CENSIS, PER 68% ITALIANI ETÀ NO CRITERIO PER TAGLI

(ANSA) - ROMA, 22 GIU - È giusto curare tutti considerate le limitate risorse economiche in sanità? Sì, secondo gli italiani, e senza distinzioni in base all'età e quindi alle aspettative di vita o in base alla tendenza ad adottare comportamenti a rischio quali il fumo o l'alcol. Così il 68% si dice contrario all'uso dell'età dei pazienti come criterio di razionamento sanitario. Questo il quadro che emerge dall'indagine condotta dal Censis sui 'Criteri per il razionamento in sanità', presentata oggi al Cnel. La ricerca, analoga ad una realizzata nel Regno Unito e pubblicata sul 'British Medical Journal', ha coinvolto un campione di 1.000 italiani e 153 osservatori qualificati tra responsabili Asl, assessori regionali alla sanità e politici. E l'età non può rappresentare un criterio di razionalizzazione della spesa neppure per gli esperti del settore, contrari nell'82% dei casi a tale ipotesi. Non la pensano così, invece, i britannici: il 63% si è infatti detto d'accordo con la penalizzazione degli anziani. 'No' deciso per la maggioranza degli italiani (67,7%), così come per gli esperti (74,8%), anche all'introduzione di criteri di razionamento di spesa per chi assume comportamenti a rischio, come fumatori e alcolisti. Pure in questo caso, i britannici si rivelano più 'punitivi' e il 49,9% penalizzerebbe questa categoria di pazienti. Semmai, è l'opinione degli italiani, la spesa sanitaria va gestita con più efficienza e meno sprechi. Ma a chi dovrebbe spettare il difficile compito di decidere quali prestazioni erogare o quali pazienti curare? Il 56,7% degli intervistati attribuirebbe la responsabilità di razionare la spesa sanitaria ai medici di Medicina generale, piuttosto che agli amministratori delle Asl o ai politici (e farebbe altrettanto ben l'83% dei britannici). Seguono il ministero della Sanità (20%) e le associazioni dei cittadini (16%). Quanto alle priorità nella graduatoria delle prestazioni, gli italiani collocano al vertice i trattamenti per i bambini gravemente malati, gli interventi di alta chirurgia ed i controlli di massa. Messo poi dinanzi ad un problema concreto - come ripartire la spesa di 100 milioni di budget fra un programma da applicare a tutta la popolazione o a un numero limitato di interventi salvavita - il 58,5% degli italiani sceglierebbe un programma rivolto all'intera popolazione (contro il 71% dei britannici). Nella 'graduatoria', invece, dei settori in cui operare i maggiori tagli, gli osservatori qualificati sottrarrebbero risorse all'assistenza ospedaliera (54%) e a quella farmaceutica (74%), mentre aggiungerebbero finanziamenti finalizzati alla prevenzione e all'assistenza extraospedaliera. Ma in realtà, rileva l'indagine Censis, meccanismi di 'razionamento occulto' della spesa sanitaria sono già operanti. Si tratta, secondo gli osservatori qualificati intervistati, delle interminabili liste di attesa (segnalate dall'85%) o della differenza territoriale per quantità e qualità dei servizi offerti (78%) o, infine, dell'accesso privilegiato alle cure tramite le 'raccomandazioni' (60%): tutti fattori, afferma il campione, che pesano in modo 'rilevante sul concreto funzionamento del Ssn, riducendo il suo grado di equità. Secondo il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi (Fnom), Aldo Pagni, a fronte dell'aumento della domanda sanitaria è anche necessaria un'opera di 'sensibilizzazione' dei cittadini, perché distinguano i bisogni urgenti da quelli voluttuari. 22-GIU-99 16:10