QUANDO LA BRONCHITE SOFFRE GLI ANTIBIOTICI
CORRIERE     MEDICO DEL  9/12/99   
 
«La terapia profilattica con antibiotici  ; spiega Luigi Allegra, dell'Istituto di malattie dell'apparato respiratorio, Università di Milano; andrebbe riservata solo ai pazienti che vanno incontro a frequenti esacerbazioni della patologia di base (oltre 4 l'anno). Per il resto una metanalisi dei trial sulla terapia antibiotica in corso di riacutizzazione della bronchite cronica ha confermato un miglioramento statisticamente significativo, attribuibile alla terapia antibiotica».
 
Le bronchiti croniche, o "killer ombra" secondo la definizione dell'Organizzazione mondiale della sanità, rappresentano oggi la quarta causa di morte tra i maschi adulti. Il più frequente problema di ordine clinico da affrontare è quello relativo alle riacutizzazioni: la malattia tende a peggiorare nel tempo determinando un sempre maggior rischio di esacerbazioni. Con il peggiorare della funzionalità respiratoria variano i patogeni responsabili degli episodi acuti; si passa così dai Gram positivi (pneumococco), ai Gram negativi (H. influenzae) a batteri a forte tasso di antibiotico-resistenza come Pseudomonas aeruginosa.
 
Questi pazienti, inoltre, a causa del largo uso di antibiotici necessario nel corso della loro vita, finiscono per diventare un serbatoio di infezioni antibiotico-resistenti per la comunità. Secondo le ultime statistiche le riacutizzazioni sono legate prevalentemente all'Haemophilus influenzae (35-50 per cento dei casi), allo Streptococcus pneumoniae (20 per cento), a virus, Mycoplasma pneumoniae e Chlamydia.
Si pone dunque il problema di instaurare un trattamento di carattere preventivo anche per cercare di ridurre al minimo il rischio di complicanze (si veda qui sopra). «La terapia profilattica con antibiotici &endash; spiega Luigi Allegra, dell'Istituto di malattie dell'apparato respiratorio, Università di Milano  ; andrebbe riservata solo ai pazienti che vanno incontro a frequenti esacerbazioni della patologia di base (oltre 4 l'anno). Per il resto una metanalisi dei trial sulla terapia antibiotica in corso di riacutizzazione della bronchite cronica ha confermato un miglioramento statisticamente significativo, attribuibile alla terapia antibiotica». La ricerca, inoltre, continua a proporre farmaci sempre più evoluti: sono stati, per esempio, di recente introdotti in terapia i fluorochinolonici di terza generazione, come la moxifloxacina, molto efficaci contro Haemophilus influenzae e in grado di penetrare in alte concentrazioni nella mucosa bronchiale.
 
Secondo le raccomandazioni della European Respiratory Society, la terapia antibiotica va sempre raccomandata in corso di riacutizzazione severa e nelle forme meno gravi qualora si associno dispnea ingravescente e aumento dell'escreato.
Il trattamento andrebbe sempre proseguito per almeno sette giorni. Sullo stesso argomento si sono espressi due anni fa anche i pneumologi italiani, stilando apposite linee-guida: le condizioni generali del paziente, l'obiettività clinica, la presenza di febbre e il viraggio dell'espettorato verso la purulenza devono guidare la decisione prescrittiva del medico anche secondo i nostri specialisti. Da ricordare infine il quadro epidemiologico tutt'altro che tranquillizzante delle bronchiti croniche: ne sono affetti il 5-7 per cento dei maschi ma la percentuale nei fumatori sale fino al 15 per cento. Nell'arco degli ultimi decenni la prevalenza della bronchite cronica nei paesi occidentali è aumentata di oltre il 50 per cento