LA STAMPA
martedì 2 novembre 1999
pagina 12
Proposta innovativa per il costume nazionale
sanitario: «Diminuirebbero i falsi»
Certificato fai da te per malattie brevi
I medici: diamo più
responsabilità ai cittadini
Daniela Daniele
ROMA
Italiani profittatori? Ma è proprio vero che l’autocertificazione viene vista
dalla metà dei nostri connazionali come una pacchia, una vera scorciatoia per
imbrogliare il prossimo e lo Stato? Il sindacato dei medici di famiglia, la
Fimmg, sebbene riconosca che i truffatori non mancano, difende il principio e
rilancia: i lavoratori potrebbero autocertificare le proprie malattie brevi. Con
enorme vantaggio per tutti.
La pensa allo stesso modo il presidente della Fnom (Federazione degli ordini
medici), Aldo Pagni: «Il meccanismo, adesso come adesso, non ha davvero senso. Così
io sono costretto a dichiarare che una persona è stata male il giorno prima, ha
avuto un malessere che gli ha impedito di recarsi al lavoro, non posso però
constatare il fatto perché è già accaduto». Pagni disapprova il certificato
medico per le malattie brevi e lo definisce «né più né meno che un alibi
sociale». Molto meglio, sostiene, dare ai cittadini la responsabilità di una
dichiarazione del genere. In molti Paesi, del resto, l’autocertificazione in
questo campo è ormai la norma. «Inoltre - conclude Pagni -, il problema delle
brevi assenze dal lavoro era diventato molto acuto una decina di anni fa, forse
per un malinteso senso di tranquillità economica. Oggi direi che c’è più
prudenza. E, di certo, una maggiore paura di perdere il posto...».
L’autocertificazione è un tema caro alla Fimmg. E il suo segretario nazionale,
Mario Falconi, ne spiega il motivo. Qualche tempo fa si pose il problema di
ricertificare l’invalidità civile, con il fondato sospetto che ci fossero stati
degli abusi. «Durante un incontro con il ministro della Sanità, Rosi Bindi -
ricorda Falconi - venne proposto a noi medici di famiglia di occuparci di
questi controlli. Ma ci opponemmo subito: sarebbe stato imbarazzante per i
pazienti sovvertire il rapporto di fiducia con il proprio medico che,
all’improvviso, sarebbe stato visto come un controllore».
Così la Fimmg propose l’autocertificazione. La norma passò. «E, alla fine -
sostiene -, fu un successo: gli invalidi civili diminuirono. A livello politico
fu un momento di grande soddisfazione e alcuni si autoelogiarono per aver avuto
una così buona idea...».
Una buona idea, che deve fare i conti, però, con quelli che ne approfittano. Pare,
ad esempio, che diverse persone, allo scopo di non pagare i ticket sanitari,
abbiano dichiarato di avere un reddito assai più basso del reale. Falconi
minimizza: «Devo dire che, forte dell’esperienza che ho maturato stando tutti i
giorni a contatto con i miei pazienti, fatico a credere che le dimensioni del
fenomeno siano preoccupanti come qualcuno le ha riferite. Detto questo, siano
pochi o tanti i disonesti, il principio dell’autocertificazione è ottimo e il
Paese non ci deve rinunciare. Piuttosto, deve renderlo veramente importante e
indispensabile».
In che modo? «Il segreto - risponde Falconi - sta nel riuscire a formare
cittadini responsabili. Ma per far questo occorre investire fondi, interessare
la formazione scolastica. E’ meglio, insomma, rendere i cittadini più maturi
piuttosto che mandare indietro l’orologio della storia. Vogliamo tornare a fare
code infinite per avere un bollo? Ricordo che inferno ho passato per poter
avere diritto di esporre una targa del mio studio medico al portone di casa... Situazioni
ridicole, oltre che vergognose. La burocrazione deviata è qualcosa che mortifica
e uccide. E in più è una incredibile perdita di tempo».
L’autocertificazione per le malattie brevi, insomma, funzionerebbe? «Ne sono
più che certo - assicura il medico -. Del resto è stato dimostrato in diversi
studi che in caso di assenze brevi chi ricorre all’autocertificazione tende a
non abusarne, mentre chi si sente protetto dalla firma del medico fa
esattamente il contrario».
La responsabilità ai cittadini, dunque, perché imparino a non sottrarre con un
comportamento scorretto risorse a chi ne ha bisogno. Ma anche la sicurezza
della pena in caso di truffa. «Chi sbaglia - conclude Falconi - deve sapere che
i controlli saranno severi e che, in caso si scopra l’inganno, le pene saranno
dure. Insomma, sanzioni esemplari a quelli che si credono più furbi di tutti».