CAMPI
ELETTROMAGNETICI ASSOLTI MA CON RISERVA
(Corriere Medico)
Il messaggio degli esperti è tranquillizzante: finora per i campi elettromagnetici non ci sono evidenze certe di danni biologici oltre a quello da riscaldamento (basato sul principio del forno a microonde): certamente, però, è necessario approfondire le ricerche in questo settore. Di queste problemtiche si occupa in Italia l'Icemb (Centro interuniversitario per lo studio delle interazioni tra campi elettromagnetici e biosistemi), creato nel 1992 e costituito da gruppi dalle facoltà di ingegneria, medicina, fisica, biologia di diverse università italiane (Ancona, Bologna, L'Aquila, Genova, Napoli, Milano, Modena, Palermo, Parma, Roma); a queste si aggiungono università associate e unità associate (gruppi del Cnr, centro ricerche della Telecom e della Rai di Torino, Enea, Istituto superiore di sanità). Scopo del centro è promuovere e coordinare ricerche di base e applicate nel settore delle interazioni tra campi elettromagnetici e biosistemi a livello molecolare, cellulare e di organismo. Da oltre trent'anni la ricerca scientifica si occupa degli effetti biologici dei campi elettromagnetici; i risultati delle diverse ricerche sono spesso in netto contrasto tra loro e globalmente non si può parlare di risultati conclusivi. Questi studi hanno portato ad identificare con sicurezza solo l'effetto legato all'eccesso di riscaldamento, caratterizzato da effetti sul sistema di termoregolazione. "Questo &endash; afferma Gugliemo D'Inzeo, direttore dell'Icemb &endash; al momento è l'unico rischio reale che viene riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale e dall'Oms. Non bisogna superare certi livelli di emissione poiché il campo elettromagnetico esterno trasferisce energia ai tessuti biologici, che tendono a riscaldarsi". Una raccomandazione europea di prossima emanazione ha fissato un livello di riferimento relativo alla percezione di questo riscaldamento esterno; la normativa, rispetto alla soglia di attivazione del sistema di termoregolazione, applica un fattore di riduzione 10 per i lavoratori che si suppongono esposti per 8 ore al giorno e un fattore di riduzione 50, per la popolazione generale (il limite fissato per la popolazione è pari a 0,08 watt/Kg). Da questo limite sanitario derivano i limiti secondari relativi all'emissione dei campi elettromagnetici che variano al variare della frequenza. "La normativa italiana (Dm 381 del 10/9/98) &endash; ricorda il D'Inzeo &endash; è ancora più cautelativa; i limiti di emissione sono da 20 a 100 volte più bassi di quelli previsti dalla normativa europea". Polemiche sui telefonini Anche per quanto concerne l'impiego dei telefonini va rilevato che questi apparecchi trasmettono a bassa potenza e la normativa europea risulta ampiamente rispettata. Nel caso delle interferenze con i pace-maker, si configura un problema elettrico e non biologico, peraltro superato con i pace-maker di nuova generazione. "E' vero comunque che in questo settore; aggiunge D'Inzeo; gli studi sono molto contrastanti e spesso le fonti di informazione contribuiscono a rendere ancora più confusi i risultati. Per fare un esempio, riportando i risultati di uno studio dell'università di Bristol la stampa inglese ha pubblicato che l'uso dei telefonini fa perdere la memoria e, successivamente, che rende più intelligenti. E' di qualche giorno fa la notizia che Scotland Yard ha invitato i suoi dipendenti a limitare l'uso del telefonino; in realtà questo è frutto di una suggestione collettiva legata a risultati parziali di studi inutilmente allarmistici e peraltro poi smentiti". Il governo inglese, comunque, si schiera su una posizione piuttosto prudente: "non ci sono prove conclusive sugli effetti nocivi dei telefonini ; ha dichiarato Liam Donaldson, direttore della Sanità britannica ; ma è ancora presto per fare affermazioni nette sull'argomento". Onde elettromagnetiche e preoccupazioni Con lo sviluppo delle telecomunicazioni e il corrispondente aumento dell'inquinamento elettromagnetico è logico dunque che crescano anche l'ansia e la preoccupazione tra la popolazione. Questo clima di incertezza generale, del resto, è il pabulum più adatto per la diffusione di voci incontrollate e leggende metropolitane. Proprio per fare chiarezza e intraprendere misure di protezione adeguate l'Oms ha varato nel 1996 un progetto di ampio respiro, l'International Emf Project con un'agenda di iniziative pianificate fino al 2005.