RICERCA EURISKO; PER CITTADINI VA MALE, ANZI NO
(ANSA) - ROMA, 2 DIC - Due italiani su tre bocciano la sanita' italiana, ma il giudizio negativo non resiste alla prova dei fatti. E' questo, in sintesi, quello che emerge da un'indagine sulla soddisfazione dei cittadini per il servizio sanitario nazionale realizzata dall'Eurisko per conto del ministero della Sanita' e presentata oggi in un conferenza stampa alla presenza del ministro Rosy Bindi.
Se l'immagine del servizio sanitario nazionale e' negativa per il 64% degli intervistati, la valutazione in base all' esperienza premia invece i singoli servizi: ben il 60% del campione (10.000 unita') li ha giudicati in media molto o abbastanza buoni. Ai primi posti nella classifica della qualita' si collocano la medicina di base, i laboratori di analisi e i servizi domiciliari. Fanalino di coda sono ambulatori specialistici delle usl, pronto soccorso e sportelli delle usl.
Dalla ricerca, oltre a questa discrepanza enorme tra cio' che la gente pensa e cio' che verifica sulla propria pelle, emerge pure un profondo 'gap' territoriale: se infatti il 36% degli intervistati si e' detto soddisfatto del servizio sanitario, questa percentuale sale al 55% in Emilia Romagna e scende al 19% in Sicilia.
La soddisfazione per la qualita' della sanita' pubblica tuttavia risulta in generale aumentata negli ultimi anni. Dal '93 al '97 la quota di soddisfazione degli italiani per la nostra sanita' e' piu' che
raddoppiata, passando dal 16,7% al 36,1%, e dal '95 all'anno scorso tutti i servizi sanitari, dalla medicina di base, ai laboratori di analisi, dagli ospedali agli sportelli delle Usl hanno guadagnato in qualita', almeno a detta dei fruitori. Unica eccezione i servizi di pronto soccorso che non solo non sono affatto migliorati, ma sono scesi di tre punti nei due anni.
La ricerca dell'Eurisko fa quindi un bilancio dei punti di debolezza e di forza dei servizi sanitari pubblici individuando tra i primi senz'altro tempi di attesa, code e ambienti e tra i secondi le risorse professionali. In mezzo, alcuni punti riassumibili sotto la voce 'competenza comunicativo-relazionale' variabili da un servizio all'altro.
''E' la prima volta - ha detto il ministro - che un settore ha il coraggio di guardare dentro se stesso per capire come vanno le cose e rende pubblici i risultati. E' un tentativo per colmare la forbice ampia che esiste tra immagine ed esperienza''. Quanto ai gap territoriali, Bindi ha chiamato in causa la responsabilita' delle regioni ricordando che con la Finanziaria prende avvio il modello di nuovo rapporto Stato Regioni previsto nella legge delega.