IL CONSIGLIO MINISTRI APPROVA L'ALLEGATO RIFORMA SANITÀ

Fonte (ANSA) - ROMA 14/4/99:Approvata oggi dal Consiglio dei Ministri in prima lettura la riforma della sanità disegnata dal decreto delegato, che nei giorni scorsi ha scatenato le critiche delle magiori associazioni mediche di categoria.Ecco i punti salienti, illustrati al termine della seduta del consiglio dei ministri dall'On Bindi:

Si ribadisce il principio costituzionale della tutela della salute come diritto fondamentale della persona. Il SSN garantisce quindi, attraverso risorse pubbliche, uguali opportunità di accesso ai servizi sanitari. I livelli essenziali di assistenza sono assicurati nel contesto delle compatibilità economiche e in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Il decreto risponde compiutamente ai principi fissati dalla delega e porta a compimento il processo di regionalizzazione e aziendalizzazione del SSN individuando nuovi strumenti normativi e gestionali. Una riforma che sviluppa l'attuale articolazione delle responsabilità, chiarendo il ruolo delle Regioni e delle Autonomie locali, e precisa il modello organizzativo, dettando regole più chiare e trasparenti nei rapporti tra pubblico, privato no-profit e privato commerciale che, nell'ambito delle rispettive competenze concorrono a realizzare gli obiettivi del SSN. Accreditamento delle strutture come garanzia di qualità per i cittadini. Vengono individuate regole e criteri uguali per tutti i soggetti, pubblici, privati non profit e privati commerciali, e su tutto il territorio nazionale per garantire la qualità e la sicurezza dei servizi forniti ai cittadini. Un primo vaglio è operato dalle Regioni attraverso l'autorizzazione a realizzare nuove strutture e ad esercitare l'attività sanitaria. L'accreditamento distingue, invece, quelle strutture che rispondono a particolari requisiti di qualità (organizzativi, tecnologici e di personale) e di funzionalità rispetto alla programmazione regionale. L'accreditamento individua l'albo dei fornitori del SSN, con cui le Regioni e le Asl definiscono accordi contrattuali per la fornitura dei servizi necessari a soddisfare i bisogni assistenziali dei cittadini, tenendo conto della qualità e dei costi. Il nuovo modello di accreditamento si configura quindi come una sorta di certificazione di qualità da parte del SSN. Una Commissione nazionale per l'accreditamento e la qualità dei servizi sanitari, istituita presso l'Agenzia per i servizi sanitari regionali, valuterà l'attuazione del modello di accreditamento per le strutture pubbliche e private. Maggiore efficienza nelle strutture sanitarie. La riforma completa il processo di aziendalizzazione del sistema sanitario. Le Unità sanitarie locali saranno costituite in aziende che, pur continuando ad essere pubbliche, si organizzeranno secondo criteri privatistici: flessibilità, autonomia imprenditoriale, responsabilità diretta della dirigenza. La gestione imprenditoriale è lo strumento per utilizzare al meglio le risorse pubbliche in Aziende il cui scopo non è quello di realizzare profitti ma produrre salute. Di nomina regionale, i Direttori generali delle Aziende saranno valutati periodicamente dalla Regione, che acquisirà anche il parere dei Comuni, non solo sulla base dei risultati finanziari ma soprattutto sulla qualità dei servizi offerti. Ad una più efficiente gestione aziendale corrisponde un più equilibrato meccanismo di remunerazione delle prestazioni erogate dagli ospedali. Sia quelli pubblici che quelli privati saranno finanziati attraverso un budget predeterminato, in cui saranno compresi i servizi e le prestazioni necessari alla popolazione, pagati in parte a tariffa (i DRG) e in parte a funzioni assistenziali (malattie rare, emergenze, trapianti, programmi a forte integrazione fra assistenza territoriale e ospedaliera). Questo doppio binario, insieme ad un puntuale sistema di controlli esercitato dalle Regioni, permetterà di prevenire le distorsioni provocate dall'attuale sistema che di fatto ha favorito un uso improprio delle tariffe. Più autonomia regionale e un nuovo ruolo alle Autonomie locali. In linea con l'evoluzione federale dello Stato, il Servizio Sanitario Nazionale si configura come il complesso delle funzioni e delle attività svolte dai Servizi Sanitari Regionali. Il decreto delegato rafforza quindi in modo significativo l'autonomia delle Regioni, cui spetta la responsabilità di assicurare il sistema delle garanzie di promozione della salute e di prevenzione, cura e riabilitazione delle malattie e delle disabilità costituito dai livelli essenziali di assistenza. Le Regioni concorrono alla definizione del Piano sanitario nazionale e alla determinazione del fabbisogno complessivo del SSN. Alle più ampie funzioni di governo delle Regioni si affianca un ruolo più incisivo dei Comuni nella programmazione e nella valutazione dei servizi. Il nuovo sistema di rapporti tra Regioni, Autonomie locali e Unità sanitarie locali si completa con l'individuazione di poteri di programmazione e monitoraggio da parte del Governo, che in caso di gravi inadempienze prevede anche poteri sostitutivi. Medici dirigenti a rapporto esclusivo e uniformità nell'età pensionabile. I medici sono chiamati a scegliere fra il rapporto di lavoro e la libera professione fuori delle strutture accreditate dal SSN. Sarà una scelta individuale, graduale, ma non revocabile. Il rapporto di lavoro esclusiva permette la libera professione intramuraria e costituirà titolo preferenziale per gli incarichi di direzione di struttura con responsabilità di tipo gestionale: soltanto i medici che lavorano in modo esclusivo per il SSN potranno dirigere le strutture e i reparti; il contratto di lavoro