GS/dn/3/2004

Roma, 8 gennaio 2004

Illustre Professor Rodotà,

Come Le è certamente noto, l'entrata in vigore il 1° gennaio u.s. del Testo unico n. 196 in materia di protezione di dati personali ha trovato, in questi giorni, ampia eco sulla stampa. Stampa che ha opportunamente fornito informazioni all'opinione pubblica, ma nel contempo ha creato, soprattutto tra i medici e gli odontoiatri, un certo allarmismo riguardo ai compiti ad essi, dalla legge stessa, affidati.

Si tratta a mio avviso di un allarmismo forse ingiustificato, motivato dal prevedibile impatto che una disciplina di legge innovativa, quale è quella della Privacy, determina sui cittadini. E' ormai acquisito, infatti, che la legge n. 675/96 in questi anni ha determinato una vera e propria crescita culturale della coscienza civile del nostro Paese.

Nessuno può negare che, sin dalla sua approvazione, la questione Privacy ha seguito un percorso di apprezzamento crescente in ambito sociale; è vero forse che proprio per la sua peculiarità necessita, perlomeno riguardo ad alcuni ambiti, di ulteriori tempi per una piena consapevolezza e totale accettazione.

Nella mia veste di titolare del Dicastero della Salute particolarmente vicino, quindi, ai cittadini, sento di rivolgermi all'alta Autorità del Garante della Privacy per condividere le perplessità riportatemi sia dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO), come pure da singoli medici riguardo ad alcuni aspetti della disciplina di legge, che sembrano incidere pesantemente, oltre che sull'operato quotidiano di questo importante settore del nostro mondo professionale, anche sul delicato rapporto tra medico e cittadino.

E' innegabile, infatti, che la professionalità medica viva già un oggi pesantemente condizionato, se non addirittura soffocato, da compiti amministrativo-burocratici dipendenti dalla dinamica legislativa e organizzativa del nostro Sistema Sanitario Nazionale. E' una realtà che il medico non può e non vuole certo eludere, ma che ritengo vada considerata laddove rischia, addirittura, di mettere in discussione la qualità della prestazione sanitaria fornita.

Si tratta di preoccupazioni, timori quindi, quelli espressi dalla parte medica, che, a mio personale avviso, meritano attenzione se non addirittura segnali di avvicinamento. E in questo confido nella Sua profonda e indiscutibile competenza professionale, oltre che nella Sua nota esperienza.

Le modalità semplificate per il rilascio dell'informativa e la raccolta del consenso affidate al medico di medicina generale e al pediatra di libera scelta, le modalità per le prescrizioni dei medicinali seppure dilazionate al 2005 che, riguardo alla ricettazione libera, prevedono la non-indicazione del nominativo del paziente con intuibili rischi di abusi per il legittimo utilizzo e che, riguardo alle prescrizioni del SSN, prevedono tagliandi adesivi di copertura sono solo alcuni degli aspetti che mi sono stati direttamente segnalati, in quanto potenzialmente inficianti lo svolgimento dell'attività professionale del medico e dell'odontoiatra.

Sono a conoscienza dei contatti proficui che l'Autorità da Ella presieduta ha in corso con massimi rappresentanti istituzionali della Professione e sono certo che in questa sede, convogliando l'impegno verso soluzioni condivise si riuscirà a trovare il giusto equilibrio tra disciplina normativa e operatività della stessa sul campo.

La ringrazio anticipatamente a nome mio personale, dei medici e dei cittadini per tutto quanto, sono certo, porrà in essere al fine di addivenire a individuare equilibrate linee-guida che diventino supporto concreto per tutti coloro i quali tendono al medesimo obiettivo di miglioramento e di evoluzione della nostra società.

Con i miei migliori saluti e vivissime cordialità
suo
Girolamo Sirchia

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Illustre Professor
Stefano Rodotà
Presidente Autorità Garante
per la Protezione dei Dati Personali

piazza di Monte Citorio, 121
00186 ROMA