Di seguito:
lunedì 24 ottobre 2005
Ci mancava solo il Partito della salute
di Stefano Lorenzetto
OLTRE LA BISTECCA. Se ne sentiva la mancanza: i medici di famiglia vogliono farsi un partito. O meglio, un medico di famiglia vuole farsi un partito. Si chiama Mario Falconi, è un tipo azzimato, con la barbetta sale e pepe. Ignoro da quanti anni sia il segretario generale della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale). Dieci? Venti? So solo che quando Silvio Berlusconi diventò presidente del Consiglio nel ‘94, lui già governava la categoria.
Che fosse predestinato a memorabili imprese lo si capiva da una notizia d’agenzia dell’anno prima, che riferiva di un certo Mario Falconi, “medico di base a Ostia” (tenderei a escludere un caso di omonimia), nominato da Maria Pia Garavaglia, ministro della Sanità, in una commissione incaricata di “formulare proposte e line guida per semplificare e migliorare I rapporti fra I cittadini e il Servizio sanitario nazionale” La commissione era presieduta da Maria Teresa Ruta. Ma sì, proprio lei, la presentatrice tv, Ia moglie separata di Amedeo Goria, quella che”ho vinto un concorso di bellezza a 15 anni (ma credetemi non l’ho fatto apposta!)”, testuale, prime due righe del curriculum nel sito ufficiale.
Da allora sono transitati da Roma, insieme con la gloria del mondo, ben sette ministri della Salute (oltre alla Garavaglia, Raffaele Costa, Elio Guzzanti, Rosy Bindi, Umberto veronesi, Girolamo Sirchia e Francesco Storace) ma Falconi era sempre lì, inamovibile, a trattare per conto della Fimmg con l’ultimo che s’è insediato. Lui è la salute in persona. Quale sarà il suo segreto? Avrà stretto un patto con la dottoressa Aslan? La mattina si inietterà la papaia direttamente in vena prima d’andare in ambulatorio? Sarà venuto in possesso di qualche ricetta lasciata dal collega Serge Voronoff, il medico russo naturalizzato francese che nel castello di Grimaldi, a Ventimiglia, trapiantava testicoli di scimmia sugli anziani per ringiovanirli?
Comunque lo stetoscopio e il martelletto non gli bastano più. “Se nelle prossime settimane dal mondo politico non arriveranno segnali chiari sui temi della sanità, fonderemo il Partito della salute”, ha annunciato Falconi ai primi d’ottobre al congresso nazionale della Fimmg. Ricorda un po’ il Partito della Bistecca, costituito nel ’53 a Firenze da Corrado tedeschi, editore di giornaletti d’enigmistica, con l’obiettivo di dare agli italiani, oltre al pane quotidiano, anche la fettina. Incombenze da padreterno. E infatti i colleghi pensavano che scherzasse. Settimane? Sono trascorsi appena dieci giorni e già anticipa, in un’intervista al quindicinale Il Bisturi, la convocazione per il 12 novembre di un Consiglio nazionale che dovrà fissare la data di un congresso straordinario “entro l’anno, dove sarà votata la decisione, o meglio l’autorizzazione al segretario nazionale, di portare avanti l’idea e il progetto del partito”. In pratica Mario Falconi si sacrifica nel ruolo di cireneo. L’importante è che il Partito della salute sia pronto per le elezioni politiche di primavera. Magari con Falconi Mario – tiro a indovinare – capolista. In barba allo statuto, che all’articolo 2 sancisce il carattere apartitico della Fimmg.
La candidatura non coglierebbe il nostro impreparato. Nel recente passato s’è allenato alle uscite pubbliche producendosi in spericolate dichiarazioni che hanno spaziato dalla “dolce morte” (“come tanti colleghi ho praticato l’eutanasia passiva, se ci fosse una legge anche da noi, non ho dubbi, non mi tirerei indietro”) alla devolution (“un progetto di legge che vuole certificare irreversibilmente la nascita nel nostro Paese di 21 repubbliche sanitarie diverse”).
Prepariamoci dunque al seggio e al peggio, a un Falconi uno e trino: segretario del sindacato dei medici di famiglia, presidente di un Ordine dei medici (quello di Roma), parlamentare. Sbaglierò, ma le tre funzioni, secondo me, non possono essere esercitate insieme: dal punto di vista sindacale, questo signore tutela se stesso, almeno indirettamente, nei confronti dei pazienti (anche se, più direttamente, nei confronti di un terzo pagante, il settore pubblico), però dal punto di vista dell’Ordine dovrebbe tutelare i pazienti garantendo gli standard professionali. Malgrado questa confusione identitaria, egli pretende di ritagliarsi un terzo ruolo, quello di politico, e quindi di colui che rappresenta il settore pubblico. Mica male come conflitto d’interessi. Ma quando gli avanzerà tempo per le visite domiciliari?
