SANITA' PIU' 'SALATA' PER ANZIANI, FAMIGLIE POVERE E SINGLE
Roma, 14 ott. (Adnkronos Salute) - Sanità più 'salata' per i più poveri. Dal '95 la spesa a carico dei cittadini è cresciuta in modo costante, passando da una media di 50 euro al mese nel '97 a oltre 60 euro nel 2001, come conseguenza delle politiche attuate negli anni '90. Quest'aumento della spesa privata pesa maggiormente sulle tasche degli anziani, soprattutto se soli, delle famiglie a basso reddito e dei single. E' il quadro tracciato dal rapporto Sanità 2003 del Ceis (Centro di studi internazionali) dell'Università Tor Vergata di Roma, presentato questa mattina nella capitale. Per gli anziani single, sottolinea il rapporto, la spesa media pro-capite mensile è cresciuta da 87 euro nel '97 a oltre 116 nel 2001. Per le coppie di ultrasessantacinquenni si è passati da 124 euro a 162 euro. Per farmaci e altre prestazioni, sempre più le famiglie a basso reddito hanno dovuto mettere mano al portafoglio, con un aumento di spesa del 9%. Lo stesso vale per i single, che hanno visto lievitare la loro spesa per la sanità del 21,5%. Gli interventi di politica sanitaria adottati nell'ultimo decennio, a partire dalla riforma del '92 - spiega il rapporto Ceis - hanno fatto lievitare i costi sostenuti dai cittadini. Il rapporto tra spesa privata e pubblica, pari al 20% prima del '92, si è attestato ormai al 30% a partire dal '95. L'aumento della quota a carico degli italiani si è riversato anche sui portafogli delle famiglie a reddito alto, con una crescita di spesa del 14%. In questo caso però - evidenzia il rapporto - si corre il rischio che i più ricchi sempre più si rivolgano alla sanità privata, visto che anche per il sistema pubblico devono pagare di tasca propria quote consistenti. Questo potrebbe portare a premere l'acceleratore sul ricorso ad assicurazioni o mutue. Il pericolo è che si creino due sistemi sanitari paralleli, uno di 'serie A', l'altro di 'serie B'. Infine, gli aumenti maggiori della spesa privata si sono registrati nel Nord-est e nell'Italia centrale, con un più 17-18%, rispetto a una crescita del 15% nel resto della penisola. (Mad/Adnkronos Salute)