IL MESSAGGERO 12 DICEMBRE 2001
Confronto
tra Regione e Fimmg sulla denuncia per le ricette improprie consigliate negli
ospedali per spostare i centri di costo
Esami
inutili, paga solo il cittadino
I casi del
dossier: fino a un milione di lire per accertamenti che non servono al paziente
di MARCO GIOVANNELLI
Un caso sospetto di cardiopatia ischemica, il medico curante prescrive un primo
accertamento ma il paziente torna indietro dalla Asl A con un elenco di indagini
spaventoso: da una scintigrafia miocardica che costa meno di 200mila lire, a
un’angiocardioscintigrafia di primo passaggio, tomoscintigrafia miocardica di
perfusione a riposo, tomoscintigrafia di perfusione dopo stimolo, test
cardiovascolare da sforzo con ciclo ergomico, visita specialista cardiologica.
Totale 846.400 lire, naturalmente con i ticket a totale carico del malato. Maria
Rita T. si vuole sottoporre a una mammografia di controllo al policlinico Tor
Vergata, è esente da ticket per età ma se non si sottopone prima ad una visita
radiologica non gli viene prenotata la mammografia. Costo 26.400 lire.
Due esempi, di centinaia di esempi, di una “guerra" tra medici di
famiglia e ospedalieri. La Fimmg (la Federazione italiana dei medici di medicina
generale) ha raccolto un dossier consegnato ieri alla Regione. «Centinaia e
centinaia di prescrizioni improprie - denuncia Pierluigi Bartoletti, segretario
regionale della federazione - che stanno mettendo in imbarazzo i medici di base.
Da una parte sembra che non siamo più capaci a praticare la nostra professione
sbagliando le ricette. Dall’altra presto ci troveremo in difficoltà nei
confronti della Regione perchè risulteremo degli spendaccioni. Di chi è la
colpa di questa situazione? Nessun ci dice apertamente cosa sta accadendo, ce ne
accorgiamo sulla nostra pelle. A pensar male si fa peccato ma ci si indovina
quasi sempre. Credo che ci sia una regia occulta per dissanguare da una parte le
casse della Regione e dall’altra spostare i centri di spesa. Alla fine risulta
che i colpevoli siamo noi». Il meccanismo sarebbe questo: 1-il medico
ospedaliero consiglia (senza prendersene la responsabilità economica, cioè
senza firmare la ricetta) altri esami, 2-il medico di famiglia (per non litigare
con il paziente e per non inimicarselo) rilascia le ricette “rosa", 3-il
paziente paga più ticket (un esame comunque costa più della tassa e quindi la
Regione ci rimette), 4-sui conti sanitari il medico di base diventa quello che
spende e l’ospedaliero quello che risparmia.
Bartoletti forse pensa male ma quanto sta accadendo sul fronte economico
sanitario gli potrebbe dare ragione. Non più di un mese fa vennero resi noti i
costi della sanità del Lazio e il budget ospedaliero era salito fino al 59,3
per cento, una spesa esagerata la più alta d’Italia, dove gli ospedali non
superano la metà del bilancio sanitario. Con il meccanismo delle prescrizioni
improprie la fonte di spesa è addebbitata ai medici di famiglia. Alla fine sono
infatti loro i soggetti prescrittori, cioè quelli che “spendono" e gli
ospedali in questo modo raggiungono due scopi: diminuiscono il loro centro di
costo allineandosi alle altre regioni, incassano cifre sproporzionate di ticket.
Ieri il faccia a faccia alla Regione. «La Regione ha capito il problema -
spiega Bartoletti - e ha promesso di diramare una circolare per bloccare le
ricette improprie ospedaliere». «Piena collaborazione con i medici di famiglia
con i quali collaboriamo per la stesura del Piano sanitario regionale - annuncia
l’assessore alla sanità Vincenzo Saraceni -. Vigileremo sugli episodi
denunciati dalla Fimmg che producono ulteriori liste di attesa e maggiori spese
per i cittadini».