GUERRA:PARTIRA' UN 'ESERCITO' ITALIANO DI MEDICI, 50 LE DONNE

(ANSA) - ROMA, 7 NOV - Tocchera' alle donne, soprattutto ginecologhe ed ostetriche, combattere una delle battaglie sanitarie piu' dure in Afghanistan, quella contro le morti per parto. Una donna afghana ogni mezz'ora muore infatti mettendo alla luce un bambino. Ad annunciare la partenza di alcune decine di medici volontari nei campi profughi, la maggioranza delle quali saranno donne, e' stato il sottosegretario alla Salute Antonio Guidi, che ha anche reso noto il nome dell'operazione di aiuti sanitari che fra 15 giorni vedra' l'invio del primo volo dalla base Onu di Brindisi a Peshawar: operazione 'Task Peace' che comparira' sulle divise di tutto il personale italiano che verra' inviato nelle zone. Questi medici, che dovrebbero riuscire a partire con un'aspettativa retribuita dalla Asl con una integrazione del ministero degli Esteri, saranno inviati solo se sara' possibile garantire loro le condizioni di sicurezza e dovranno restare sul luogo per almeno sei mesi. Saranno le Asl a selezionare i curricula dei medici e delle ostetriche, che poi saranno vagliati dal ministero della Salute e dalle organizzazioni gia' presenti nei territori come la Mezzaluna Rossa, Emergency e Medici senza frontiere. La scelta fatta dalla task force per gli aiuti sanitari, riunita oggi al ministero della Salute, e' stata quella di inviare pochi medici ma altamente preparati anche per favorire il loro utilizzo dopo la fase dell'emergenza per formare il personale locale. ''L'intenzione - ha aggiunto Guidi - e' quella di privilegiare l'invio di donne per favorire l'assistenza della popolazione femminile''. La salute femminile e' infatti una delle tre grandi emergenze individuate dal gruppo di lavoro coordinato proprio dal ministero della Salute, insieme all'emergenza bambini e mine. I lavori saranno coordinati da una cabina di regia ristretta della task force che ha gia' preparato una prima lista di interventi e materiali da inviare.I rappresentanti delle associazioni e degli organismi presenti nella task force (ministero della Salute e degli Esteri, Croce Rossa Internazionale, Alto Commissariato per l'Onu, Oms, Unicef, Conferenza Episcopale Italiana, Regione Veneto, Arci, Caritas, Medici senza frontiere, Emergency, Comunita' di Sant'Egidio, Fatebenefratelli e Anspi) hanno stabilito due fasi d'intervento: l'emergenza per affrontare i problemi immediati dei profughi e il post-emergenza con programmi di formazioni locali e nascita di nuove strutture sanitarie. Fra le priorita' della prima fase c'e' l'invio di materiale sanitario indispensabile, ma sempre piu' scarso nelle sale operatorie. - MINE: disinfettanti, antibiotici, garze, bende e tutto cio' che puo' servire per gli interventi chirurgici verra' inviato gia' con il primo aereo. L'Afghanistan e' il paese piu' minato del mondo e l'amputazione e' uno degli interventi a cui vengono sottoposti sempre piu' frequentemente le popolazioni e soprattutto i bambini. La task force ha anche intenzione di favorire, al termine della guerra la nascita di scuole locali per la costruzione di protesi inviando i tecnici italiani. - MORTALITA' INFANTILE: e' gia' altissimo il tasso di morti fra i piu' piccoli e la guerra e l'inverno contribuira' a peggiorare notevolmente la situazione. Per questo e' stato deciso l'invio di antibiotici per affrontare le frequentissime malattie bronco-polmonari. - VACCINI: l'obiettivo e' quello di disinnescare il pericolo dell'esplosione di epidemie di antipolio e morbillo tentando di vaccinare il piu' alto numero di persone possibili. - KIT SANITARI: si tratta di contenitori con materiale sanitario (ad esempio: bende, filo di sutura, farmaci) predisposti dall'Organizzazione Mondiale per la Sanita'. Il loro costo e' di 5.000 dollari l'una e ognuna di queste e' sufficiente ad assistere 20.000 persone per tre mesi. Con il costo di mezzo dollaro al giorno e' quindi possibile salvare una persona. - INTEGRATORI ALIMENTARI E ANTIDIARROICI: oltre ai farmaci e' stato deciso di inviare questi prodotti per evitare che una semplice diarrea possa portare alla morte quanti potranno essere colpiti da malattie gastrointestinali in questi mesi di guerra. ''Sara' considerato un successo - ha concluso il sottosegretario Guidi - riuscire a operare nel massimo della trasparenza conoscendo con esattezza dove arriveranno gli aiuti. Ma un altro obiettivo e' quello di far arrivare il sostegno sanitario con continuita' e in modo congruo''.(