martedì 16 settembre 2003
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Medici, battaglia per il contratto
La Fimmg: l'atto di indirizzo va modificato
di Roberto Turno
ROMA - «Se l'atto di indirizzo non sarà modificato, neppure ci siederemo al tavolo delle trattative». Mario Falconi, segretario nazionale della Fimmg, il principale sindacato dei medici di famiglia, annuncia battaglia in vista del rinnovo delle convenzioni della medicina territoriale. E mette in guardia: «Se il Consiglio dei ministri confermerà la bozza del documento, varato la scorsa settimana dai governatori, metterò in atto tutte le iniziative sindacali necessarie, come da mandato che ho ricevuto da parte del Consiglio nazionale». Sul tavolo della protesta ci sono iniziative a scacchiera, con agitazioni articolate Regione per Regione. Ma, promette Falconi, «senza provocare disagi agli assistiti».
L'autunno caldo della Sanità pubblica è praticamente cominciato. Dopo un articolato confronto nel fine settimana, è proprio la Fimmg ad accendere le polveri del confronto col Governo e con le Regioni. Il rinnovo delle convenzioni per il triennio 2003-2005 - con l'avvertenza però che il biennio 2001-2002 è rimasto "scoperto" - rappresenta del resto uno dei passaggi cruciali, sia dal punto di vista economico che da quello squisitamente normativo, di una stagione contrattuale che vedrà presto in pista anche le trattative per i contratti del personale medico e non. La scelta della Fimmg, che in queste ore è pronta a inviare una lettera formale a tutte le controparti (Regioni e Governo), è stata già condivisa dallo Snami e presto anche da altre organizzazioni della medicina territoriale, inclusi i pediatri e gli specialisti ambulatoriali. Col risultato di allargare il fronte della protesta e di rendere più incandescente il confronto. Scarsità di finanziamenti che penalizzano i medici, col risultato di ridurre il potere d'acquisto; nessun investimento, che di fatto «tradisce» tutte le dichiarazioni di principio di questi mesi. E ancora: rischio concreto di compromettere i Lea (livelli essenziali di assistenza), di «regionalizzare in modo esasperato» e di frantumare l'organizzazione dell'assistenza.
Questi i pericoli denunciati dalla Fimmg: «Quell'atto di indirizzo è di fatto un altolà alla tanto sbandierata volontà di rilancio della medicina territoriale - afferma Falconi -. Che pagheranno il servizio pubblico e tutti gli assistiti». Per questo la richiesta è perentoria: «Così si mortificano i medici, che incredibilmente non sono stati neppure consultati preventivamente. Prima del varo del Consiglio dei ministri, occorrono profonde modifiche allo schema dell'atto di indirizzo licenziato dai presidenti delle Regioni».