I FARMACI GENERICI UN OCCASINE PER LA MEDICINA
GENERALE
di Giulio Nati g.nati@fimmg.org
Le tematiche economiche stanno diventando un
argomento sempre più importante per il SSN. Sappiamo tutti che alla radice vi è
il problema della aumento della spesa sanitaria dovuta da un lato alla crescita
della domanda (invecchiamento della popolazione, maggiore consapevolezza dei
cittadini), dall’altro all’introduzione di procedure, tecnologie, farmaci nuovi
spesso più efficaci, molto spesso più costosi. In una situazione in cui tutto
aumenta di prezzo, avere notizie di qualcosa che può costare molto meno, desta
se non altro della legittima curiosità. Da un po’ di tempo nei nostri studi si
affacciano alcuni informatori che descrivono una categoria di farmaci
“economici”: i generici. Questi sono farmaci equivalenti alle versioni
originali, prodotti da aziende autorizzate e commercializzati utilizzando il
nome della molecola attiva seguito da quello dell’azienda stessa. Poiché esso è
identico al farmaco originale, l’autorizzazione all’immissione in commercio è
conseguentemente più semplice e meno costosa. Per ottenerla deve essere
prodotta una documentazione alla CUF che ne valuta la bioequivalenza rispetto
alle specialità già autorizzate e ne decreta la rimborsabilità da parte del
SSN; condizione necessaria è che il prezzo del farmaco generico sia inferiore
almeno del 20% rispetto all originale. Lo Stato garantisce la qualità di ogni
fase della produzione esattamente come per tutti gli altri farmaci.
Come è possibile questa riduzione di prezzo? Facciamo
un passo indietro: le molecole prodotte, come tutte le “invenzioni”, vengono
brevettate . Produrre molecole , infatti, presenta dei costi, e per questo lo
Stato garantisce lo sfruttamento del prodotto a chi lo ha scoperto,
sperimentato e pubblicizzato, consentendo, oltre ad un margine di profitto, il
recupero delle spese iniziali. In ogni ordinamento giuridico esiste quindi una
normativa che regola il brevetto dei farmaci, ad incentivo e garanzia per le
ditte produttrici. In Italia tale brevetto dura 20 anni, trascorsi i quali
ognuno può produrre e commercializzare le molecole dal brevetto scaduto.
Fino al ’96 i generici erano considerati galenici
officinali ed occupavano un posto marginale nel mercato farmaceutico. La L. 425
del 08/08/96 ha introdotto in modo compiuto il concetto di generico definendolo
come “Medicinale a base di uno o più principi attivi, prodotto industrialmente,
non protetto da brevetto o da certificato protettivo complementare,
identificato dalla denominazione comune internazionale del principio attivo o,
in mancanza di questa, dalla denominazione scientifica del medicinale, seguita
dal nome del titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio, che sia
bioequivalente rispetto ad un specialità medicinale già autorzzata con la
stessa composizione quali-quantitativa in principi attivi, la stessa forma
farmaceutica e le stesse indicazioni terapeutiche.”
Nel resto del mondo la penetrazione nel mercato è
varia, ma si nota il ritardo con cui alcuni paesi hanno introdotto una
normazione specifica (Italia e Francia hanno regolamentato i generici solo
negli ultimi 4 anni). La situazione è più grave in Italia, dove si fa sentire
la mancanza di una politica che indirizzi correttamente le prescrizioni. Negli
USA il mercato dei generici occupa il 40% , in Germania il 39%, in Finlandia il
32%, in Gran Bretagna il 12%, e via via i Paesi Bassi, l’Austria, il Belgio, la
Svezia, e la Francia (4%). In Italia le ditte produttrici di generici fatturano
lo 0,4% del totale, e le proiezioni più ottimistiche valutano che per il 2001
non si supererà il 3%.
