E-R: TERAPIA DOLORE; RADDOPPIATE RICETTE OPPIACEI 24% OSPEDALIZZATI DICHIARA DI SENTIRE DOLORE ACUTO

(ANSA) - BOLOGNA, 25 NOV - Nell' ultimo anno sono raddoppiate in Emilia Romagna (da 0,7 a 0,14 per mille abitanti le dosi definite die, un indice complesso usato dai tecnici) le ricette che prescrivono oppiacei per aiutare i pazienti oncologici a domicilio a sentire meno dolore, ma siamo ancora lontani dai livelli di altri paesi europei dove la terapia del dolore funziona da tempo. Infatti il consumo in Italia è un decimo di quella della Francia (150 dosi per milione di abitanti contro 1500 in Francia) ed un terzo di quella della Germania (circa 500). Tuttavia questa percentuale significa che qualcosa si sta muovendo anche da noi, dopo che nel 2001 è stata approvata la nuova legge che facilita l' impiego degli oppiacei contro il dolore, dopo decenni che questo problema veniva considerato ineluttabile o c' era - e persiste tuttora - la remora a usare la morfina o suoi derivati. Del problema della terapia antalgica e del progetto di "un ospedale senza dolore" si è parlato oggi in Regione in una conferenza stampa nella quale l' assessore alla sanità Giovanni Bissoni, il dottor Dino Amadori, direttore del dipartimento oncologico dell' ospedale di Forlì, Elena Marri, responsabile del programma regionale "Cure palliative" e Stefano Bonarelli (Ospedale Bufalini di Cesena), hanno fatto il punto sull' applicazione del progetto, che riguarda anche le indicazioni per il dolore post-operatorio, e diffuso i dati di una indagine compiuta con 8.864 questionari compilati da altrettanti ricoverati negli ospedali dell' Emilia-Romagna in una giornata del maggio 2002. Il 24% degli ospedalizzati percepisce un dolore intenso (27% per le donne, 20% per gli uomini) con una percentuale crescente al crescere dell' eta, in particolare per gli ultra 75enni. Come era prevedibile per la stragrande maggioranza dei pazienti sollievo significa sentire meno dolore e quindi le terapie antalgiche sono al primo posto, ma per i pazienti oncologici è al primo posto anche la richiesta di ricevere informazioni chiare sulle cure, mentre la presenza di persone care ed il sostegno psicologico sono le altre richieste che vengono avanzate di più dai malati sia dell' area oncologica che chirurgica. Dunque un insieme di risposte che dimostra come l' approccio al dolore necessiti di una risposta globale. Da qui - ha spiegato Bissoni - l' obiettivo di dare concreta applicazione al progetto di un ospedale senza dolore che prevede la costituzione di un comitato in ogni azienda che coordini la formazione degli operatori, misuri la diffusione del problema e l' applicazione dei protocolli farmacologici di trattamento. Entro dicembre il comitato sarà attivo in ogni azienda mentre sono stati distribuiti 10 mila ricettari alle aziende per la prescrizione di morfina da parte dei medici di base. Amadori, che ha spiegato gli ostacoli che sono stati eliminati grazie alla nuova legge, ha però lamentato il mancato decollo di un programma nazionale per la formazione dei medici e per l' informazione dei cittadini per il quale il ministro Sirchia aveva a disposizione 1,5 miliardi di vecchie lire. Per Amadori non basta una legge a cambiare una mentalità che é ancora restia ad accettare l' impiego degli oppiacei per uso antalgico. Ne fanno le spese anche i bambini il cui dolore, quando c'é una patologia grave, viene trattato male perché c'é "la paura infondata di assuefarli alla morfina. Invece la scomparsa del dolore detossica". Un caso ancora diverso sono gli anziani, i quali comunicano meno. Soffrono molto il dolore, come testimoniano i dati dell' indagine, ma parlano meno o addirittura tacciono. (ANSA). DIL 25-NOV-02 15:24