MEDICINA: IPERGLICEMIA DEL DOPO PRANZO,NUOVO FATTORE RISCHIO

(ANSA) - MILANO, 6 FEB - Oltre a colesterolo, ipertensione, sigarette e altro, da oggi per evitare l'infarto e' da tenere sotto controllo un fattore di rischio in piu': l'iperglicemia del dopo pranzo, parametro che basta a definire la malattia diabetica (che gia' raddoppia il rischio di mortalita'), ma che nessun medico di famiglia e' solito ricercare nei suoi pazienti. Lo hanno affermato gli specialisti del 'Gruppo di studio sul rischio cardiovascolare nel diabete', in un Documento presentato oggi a Milano. Il coordinatore del Gruppo di studio, Gaetano Crepaldi, ha sostenuto che in un'ampia quota di persone (il 2%) la 'glicemia a digiuno' che solitamente prescrivono i medici di base e' pressoche' normale - tra 110 e 126 mg/dl - mentre sono notevolmente alterati i valori glicemici dopo i pasti. ''Sono - ha detto - diabetici che non sanno di esserlo, che scoprono la loro malattia anni dopo, quando sono costretti al ricovero in ospedale''. Per Michele Muggeo, presidente della SID (Societa' Italiana di Diabetologia) ''ogni due diabetici noti ce n'e' uno che non sa di esserlo''. Quindi il conto dei diabetici sale da 1.700.000 a oltre 2.500.000. Ma gli ultimi studi suggeriscono qualcosa di piu': che cioe' per le malattie cardiovascolari l' iperglicemia post-prandiale e' ''fattore di rischio indipendente che raddoppia il rischio di mortalita'''. Muggeo ha in proposito citato il recente studio DECODE, condotto su 22 mila soggetti, seguiti per una media di 7,3 anni. Questo studio ha dimostrato che ''la misurazione di glicemia 2 ore dopo un carico orale di glucosio e' predittiva della mortalita' anche in soggetti non diabetici e come essa sia correlata al rischio cardiovascolare in modo piu' stretto rispetto ai valori della glicemia a digiuno''. A tutti gli effetti, l'iperglicemia del dopo pranzo si puo' quindi definire un fattore di rischio 'sommerso', perche' ancora non sufficientemente indagato ai fini della diagnosi e del trattamento della malattia diabetica. In un paziente diabetico dovra' essere tenuta sotto i 160 mg/dl. Secondo i diabetologi del gruppo di studio pero' anche un non diabetico che due ore dopo il pranzo ha una glicemia di 140 mg/dl dovra' comunque essere tenuto d'occhio dal medico, controllato di piu'. E hanno suggerito ai medici di famiglia che intendono controllare la glicemia di un paziente, per diagnosticare o escludere la malattia, di affiancare alla analisi della glicemia a digiuno anche un'analoga analisi due ore dopo la colazione del mattino, senza bisogno di ricorrere all' analisi del carico glicemico. Importante il ruolo della dieta nel controllo del diabete: per Michele Carruba (universita' di Milano) l'80% dei diabetici e' obeso o in sovrappeso. ''Ma e' stato dimostrato - ha detto - che per ogni chilo di peso corporeo perso nel corso di un anno, l' aspettativa di vita del paziente diabetico obeso aumenta di 3-4 mesi''. (ANSA). BRA