Ma quale è il quadro socioeconomico in cui dovrebbe
prendere corpo lo sviluppo dei farmaci generici, quali le possibilità e gli
ostacoli? Le risposte sembrano ovvie, gli attori sono le Industrie, i
Cittadini, i Medici, i Farmacisti, lo Stato e le Regioni.
L’Industria, ormai costituita da giganti mondiali,
teme di vedersi sfuggire una consistente fetta di mercato in favore di un
gruppo di piccole aziende nazionali, e, quindi, reagisce: ricorda che gli
stimoli alla ricerca e sviluppo sono fondamentali in una economia di mercato
come la nostra, rammenta la cura con cui vengono confezionati i farmaci
originali, reclama contro leggi che favoriscono i generici pretendendo un equo
trattamento fra concorrenti da parte dello Stato. I Cittadini, ovviamente, in
mancanza di una corretta informazione, sono assai restii a vedersi sostituire
le proprie terapie, diffidenti sulla qualità dei prodotti, contrari ad
utilizzare farmaci che sotto sotto considerano di serie B. I Medici, sottoposti
alla pubblicità a tappeto condotta dalle Industrie che producono farmaci
originali, hanno difficoltà ad orientarsi fra molecole che nessuno propone e
risentono della responsabilità derivata da una prescrizione innovativa, in
assenza di pubbliche, chiare e precise prese di posizione da parte dello Stato
per quanto riguarda la buona qualità della produzioneindustriale. I Farmacisti,
che guadagnano secondo una percentuale delle vendite, verrebbero penalizzati
economicamente. Tutti, in fin dei conti, si muovono nella logica del loro
ruolo, tranne Stato e Regioni, che avrebbero tutte le ragioni per incentivare
il mercato dei generici, ma non hanno la forza di uscire allo scoperto,
mettendo in pratica un programma finalizzato a recuperare risorse orientando
opinione pubblica e medici verso scelte che tengano anche conto
dell’economicità del prodotto. Le soluzioni sperimentate in altre nazioni e già
dimostratesi efficaci, sono gli incentivi ai medici che si impegnano nelle
prescrizioni, le facilitazioni alle aziende produttrici, la correzione dei
margini per i farmacisti, in modo da rendere meno svantaggioso il commercio dei
generici. Contrariamente agli altri paesi, in Francia, la normativa consente
al farmacista, di sostituire un farmaco
prescritto con uno generico, ovviamente di minor prezzo. Nel paese transalpino
il sistema non si sta mostrando molto efficace, cionondimeno la soluzione è
stata prospettata anche in Italia. L’iniziativa, fortunatamente, è stata
bloccata: sarebbe molto grave se ad un terzo estraneo fosse concesso di
intromettersi nel delicato rapporto che lega medico e paziente nel momento
della prescrizione. Una strada potrebbe essere quella di agire attraverso le
strutture di II livello (ospedali, case di cura), meno legate alla prescrizione
del nome commerciale, e forse più disponibili all’utilizzo di molecole di costo
inferiore.
Da queste ed altre considerazioni che verranno
esposte, risulta evidente l’opportunità che si apre per la Medicina Generale.
Primo per non essere scavalcati da altri interlocutori nel rapporto con il SSN,
poi perché da questa trattativa possono nascere interessanti occasioni di
sviluppo. In un mondo in cui tutti paventano lo spettro del deficit economico,
chi si trova a lavorare a fianco dei cittadini deve vigilare affinché non
vincano le logiche del risparmio puro, ma quelle della razionalizzazione delle
risorse. In quest’ottica, se i medici di famiglia riuscissero ad impegnarsi in
una seria azione di informazione e diffusione dei farmaci generici, sarebbe
giusto richiedere che le risorse risparmiate venissero riversate interamente
nelle strutture territoriali, potenziando le attività proprie della MdF: la
formazione, l’ADI, i progetti finalizzati e la contrattazione decentrata. Nel Lazio, questi potrebbero
essere argomenti forti per favorire un accordo fra Regione e Medici di
Famiglia.