COMMENTI ALLA LEGGE FINANZIARIA
Di M.Falconi
Roma 30/12/98
Ad evitare pericolose strumentalizzazioni da parte di chi, soprattutto in un momento così delicato per il nostro futuro, tenta in malafede o anche per sola ignoranza di screditare la Fimmg, sarà bene riepilogare i fatti che in gran parte i dirigenti della Fimmg già conoscono.
In data 25 novembre u.s., abbiamo scritto al Ministro della Sanità una lettera molto dura in cui contestavamo varie questioni fra le quali la norma prevista di apporre nel retro della ricetta, timbro, firma e nota di riferimento del farmaco prescritto e per protesta invitavamo il prof. Olivetti ad autosospendersi dalla partecipazione ai lavori della CUF, cosa che egli ha fatto contestualmente con lettera inviata allo stesso Ministro.
Non ritenendoci soddisfatti della risposta del Ministro inoltrataci in data 27 novembre, nella quale tra l’altro si legge: "…per quanto riguarda poi, la norma contenuta nel comma 2 dello stesso articolo del "collegato", non mi sembra che l’apposizione sulla ricetta, da parte del medico, del timbro e della firma accanto all’indicazione della nota di riferimento possa essere considerata un aggravio burocratico, trattandosi, invece, di una modalità che, nell’interesse del Servizio sanitario nazionale, ma anche dello stesso medico prescrittore, impedisce fraudolenti falsificazioni della ricetta da parte di terzi …", abbiamo risposto in data 1 dicembre di non poter e voler accogliere l’invito del Ministro nell’immediata ripresa della preziosa collaborazione del prof. Olivetti all’attività della Commissione Unica del Farmaco, in quanto tra l’altro affermavamo: "… per quanto concerne poi la norma contenuta al 2° comma dello stesso articolo del "collegato", riguardante "l'apposizione sulla ricetta, da parte del medico, del timbro e della firma accanto all'indicazione della nota di riferimento" sul retro del modulario di prescrizione del SSN, ci permettiamo di insistere che detta modalità non "impedisce fraudolente falsificazioni della ricetta da parte di terzi", non garantisce la tutela, nell'interesse del SSN, da sprechi economici e, per contro, rappresenta pesante aggravio burocratico per il medico di famiglia. La conoscenza del clima psicologico, che oggi investe la categoria dei medici di famiglia, le tensioni che il Sindacato si trova a gestire, in alleanza con il Ministero e la CUF, per ottenere la massima aderenza alla normativa del Prontuario Sanitario Nazionale e delle cosiddette note CUF, ci fanno purtroppo registrare nella pratica prescrittiva quotidiana di molti medici di famiglia, la strisciante tendenza ad un atteggiamento di disimpegno che potrebbe sfociare nella disubbidienza civile, di fronte ad un inutile aggravio burocratico.
Ciò anche in considerazione del fatto che tutti i medici ospedalieri e specialisti operano a livello prescrittivo, sia nelle strutture che al momento delle dimissioni del paziente dalle stesse, senza il rispetto né del Prontuario Terapeutico Nazionale né delle note Cuf.
Questo atteggiamento di disimpegno non solo potrebbe vanificare i risultati finora conseguiti con successo, ma potrebbe porre il nostro Sindacato in grave difficoltà di fronte all'orchestrata demagogica opposizione di frange minoritarie sindacali mediche sempre pronte a cavalcare il qualunquismo più feroce …".
Questo avveniva il primo dicembre. Il 2 dicembre u.s., prima dell’incontro di trattativa per l'accordo collettivo nazionale abbiamo ribadito al capo dell’ufficio legislativo del Ministero la nostra ferma opposizione alla norma in questione e richiesto inoltre, ottenendo un consenso di massima:
b) l’istituzione di una Commissione, richiesta insieme a Federfarma, per la revisione del ricettario del Ssn al fine anche di deburocratizzare al massimo possibile il nostro lavoro.
Successivamente all’incontro di trattativa abbiamo avuto un duro scontro verbale con il Ministro della Sanità, alla presenza di numerosi dirigenti di altri sindacati medici, in quanto ritenuti responsabili, cosa peraltro vera, di esserci rivolti a numerosi parlamentari e ai due sottosegretari alla sanità affinchè venisse abolita o ampiamente rivista tale stupida norma.