definirà incentivi e gratificazioni economiche per chi sceglie il rapporto esclusivo; il rapporto di lavoro esclusivo è obbligatorio per coloro che sono stati assunti a partire dal 31 dicembre '98. La riforma mette quindi ordine anche nella giungla che oggi caratterizza nella sanità i limiti d'età per la pensione: dai 75 anni per gli universitari fino ai 70 per primari ospedalieri e medici di famiglia. Per tutti, dipendenti o convenzionati, fissa il tetto a 65 anni, elevabile a 67. Questo limite vale anche per gli universitari, limitatamente all'attività assistenziale ordinaria e alla direzione di strutture del SSN. Medici e infermieri conteranno di più. Il personale parteciperà, attraverso il Consiglio sanitario aziendale, alla valutazione delle scelte strategiche dell'Azienda, formulando proposte per migliorare la qualità e la funzionalità dei servizi. Nel Collegio di direzione aziendale, i medici, e in particolare i Direttori dei Dipartimenti e dei Distretti, metteranno a disposizione del Direttore generale le loro competenze tecniche per definire priorità e strategie di sviluppo dei servizi, piani di formazione e nuove soluzioni organizzative. Nuove responsabilità anche per gli infermieri. È infatti prevista l'istituzione del Direttore aziendale dell'assistenza infermieristica, che coordina l'attività degli infermieri, organizza interventi sulla qualità e l'umanizzazione dei servizi; definisce i piani di formazione complementare e continua; promuove verifiche periodiche sulla qualità dell'assistenza. Formazione continua e Ospedali di insegnamento. La qualità dei servizi garantiti dal SSN dipende in primo luogo dalla competenza, dalla professionalità e dalla dedizione di tutto il suo personale. La valorizzazione degli operatori prevede anche la formazione permanente e l'aggiornamento professionale per migliorare le competenze tecniche e gestionali e adeguare così, lungo l'arco della vita lavorativa, le conoscenze e le competenze al progresso scientifico e tecnologico. Il SSN si doterà di un sistema di strutture per la formazione. Una Commissione nazionale definirà ogni cinque anni gli obiettivi formativi di interesse nazionale, in linea con le priorità individuate dal Piano Sanitario Nazionale e determinerà i "crediti formativi" acquisiti con seminari, corsi e borse di studio. La partecipazione alle attività di formazione continua costituisce un requisito preferenziale nei concorsi e nel conferimento degli incarichi. Le regioni individueranno, sulla base dei requisiti indicati dalla Commissione nazionale, gli ospedali ai quali riconoscere funzioni di insegnamento e aggiornamento del personale sanitario. In collaborazione con l'Università, negli Ospedali di insegnamento si potranno svolgere anche i corsi di specializzazione e per il rilascio dei diplomi. Più prevenzione e maggiore tutela nel territorio. La Riforma prevede la prima organica definizione del ruolo e delle funzioni del Distretto e del Dipartimento di prevenzione. Nel distretto i servizi territoriali sono alla "portata" di tutti i cittadini. Medici di base che lavorano in gruppo e si collegano con l'ospedale; consultori familiari; assistenza specialistica e domiciliare integrata; servizi sociali forniti dai comuni si prenderanno cura di comunità di non più di 60.000 abitanti, garantendo continuità e tempestività della risposta assistenziale con progetti di salute che coinvolgono tutte le strutture operative della Usl. Il Dipartimento di prevenzione integra le proprie attività con quelle del Distretto sul versante della promozione della salute e della prevenzione delle malattie coordinandosi anche con le Agenzie regionali per l'ambiente. In linea con le indicazioni del Piano sanitario nazionale, il Dipartimento della prevenzione si fa carico di tutti gli aspetti intersettoriali che concorrono alla promozione e alla tutela della salute: dal contesto ambientale alla salute animale e degli alimenti fino alla prevenzione e alla sicurezza sui luoghi di lavoro. Chiarezza nell'integrazione socio- sanitaria. L'assistenza ai soggetti più deboli, che richiedono interventi unitari di carattere sanitario ma anche di proiezione sociale, non sarà più un'area marginale del sistema sanitario. Il decreto delegato consente, infatti, di fare chiarezza sulle competenze e le responsabilità finanziarie tra Regioni e Enti locali e tra i ministeri della Sanità e della Solidarietà Sociale realizzando una reale integrazione tra le prestazioni sanitarie e quelle sociali. In questo modo è possibile assicurare una presa in carico globale di quel cittadini, dai bambini agli anziani, dai portatori di handicap ai tossicodipendenti, dai malati di Aids, ai malati di mente, che richiedono percorsi assistenziali complessi e integrati anche per un lungo periodo. Più voce ai cittadini. La partecipazione dei cittadini alle scelte e al funzionamento del sistema rappresenta un aspetto decisivo di un sistema sanitario che vuole valorizzare l'autonomia decisionale degli utenti. L'accreditamento delle strutture si baserà anche sul gradimento espresso dagli utenti, i cittadini faranno parte della Commissione nazionale per l'accreditamento e la qualità delle strutture. Fondi integrativi del SSN. Serviranno a potenziare l'offerta di prestazioni aggiuntive, superiori ai livelli di assistenza garantiti dal Servizio Sanitario Nazionale, erogate da strutture accreditate. I fondi integrativi del SSN potranno rimborsare le spese sostenute dai pazienti per i ticket di esami e visite specialistiche; per le prestazioni in libera professione intramuraria; per l'assistenza domiciliare e per i ricoveri nelle RSA. Alla gestione dei Fondi potranno partecipare anche Regioni ed Enti locali.