E pensare che fu proprio Falconi, in aprile, a salutare la nomina di Francesco Storace a ministro della Salute, al posto dell’immunoematologo Girolamo Sirchia, con queste parole: “Sirchia non è mai stato un vero tecnico, cioè un esperto di politiche e sistemi sanitari. Meglio quindi un vero politico, Sirchia è un ottimo medico, ma è un’equazione imperfetta pensare che un ottimo medico sia di certo un ottimo ministro”. Speriamo che parlasse anche per sé.
stefanolorenzetto@ilgiornale.it
martedì 25 ottobre 2005
Caro Stefano Lorenzetto,
dopo una mattinata trascorsa in studio a visitare e vaccinare per prevenire l'influenza agli anziani e ai pazienti a rischio, ho trovato sulla mia scrivania nella sede nazionale della Fimmg, l'articolo da Lei scritto su "Il Giornale" : "Ci mancava solo il partito della salute".
Devo dirLe che non ho mai replicato in situazioni analoghe, ma la Sua arguzia, unita ad una giusta dose di umorismo che non guasta mai, e la mattinata trascorsa a disposizione dei miei affezionatissimi pazienti mi hanno spinto a farlo.
Sono abituato a considerare il tempo partendo dalla nascita di Gesù Cristo e non dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri dell'On.le Silvio Berlusconi (1994), prima della quale, secondo Lei, io "già governavo la categoria".
Per amore della verità devo dirLe, pertanto, che sono Segretario Generale Nazionale della Fimmg da giugno 1996, che in effetti godo di ottima salute e nutro una certa speranza di conservarla a lungo anche in considerazione del fatto che mio padre e mia madre, sono entrambi morti nel 2002, rispettivamente alla veneranda età di 96 e 88 anni.
Sono certo che non Le sarà sfuggito, dalle mie dichiarazioni ufficiali, visto che Lei è un attento conoscitore della mia vita professionale e sindacale, che per me annunciare la possibile nascita di un partito per la salute non è da considerarsi una vittoria, ma la drammatica e amara conseguenza del fallimento "della politica", che in virtù del primato che le spetta, dovrebbe dimostrare capacità di governo di sistemi complessi onde tutelare diritti costituzionalmente garantiti, quale quello della salute.
Visto per altro che più volte, nel recente passato, mi è stata offerta la possibilità di "sedere" in parlamento, cosa che ho sempre rifiutato, concorderà con me che l'obiettivo perseguito non può ridursi alla banale "conquista" di un seggio che non servirebbe a nessuno, né ai cittadini né ai medici né tanto meno a me stesso.
Fino ad oggi credo di aver fatto qualcosa di positivo se i medici continuano a votarmi ed i pazienti a scegliermi (sono tutt'ora medico massimalista con lista d'attesa).
Ha ragione per altro Lei quando mi mette in guardia dal fatto che possibili futuri incarichi potrebbero far scadere la qualità del mio operare, ma stia tranquillo che ne terrò molto conto.
Un solo passaggio del suo spiritoso articolo mi ha un pochino rabbuiato, laddove inserisce il discorso dei pazienti.
Tutti gli addetti ai lavori sanno, comprese le organizzazioni dei cittadini, di quanto io mi sia battuto per la tutela della loro salute cercando di salvaguardare, anzi rilanciare, quello strumento prezioso che è il Servizio sanitario nazionale pubblico e solidale.
Attraverso di esso il nostro Paese ha conseguito importantissimi risultati sul tema della salute, quali ad esempio il progressivo allungamento della vita media che è difficilmente riscontrabile in altre parti del mondo.
Purtroppo i bisogni progressivamente crescenti e le insufficienti risorse economiche a disposizione, uniti al cronico ritardo nel riprogettare la sanità per una domanda di salute profondamente mutata in questi anni, stanno facendo paurosamente arretrare il nostro paese; ormai concreto è il rischio di una certificazione definitiva di una sanità per i ricchi ed una residuale per i poveri.
Spero di averLe fornito qualche ulteriore spunto di riflessione utile per il paese.
Grato per il suo articolo che considero in ogni caso, da inguaribile ottimista, una iniezione di fiducia; ritengo infatti che difficilmente si scrive di qualcuno che non lascia traccia del suo operare.
Le invio cari saluti.
Mario Falconi
mercoledì 26 ottobre 2005
Dice il saggio: tutto è bene quel che finisce bene.
Contraccambio i cari saluti.
s.l.
26 ottobre IX E.F. (Era Falconi, naturalmente)