IL MESSAGGERO del 2/9/98
Parla il presidente della Federazione medici di famiglia
«Se i controlli sono di un mese prima ripeterli non serve praticamente a nulla»

ROMA - Sugli sprechi delle analisi prima di finire sotto i ferri e sulla mancanza di una correlazione tra i medici di base e le strutture ospedaliere rincara la dose il presidente dei medici di famiglia Mario Falconi. «Tutta la diagnostica è un settore dove ci sono sprechi enormi, nell’ottica dell’ottimizzazione delle risorse è sicuramente un angolo della Sanità dove si potrebbero risparmiare miliardi».
I medici di famiglia sono d’accordo con l’allarme lanciato dagli anestesisti sull’inutilità di alcune analisi richieste prima di un intervento?
«Più che di inutilità bisogna parlare di una procedura non corretta che viene seguita. Almeno un 40 per cento dei pazienti che devono subire un’operazione vengono rimandati da noi per fare una richiesta di analisi, al di fuori della domanda di ricovero e questo è contro la legge».
Qual è il motivo secondo lei di questa ”disorganizzazione”?
«A mio avviso servirebbero protocolli comuni, stilati dagli anestesisti, dai chirurghi e dai medici di famiglia, in cui si stabilisca quali sono gli accertamenti necessari per i diversi tipi di intervento: quando il paziente non ha altre patologie croniche bisognerebbe attenersi a questi schemi, che peraltro dovrebbero essere uguali in tutta Italia. E non, come spesso capita, che per essere operati a Milano ne vengono chiesti alcuni e magari a Roma altri, per non parlare della disparità da ospedale a ospedale nella stessa città».
E’ possibile fare un elenco degli accertamenti inutili?
«Direi che è assurdo parlare di esami inutili. Per esemplificare si può dire che un soggetto giovane senza particolari problemi che deve essere operato di un’ernia dovrà controllare, l’azotemia, la glicemia, fare un emocromo, il controllo delle urine, un elettrocardiogramma e una radiografia del torace, ma se per caso questa persona dovesse soffrire di cuore o avere problemi polmonari allora ci sarebbero altri accertamenti che dovrebbero aggiungersi all’elenco».
Allora cos’è che non funziona?
«Una delle prime incongruenze è quella per esempio di non accettare esami eseguiti, anche se per ragioni diverse, magari un mese prima dell’intervento. In Italia alcuni ospedali accettano le analisi fatte da altri laboratori, in altri casi invece si chiede al paziente di rifarli e il tutto è una spesa assolutamente inutile, se in quel periodo non sono subentrati problemi, e questo il medico curante lo dovrebbe prprio sapere».
R. Cr.