farmaci. Il medico dal canto suo deve essere consapevole anche dei criteri economici nella erogazione del farmaco al suo paziente, e ciò nell’interesse di tutti i pazienti. Se è vero che il cittadino è al centro del nostro sistema sanitario, clinica ed economia devono trovare una interrelazione efficace nel dialogo tra medici e Istituzioni, nella consapevolezza che altrimenti la gratuità e l’universalismo del SSN diventano di “facciata”, perché i problemi di sostenibilità incidono sulla adeguatezza e sulla qualità delle prestazioni. Il farmaco per il paziente, non per la patologia Di norma in medicina si tende a ragionare nell’ottica si suddivisione per organi e patologie, di classificazione di malattie, senza tenere conto del fatto che la persona è una e che compito del medico non è quello di confrontarsi con una patologia bensì con una persona ammalata. Focalizzarsi su un solo aspetto patologico è certamente utile per lo studio e per la pratica specialistica, forse anche per la ricerca. Ma è un ostacolo alla considerazione del paziente come una persona dotata di una sua “interezza”, con una vita, problemi, esigenze e preferenze individuali. I medici di medicina generale sono tra i pochi a praticare ancora una medicina olistica, che considera l’individuo nel suo insieme, che considera caratteristiche quali genere ed età con un approccio relazionale e clinico differenziato. Anche la scelta e la somministrazione dei farmaci devono essere compiute con attenzione alla specificità dell’individuo, con competenza e prudenza, conoscendo le azioni dei farmaci in diverse età della vita e ponendo attenzione non primariamente alla patologia bensì alle caratteristiche della persona da curare. Il continuum tra ricerca, farmaco e cura La ricerca scientifica si sta polarizzando su frontiere avanzate dalla genomica alle biotecnologie che offriranno ai pazienti tra qualche anno farmaci di nuova generazione altamente specialistici e spesso personalizzati. Anche se questi saranno disponibili solo nel medio periodo è necessario che la medicina generale faccia da tramite tra il mondo delle scoperte scientifiche e quello dei pazienti, che, informati dai media, nutrono attese e speranze verso i nuovi traguardi terapeutici. Anche in settori tradizionali quali la vaccinologia, la ricerca scientifica sta aprendo sviluppi importanti sia nel campo della prevenzione oncologica sia nel campo della terapia di forme tumorali secondarie anche avanzate. Il primo ambito riguarda molto da vicino il territorio e in particolare pediatri e medici di famiglia, che non possono essere spettatori disinteressati di fronte ai primi vaccini antitumorali, i quali potrebbero portare a percorsi di prevenzione del tutto diversi dagli attuali. Innovazione e farmaci rappresentano per i medici temi di continuo approfondimento per la gestione clinica dei pazienti e per la gestione della relazione con loro. La relazione con il paziente può essere considerata infatti un atto terapeutico altrettanto importante quale la prescrizione di un farmaco e numerosi studi mettono in luce il ruolo dei momenti di comunicazione con il paziente, il counseling e il colloquio di supporto. Così pure per la prevenzione e cura di parecchie patologie è importante il ruolo del medico nell’indicare corretti stili di alimentazione e di vita. Terapie farmacologiche e non, comunicazione e relazione con il paziente sono ugualmente parte della risposta terapeutica, al medico la responsabilità di utilizzare l’insieme di questi strumenti nell’interesse del paziente. |