I Presidenti degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri delle 5 Provincie Calabresi auspicano che il Consiglio Regionale approvi rapidamente il piano sanitario regionale concordando con molti dei contenuti e delle proposte presenti nella bozza a disposizione.
In particolare e prioritariamente evidenziano come sia assolutamente necessario attuare, in modo effettivo, la prevista correzione nella destinazione delle risorse economiche disponibili con una maggiore attenzione verso la medicina extraospedaliera, per come d'altronde già normativamente previsto, e con un reale potenziamento della diagnostica ambulatoriale. In tal senso occorre che si proceda, anche, ad una revisione e ad un riequilibrio delle quote pro-capite per A.S.L.
Non sono contrari alla previsione di sviluppo degli Ospedali c.d. di Comunità (o di Distretto) nei quali poter anche utilizzare al meglio una risorsa come quella dei colleghi della continuità assistenziale. Evidenziano, però, come l'attivazione di tali presidi, proprio per le finalità e le esigenze che ci si propone di soddisfare, non possa essere prevista solo ove ci si propone di depotenziare o riconvertire le strutture ospedaliere esistenti. Se la funzione prioritaria che si vuole affidare a tali strutture è quella di filtro è evidente che le stesse dovranno necessariamente essere create, anche e forse ancor più, ove già esiste un ospedale destinato a ricevere i ricoveri per acuti.
Non v'è dubbio che l'individuazione di percorsi virtuosi attraverso la realizzazione di una efficiente rete ospedaliera ed ambulatoriale territoriale consentirebbe di abbattere la notevole quantità di ricoveri non appropriati che caratterizza il sistema sanitario calabrese.
Le strutture Ospedaliere, intese in senso classico, dovranno essere previste ed indirizzate solo per i pazienti realmente acuti. In tali strutture dovranno prevedersi notevoli investimenti per colmare molti deficit sia tecnologici sia di standard alberghiero oggi presenti e l'attivazione delle numerose specialità ancora oggi mancanti (chirurgie specialistiche ad esempio toracica, neuro e cardiochirurgica), anche a discapito di una miriade di specialità di base nelle quali molto spesso si annidano i ricoveri incongrui ed inappropriati. L'erogazione di tali servizi potrà, come le leggi prevedono, essere attuata sia da presidi a conduzione diretta sia da quelli a conduzione privata con pari prerogative e pari diritti; a tal fine si auspica venga attuato un sistema di controlli per verificare la parità degli organici e dei rapporti di lavoro e/o l'appropriatezza delle prestazioni. L'attivazione effettiva di un tale modello organizzativo non potrebbe che avere un impatto positivo riducendo la "migrazione sanitaria" ed i relativi costi. La migrazione sanitaria non potrà essere ridotta, invece, con estemporanee collaborazioni e consulenze con Centri qualificati di altre regioni rischiando di dirottare preziose risorse finanziarie e magari l'attenzione dei nostri stessi cittadini utenti.
E' necessario, poi, prevedere una grande attenzione verso il sistema dell'emergenza-urgenza favorendo fra l'altro la sempre maggiore integrazione dei medici del 118 che necessitano di una sistemazione anche giuridica più confacente alle loro prerogative professionali.
L'orografia calabrese e la storia amministrativa della Calabria ci fanno, invece, ritenere non opportuna e non utile una gestione accentrata in un'unica azienda sanitaria, anche se si riconosce la necessità di un maggiore coordinamento delle varie aziende sanitarie oggi troppo autonome e soggette a spinte clientelari difficilmente governabili senza una autorevole guida regionale. In ogni caso sono contrari a soluzioni che prevedano solo tre aziende territoriali ritornando alla vecchia divisione in tre provincie della Calabria e mortificando territori come Vibo o Crotone.
Evidenziano la necessità di investimenti e risorse a medio e lungo termine per la medicina dei servizi e l'educazione sanitaria, nonché per la sperimentazione prima e l'avvio dopo di progetti assistenziali e residenziali innovativi che siano in grado di dare le necessarie risposte al sempre più evidente e grave problema dell'assistenza e cura degli anziani. Il tutto anche con l'eventuale coinvolgimento e compartecipazione di privati.
Occorre ricordare come la Regione sia obbligata ad assicurare l'attuazione ed il rispetto della legge 626 sulla tutela e la sicurezza nei luoghi di lavoro: una raccomandazione in più occorre però fare nei riguardi di particolari presidi ospedalieri che, qualora dovessero essere conservati, dovranno risultare a norma; lo stesso vale per moltissime postazioni di guardia medica.
Ci sembra utile istituire sul modello di altre Regioni una Agenzia dei servizi sanitari e nel suo ambito prevedere una Consulta della Sanità, una sorta di organo di consulenza dell'esecutivo, della quale facciano parte sia le rappresentanze ordinistiche sia le società scientifiche, sia i rappresentanti dei sindacati rappresentativi, sia i maggiori funzionari e dirigenti del SSR.
Infine una raccomandazione, un invito ed una richiesta pressante.
La legge 229/99 introduce l'aggiornamento obbligatorio per tutti gli operatori sanitari professionisti del servizio sanitario, sia dipendenti che convenzionati (ECM). Gli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri calabresi, in linea con quanto già realizzato a livello nazionale ed in molte altre Regioni, ritengono sia necessario ed imprescindibile che l'aggiornamento delle professioni sanitarie venga gestito nell'ambito dell'Assessorato alla Sanità e che vengano disattesi tutti i tentativi di affidare la gestione di tale delicato servizio ad altro assessorato.
Le Categorie rappresentate ritengono indispensabile una gestione trasparente ed autorevole di tale momento formativo vista e considerata la sua l'obbligatorietà ed i costi che il sistema sarà chiamato a sopportare. A tal fine ritengono necessario ed urgente che la Regione assuma con effettività ed efficienza quel ruolo guida che le è affidato con la costituzione della Commissione Regionale per l'ECM nella quale una funzione cardine dovrà essere prevista per i Rappresentanti Ordinistici delle professioni sanitarie.
Nel complesso ribadiscono la necessità di un Piano Sanitario Regionale che salvaguardi il Servizio Sanitario Nazionale, assicurando livelli uniformi d'assistenza per tutti i calabresi, e che tenga conto e non prescinda dal fatto che la Sanità, in quanto demandata alla tutela della salute, bene pubblico primario comune a tutti, non può, non potrà e non dovrà mai essere equiparata e gestita esclusivamente quale fatto meramente aziendale ed economico.
Reggio Calabria, li 25/09/ 2003
Dr. Cassone Giovanni (Presidente Ordine Medici Chirurghi ed Odontoiatri Reggio Calabria)
Dr. Vincenzo Ciconte (Presidente Ordine Medici Chirurghi ed Odontoiatri Catanzaro)
Dr. Enrico Ciliberto (Presidente Ordine Medici Chirurghi ed Odontoiatri Crotone)
Dr. Eugenio Corcioni (Presidente Ordine Medici Chirurghi ed Odontoiatri Cosenza)
Dr. Gerardo D'Urzo (Presidente Ordine Medici Chirurghi ed Odontoiatri Vibo Valentia)