LA REPUBBLICA Lunedì 22 novembre 1999 pagina 20

Più rapidi i test sui farmaci
"Anche i medici di famiglia facciano la sperimentazione"
Tempi ridotti grazie al nuovo iter regionale. E ora arriva la proposta della Farmindustria

di MARIO REGGIO
ROMA - "Anche i medici di famiglia devono partecipare alla sperimentazione clinica dei farmaci, per dare il loro contributo nella verifica della sicurezza e dell'efficacia dei nuovi prodotti farmaceutici". Lo propone Ivan Cavicchi, direttore generale di Farmindustria, ricordando che oggi la sperimentazione è affidata solo ad alcuni centri specializzati.
Mario Falconi, segretario nazionale della Federazione dei medici di famiglia, commenta positivamente la proposta di Farmindustria: "La nostra categoria è stata già inserita nella Commissione unica del farmaco, il ministro Bindi si è impegnato al congresso della federazione a studiare le modalità che permetteranno ai medici di famiglia di partecipare alla verifica sul campo dell'appropriatezza dei farmaci. Finalmente viene riconosciuto il principio che per valutare le reazioni avverse dei prodotti c'è bisogno dei grandi numeri, e non solo della sperimentazione su pochi pazienti".
Ma tutti riconoscono che, con il decentramento della sperimentazione, in Italia i tempi d' attesa si sono ridotti anche di tre volte, passando, come è avvenuto in Liguria, da 146 a 45 giorni. Dopo anni in cui la farraginosa macchina burocratica imponeva tempi lunghi per provare l'efficacia dei nuovi medicinali, ora anche da noi si è in linea con gli altri paesi con rigide tabelle di marcia per le sperimentazioni cliniche affidate ai comitati etici regionali. I farmaci più sperimentati, secondo un'indagine condotta dalla Tecnofarmaci su un campione di aziende, sono quelli cardiovascolari, con 56 progetti di sperimentazione su 193. Al secondo posto vengono i progetti di ricerca sui farmaci che agiscono sul sistema nervoso centrale (42) e al terzo posto i progetti che le aziende stanno sviluppando sugli agenti neuromuscolari (31). A segnare la svolta sono stati i decreti della Sanità che hanno allineato l'Italia all'Europa sulla sperimentazione clinica. I decreti hanno reso più snelle le procedure per la sperimentazione in fase 2 e 3 dei medicinali cosiddetti di nuova istituzione, per i quali sono disponibili i dati sulla qualità e sulla sicurezza. Anche per la fase 1, i primi studi su una nuova molecola condotti nell'uomo, le liste di attesa si sono ridotte a zero.
Tuttavia su questo punto la Bindi è stata categorica: per le sperimentazioni di fase 1, rispondendo alle richieste di molti oncologi, non si avvierà nessun processo di deregolamentazione, in nome della tutela del malato.