Finanziaria
99, 8 mila miliardi di tagli si dovrà risparmiare su sanità,
Comuni, Poste, Fs.
Il Messaggero del 24/8/98: articolo di STEFANO CAPITANI
ROMA Le cifre sono quelle: 8 mila
miliardi di tagli (miliardo più miliardo meno) e 4 mila di
maggiori entrate. Il problema, come al solito, è dove tagliare e
dove incassare. Ma questa volta, per il Tesoro e per i tecnici
che lavorano alla prossima Finanziaria, il rompicapo è un po
più facile. Sia perché le cifre sono, rispetto al passato, più
modeste (grazie al cielo è finito il tempo delle manovrone da
centinaia di migliaia di miliardi). Sia perché i fiumi di spesa
da cui attingere ormai sono quelli e cè poco da discutere:
meno soldi ai ministeri e agli enti locali, meno spese sanitarie,
meno trasferimenti a Poste e Ferrovie. Insomma quei lavoretti di
limatura che piacciono tanto ai sottosegretari Giarda e
Pennacchi. E ben altro il rebus che Ciampi e i suoi uomini
devono risolvere, la vera sfida da vincere nella legge
finanziaria dellanno 1999: come convincere gli imprenditori
italiani a investire nel Mezzogiorno, invece di tenersi in tasca
i loro spesso considerevoli profitti (o invece di investirli allestero,
che è ancora peggio).
Vediamo quali sono le misure ipotizzate al momento dal governo.
Meno interessi sui bot. Il primo taglio, il più
gradito da tutti i contribuenti, è già arrivato e non cè
niente da studiare: nel saldo di luglio è risultato un recupero
di 1.500 miliardi grazie alle minori spese in interessi sul
debito pubblico. Per intendersi: lo Stato riesce a vendere i bot
a tassi inferiori del previsto. Per questo la Finanziaria dovrà
comprendere solo i già citati 8 mila miliardi di tagli (per la
precisione 8 mila e 400) più 4 mila di entrate, totale 12 mila e
400 miliardi, mentre in origine lentità della manovra
doveva essere più alta.
Ministeri e sanità. Venendo dunque ai tagli
veri e propri, circa 3 mila miliardi arriveranno dalla riduzione
delle spese nei ministeri. Significa che nel 99 il Tesoro
concederà meno soldi alle varie amministrazioni per quellanno,
e le amministrazioni dovranno adeguarsi eliminando sprechi e
organizzandosi meglio. La somma di 3 mila miliardi distribuita su
tutti gli uffici dello Stato si traduce in piccoli risparmi in
ogni singolo ufficio. La fetta più grossa riguarderà la sanità:
il Fondo sanitario nazionale dovrebbe ricevere circa mille
miliardi in meno, quindi ogni regione avrà mediamente una
cinquantina di miliardi in meno.
Comuni, province e Regioni. Anche gli enti locali dovranno ancora
una volta adeguarsi e sopportare un ridimensionamento delle
risorse. Dai tagli a comuni, provincie e regioni potrebbero
entrare tra i 2 e i 4 mila miliardi.
Poste e Fs. Nella Finanziaria saranno previsti
minori trasferimenti per le due grandi spa pubbliche. Sperando
che lopera di risanamento affidata a Passera (per le Poste)
e Demattè-Cimoli (per le Ferrovie) cominci a sortire i primi
effetti. Se entrambe le aziende riusciranno, come previsto nei
rispettivi piani dimpresa, ad aumentare i loro ricavi lo
Stato dovrà destinare a quelle voci di spesa almeno mille
miliardi in meno.
Il condono contributivo. Quanto ai 4 mila
miliardi di maggiori entrate, il governo punterà a un condono
contributivo. Anche allo scopo di far emergere il lavoro nero.
Il Sud. Come si diceva, è il capitolo più difficile di questa
Finanziaria. Ministro del Tesoro, sottosegretari, dirigenti e
consiglieri stanno percorrendo tutte le strade possibili per
riuscire nellimpossibile: portare a Sud i miliardi delle
imprese del Nord. Di sicuro cè che, da parte sua, il
governo investirà 36 mila miliardi in tre anni per costruire
infrastrutture, più i 120 mila miliardi che si possono attingere
dai fondi dellUe. Ci sarà uno stanziamento da 900 miliardi
per difendere le aziende sane. Quindi si tratterà di trovare
meccanismi di incentivazione per gli investimenti privati. E la
proposta di patto sociale avanzata da Ciampi?
Difficile per ora immaginare in quali provvedimenti possa
tradursi.
Fondi pensione. Da non dimenticare che la
Finanziaria includerà anche una grande rivoluzione per leconomia
italiana: la trasformazione su base volontaria del tfr (la
liquidazione) in fondo pensione.