ALCUNI RISULTATI DELL'INDAGINE ISTAT
SALUTE: DUE ITALIANI SU TRE SI SENTONO BENE - Due italiani su tre (74,7%), nel 2002, si dichiarano in buona salute. A sentirsi meglio sono gli uomini, il 78,1% contro il 71,5% delle donne. E non a torto. Le malattie croniche piu' diffuse nel nostro Paese si confermano artrosi, artrite e ipertensione e colpiscono soprattutto il 'gentil sesso': il 38,9% delle italiane soffre di almeno una patologia cronica rispetto al 33,4% degli uomini. E' la fotografia scattata dall'Istat nell'Annuario statistico italiano 2003. La percezione di buona salute decresce rapidamente all'aumentare dell'eta': solo il 26,2% degli 'over 75' afferma di stare bene. Anche fra gli anziani, le malattie croniche affliggono piu' le donne, fatta eccezione per bronchite e patologie cardiovascolari, che sono piu' diffuse fra i coetanei maschi. Italiani sempre piu' longevi. Nel 2002, la vita media ha raggiunto gli 82,9 anni per le donne e i 76,8 per gli uomini. E, secondo l'Istat, si riduce la mortalita' generale. Nel 2000 i decessi sono stati 560.121 (280.714 maschi e 279.407), rispetto ai 567.741 del '99. I 'killer' principali si confermano malattie cardiovascolari e tumori, reponsabili di oltre il 70% della mortalita' complessiva. In particolare, nel 2000, le patologie del sistema circolatorio sono state causa di 240.430 decessi (383 ogni 100 mila abitanti fra i maschi e 447,6 fra le femmine). Al secondo posto si piazzano i tumori, a cui va attribuito il 28% delle morti nel 2002 (327,5 ogni 100 mila abitanti per gli uomini e 229,5 per le donne). La mortalita' per cancro e' piu' elevata nelle regioni del Nord e del Centro rispetto al Sud Italia: il triste primato va alla Liguria (381,9 decessi su 100 mila abitanti), mentre si muore meno in Calabria (189,4). Seguono le malattie respiratorie, responsabili di 37.782 decessi. Nel 2000 si sono registrati 2.429 decessi fra i bimbi con meno di un anno d'eta': la mortalita' infantile si conferma piu' elevata nelle regioni meridionali. FIGLI: IN AUMENTO IN ITALIA, CALANO ABORTI - Piu' 'cicogne' in Italia. Secondo gli ultimi dati Istat, infatti, il numero di nuovi nati nel 2002 e' cresciuto, anche se di poco, registrando 1,26 figli per donna, contro l'1,25 dell'anno precedente. Ma si sposta sempre piu' in avanti l'eta' delle donne che diventano mamme: nel 2000, ultimo dato disponibile, l'eta' media e' di 30,4 anni, in aumento rispetto ai 29,8 del 1995, e ai 27,5 del 1980. In leggero calo invece il numero degli aborti volontari: nel 2001 sono stati 9,1 per 1.000 donne contro 9,3 del 2000. Questi i dati dell'Annuario statistico 2003, diffusi oggi. Per l'ennesimo anno consecutivo, la fecondita' delle donne italiane mostra quindi un lieve incremento. Una tendenza al rialzo, che si riscontra ormai dal 1995, quando si era toccato il minimo storico con 1,19 figli per donna. Nonostante cio', l'Italia rimane pero' fra i paesi europei a piu' bassa natalita', insieme alla Spagna. E, in controtendenza, il 'recupero' non e' da attribuire al Sud Italia, notoriamente piu' prolifico, ma alle regioni del Nord e del Centro, dove fra il '95 e il 2000, il numero medio di figli per donna e' passato da 1,04 a 1,21 (al Nord) e da 1,07 a 1,19 (al Centro). Quanto alle interruzioni volontarie di gravidanza, il lieve decremento ha interessato tutte le regioni d'Italia. Ma dalla 'fotografia' generale, la Puglia fa registrare il valore piu' alto con 13,2 aborti per 1000 donne, seguita da Umbria, Liguria e Lazio. I valori minimi si registrano in Sardegna (5,9), Trentino Alto Adige (6,2), Veneto (6,4) e Calabria (7). FUMO: 23,7% ITALIANI CON IL VIZIO NEL 2002 - Meno sigarette accese nel nostro Paese. Secondo l'Annuario statistico italiano 2003 dell'Istat, nel 2002 i fumatori sono il 23,7% degli italiani con piu' di 14 anni, in leggerissimo calo rispetto al 23,8% del 2001, ma in costante diminuzione rispetto al 25,4% del '98. Gli ex delle sigarette sono il 20,7% della popolazione. Ad avere il vizio delle bionde sono soprattutto gli uomini, il 30,9% rispetto al 17,1% delle donne. MALARIA: CASI IN CONTINUA CRESCITA, 70% SONO UOMINI - Aumentano i casi di malaria in Italia. Il trend al rialzo e' costante negli ultimi anni, e ha visto raddoppiarsi le notifiche dai primi anni '90, quando erano circa cinquecento, fino a mille nel 2000 e nel 2001. Sono questi i numeri contenuti nell'Annuario Istat 2003 presentato oggi. ''Per il 2002, il dato provvisorio - prosegue il rapporto - indica 456 casi accertati. Ma e' da ritenersi sottostimato - precisa l'Istat - probabilmente perche' alcune Regioni tardano a inviare le notifiche relative a questa malattia''. Quello che si sa per certo, invece, e' che a venire colpiti sono in maggioranza gli uomini, circa