La spesa continua ad aumentare: lo dimostrano i dati definitivi della spesa farmaceutica pubblica nei primi sette mesi dell'anno presentati oggi, come di consueto, dai farmacisti italiani (i dati sono consultabili sul sito www.federfarma.it, alla voce "spesa e consumi farmaceutici").
L'aumento rispetto al 2003 è del 10,5%, mentre a fine 2003 l'obiettivo del Governo era quello di mantenere sostanzialmente inalterata la spesa farmaceutica pubblica.
I recenti provvedimenti di giugno non invertono significativamente la tendenza: nel primo trimestre la crescita è stata dell'8,1%, in aprile e maggio è stata rispettivamente del 16,4% e del 10,3% in giugno e luglio mediamente dell'11,2%, nonostante dal 25 giugno sia attivo l'abbattimento del prezzo del 4,12% imposto all'industria dal Governo, che i farmacisti avevano subito spiegato essere insufficiente.
Incrementi eccezionali di spesa si registrano in vari settori cruciali, dai farmaci ipocolesterolemizzanti (omega3: +52%) ai cardiovascolari (statine: +34%), dai farmaci per l'apparato muscoloscheletrico (antinfiammatori, coxib: +23%) ai farmaci per l'apparato gastrointestinale (inibitori di pompa: +25%). In molti casi l'incremento della spesa deriva dal concentrarsi delle prescrizioni su farmaci di altissimo prezzo, in parte sicuramente non giustificato da una reale innovazione e da una particolare valenza terapeutica: l'industria farmaceutica reagisce alla pur modesta contrazione dei prezzi impostale dal Governo con lo spostamento verso farmaci basati su modifiche marginali dei principi attivi, con il risultato di ottenere maggiori ricavi per sé e un forte allungamento della copertura del brevetto. Inoltre emerge la preoccupante tendenza a prescrivere farmaci davvero innovativi ma costosissimi anche per patologie per le quali sono efficaci molti farmaci di uso consolidato (e perciò anche più sicuri) ma che hanno un costo molto più basso.
I farmacisti italiani, organizzati in Federfarma (l'associazione che rappresenta tutti i titolari di farmacia), si battono da tempo per una contrazione della spesa farmaceutica pubblica, anche se ciò comporta una riduzione dei propri redditi. Il contenimento della spesa pubblica è un elemento irrinunciabile insieme a quello della totale trasparenza.
Per evitare un ulteriore aggravamento del deficit dello Stato, specie in previsione del 2005, i farmacisti italiani ritengono indispensabile che: