Roma, 19 settembre 2007

Il 4 settembre scorso è uscito sulla cronaca di Napoli de "La Repubblica" un articolo a firma di Ernesto Di Cianni, medico di famiglia.
Lo pubblichiamo preceduto dal commento di Beppe Greco


Quando è chiara la colpa ma oscuro il colpevole.

Quando nessuno ti nega il dovuto, semplicemente il dovuto "non c'è".

Lì opera il Medico di Medicina Generale.

Perché si sente responsabile in prima persona della risposta della "Sanità" ai bisogni del paziente.

Prolunga il suo lavoro. Sollecita, incalza, chiede, richiede, insiste. Non gliene frega di essere capito, apprezzato: gli preme riuscire. Anche solo per diminuire una sofferenza, per regalare ad un morente un breve tempo di vita in più.

Non è un eroe, né si sente tale. Ritiene tutto questo parte del suo mestiere. Una parte poco visibile, nascosta, scarsamente gratificata dall'esterno.

E in quel momento si chiede dove e perché si nascondano, scompaiano tutti gli altri che con lui dovrebbero realizzare quel servizio sanitario nato per essere la migliore risposta alle necessità di chi soffre.

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