il 70% del totale. Secondo il documento Istat, il 78% dei casi di malaria si concentra nel Nord Italia. ''E la spiegazione - continua il rapporto - risiede nel fatto che la malattia colpisce principalmente le persone che si recano all'estero per lavoro o per turismo, oppure gli immigrati che fanno visita nei Paesi d'origine e poi tornano nella penisola''. In quasi tutte le Regioni del Nord sono anche piu' alti i tassi di notifica della malaria, rispetto alla media nazionale. ''Mentre al Centro-Sud, con la sola eccezione della Regione Lazio - conclude l'Istat - le segnalazioni fanno registrare valori piu' bassi della media complessiva''. ALIMENTAZIONE: 75,7% ITALIANI PRANZA A CASA - Gli italiani non amano il pasto 'fast food'. Al bando panini e tramezzini trangugiati al bar, il 75,7% a mezzogiorno mangia a casa. E, secondo i dati Istat relativi al 2002, il 70,5% dei nostri connazionali considera il pranzo il pasto principale della giornata. La dieta mediterranea mantiene saldo il suo primato nelle abitudini alimentari della penisola, come emerge dall'Annuario statistico italiano 2003 dell'Istat. Sempre piu' diffusa un'altra abitudine salutare: non saltare la prima colazione. La cena e' il pasto piu' sostanzioso soprattutto al Nord (29,3%) rispetto alle regioni meridionali (11%). La mattina, poi, senza limitarsi al classico caffe' in piedi, il 76,4% degli italiani ha imparato a fare una buona colazione, un appuntamento quotidiano per il 91,8% dei bimbi fra i 6 e i 10 anni d'eta' e per gli anziani (82,7% per gli 'over 75'). FARMACI: ITALIANI NE CONSUMANO DI PIU' - Gli italiani consumano piu' farmaci. Secondo l'Annuario statistico italiano 2003 dell'Istat, nel 2002 ha assunto medicinali il 34,9% della popolazione, contro il 33,6% nel 2001. A ricorrere a pillole e sciroppi sono soprattutto le donne, il 39,8% rispetto al 29,7% degli uomini. Il consumo di farmaci risulta piu' elevato, ovviamente, fra gli anziani. Inoltre, si va piu' spesso in farmacia nelle regioni settentrionali (38,3%) e centrali (35,1%) che al Sud (30,5%). OSPEDALI: PER ITALIANI MENO RICOVERI E POSTI LETTO - Meno ricoveri in ospedale per gli italiani, ma aumenta il ricorso al day hospital. E nel Belpaese diminuisce l'offerta di posti letto: nel 2000 sono stati 268.524, contro i 280.438 dell'anno precedente. Un calo che interessa tutto il Paese, in particolare il Mezzogiorno, e che si accompagna alla riduzione dei ricoveri in regime ordinario: da 9,8 milioni nel '99 a 9,4 nel 2000. E ormai il 22% dei ricoveri e' in day hospital. E' quanto emerge dai dati dell'Annuario statistico 2003 dell'Istat - elaborati a partire dalle rilevazioni del ministero della Salute relativi a 1.425 istituti di cura (di cui 785 pubblici e 640 privati). L'offerta piu' bassa di posti letto ordinari si registra in Campania (3,5 letti per mille abitanti), la piu' alta nel Lazio (5,9). E se tutte le regioni del Nord (tranne la Valle d'Aosta) vantano un'offerta superiore alla media, in quelle del Sud (tranne la Sardegna) si rivela inferiore. Le diminuzioni piu' forti si registrano in Friuli, Lazio e Abruzzo. Tassi stabili, invece, per quanto riguarda il personale: nel 200 era 'forte' di 620.951 unita' (10,8 per mille abitanti), con un 18% di medici e un 44% di personale sanitario ausiliario. Ogni 100 posti letto poi si contano 41,8 medici a livello nazionale, 'appena' 39,5 al Nord contro 43,9 al Centro e al Sud. Per il personale ausiliario la dotazione nel Mezzogiorno e' ''piuttosto bassa, sia in relazione alla popolazione che agli ospedali''. Contrazione anche per le giornate di degenza, che passano da 76 milioni a circa 72,5 milioni. Diversamente dagli ultimi anni, il rapporto con i ricoveri rimane invariato: la degenza media resta poco superiore a una settimana. Tendono a ridursi nella Penisola le differenze del tasso di ospedalizzazione: 162 ricoveri per mille abitanti al Nord, 164,6 al Centro e 164,9 al Sud. Per la degenza media, invece, si va dagli oltre nove giorni in Piemonte, Valle d'Aosta e Lazio a meno di 6,5 giorni in Umbria, Campania, Puglia, Basilicata e Sardegna. Un processo di razionalizzazione delle risorse testimoniato dall'incremento del tasso di utilizzo dei posti letto, passato dal 73,4% nel '96 al 75,6% nel 2000. All'aumento del ricorso al day hospital, si accompagna anche la crescita dei posti letto dedicati (nel 2000 sono 27.507). Restano comunque situazioni di squilibrio. E' il caso di alcune regioni meridionali, in cui ''l'offerta di posti letto ordinari e di personale - si legge nell'Annuario - tendono a ridursi, pur essendo gia' piuttosto bassa, e il tasso di utilizzo dei posti letto e la dotazione di day hospital, seppur in crescita, sono ancora inferiori al resto del Paese''. 16/12/2003