Ci corre l’obbligo, per tale vicenda, di ringraziare il sottosegretario On. Mangiacavallo, medico di famiglia, uno dei pochi se non l’unico, ad aver capito, svolgendo il nostro lavoro, l’iniquità di tale norma ed a essersi adoprato in maniera effettiva per la sua correzione.
Nonostante egli abbia dichiarato che la variazione della norma da noi ottenuta sia da considerarsi un nostro successo, vista l'affermazione del Ministro di non volerla nemmeno modificare, noi non lo riteniamo tale.
Il 24 dicembre u.s., abbiamo ribadito telefonicamente al Ministro la contrarietà e la rabbia mia personale e di tutti i medici di famiglia italiani, e le abbiamo richiesto un urgente incontro per ottenere concrete risposte su un possibile nuovo ricettario del Ssn e sul rispetto delle norme di prescrivibilità da parte sia dei medici convenzionati che dipendenti del Ssn.
Nel frattempo siccome riteniamo che apporre un'ulteriore firma accanto alle indicazioni della nota di riferimento, non solo non impedisce "fraudolente falsificazioni" ma addirittura potrebbe facilitarle, esponendo i medici a possibili rischi, abbiamo dato mandato al nostro ufficio legale di valutare attentamente la questione e di riferirci in tempi rapidi.
Il Tribunale dei Diritti del Malato, da noi interpellato, si è impegnato a sostenere le nostre richieste riconoscendo l'inutilità di norme burocratizzanti e a richiedere con forza la revisione del ricettario del Ssn attraverso un suo coinvolgimento diretto insieme anche a Federfarma.
Nel prossimo Consiglio nazionale che si terrà a Roma il 15 gennaio ’99 e del quale riceverete comunicazione ufficiale nei prossimi giorni, terremo un’ampia relazione politico-sindacale e tratteremo, come richiesto da molti, due temi importanti quali la "formazione" ed il "distretto".
Pluriprescrizione
Dal 1 gennaio 1999, nel caso di farmaci per i quali è consentita la pluriprescrizione – sia per natura del farmaco (es. antibiotici) che per diritto alla esenzione per patologia – il farmacista dovrà riscuotere quale quota di partecipazione £. 1.000 per ogni confezione prescritta.
Attualmente però la barratura della lettera "A", nello spazio riservato alle esenzioni, individua sia i pazienti affetti dalle forme morbose contemplate nel D.M. sopra citato (es. ipertensione arteriosa, diabete, ecc.) sia quelli affetti da invalidità che non hanno diritto alla pluriprescrizione (es. invalidi per servizio, invalidi civili, ecc).
Questo problema nell’interesse primario dell’utente ed a tutela del medico e del farmacista, era stato affrontato dalla Fimmg e da Federfarma molto prima della stesura definitiva della legge finanziaria. Era stata concertata una proposta che prevedeva che a decorrere dal 1° gennaio 1999 i medici individuassero i soggetti affetti da invalidità (es. invalidità per servizio, ecc.) apponendo all’interno del riquadro riservato all’esenzione la sigla "INV" senza barrare la "A" al fine di distinguere chiaramente tali soggetti, non aventi diritto alla pluriprescrizione (max due pezzi), dai soggetti affetti dalle patologie riconosciute nel D.M. 1 febbraio 1991.
Non vi nascondiamo che, vista la situazione, abbiamo valutato responsabilmente che non ci dispiacerebbe si verificasse in varie parti d'Italia una conflittualità su tale argomento.
Essa evidenzierebbe ancora una volta le colpe perpetrate a danno dei cittadini e dei medici da parte di burocrati arroganti e dei loro sostenitori politici.
Abbiamo ferma intenzione di continuare a lottare soprattutto contro chi consapevolmente o inconsapevolmente tenta di svilire il nostro ruolo professionale.
Sono certo peraltro che in questo momento tra i più difficili per il nostro futuro, sapremo continuare a provare forti ed anche reattive emozioni quali orgogliosi medici di famiglia, ma non ci lasceremo travolgere da esse.
Rinnoviamo gli auguri di buon anno.