Roma,
li 2 novembre 2000
L’autorizzazione
a commercializzare il nuovo farmaco
risponde ad un obbligo comunitario, in base al principio del “mutuo
riconoscimento” che l’Italia ha attuato come avevano già fatto, negli anni
precedenti, altri Paesi membri dell’Unione Europea, dalla Francia alla
Germania, all’Inghilterra, alla Spagna, alla Svezia, alla Grecia e così via.
La procedura comunitaria alla commercializzazione della nuova pillola era già
stata decisa e formalizzata dal precedente Ministro della Sanità. Il ministro
Veronesi ha soltanto concluso, con atto amministrativo, questa procedura.
Le
preoccupazioni etiche di coloro che sono contrari a questo farmaco, che
impedisce l’annidamento dell’ovulo all’interno dell’utero, sono
legittime anche perché sono in linea con l’opposizione che essi hanno sempre
ribadito ad ogni metodo anticoncezionale.
Tuttavia
va ricordato che da anni sono prescritte e si trovano nelle farmacie italiane
dispositivi, come la spirale, il cui effetto è identico a quello della pillola
del giorno dopo e in altre parole di impedire l’annidamento dell’ovulo
fecondato. Un metodo che per quanto è dato di sapere non ha suscitato obiezioni
di coscienza, né tra i farmacisti né tra i ginecologi.
In
merito alla presunta violazione della legge 194 sull’interruzione volontaria
di gravidanza, è necessario precisare che la Comunità scientifica
internazionale ha ufficialmente stabilito che “l’inizio della gravidanza
avviene dopo che l’ovulo fecondato si è annidato nell’utero materno”. La
pillola del giorno dopo agisce impedendo l’annidamento, interviene cioè prima
che cominci il delicato processo della gravidanza. Quindi dal punto di vista
scientifico ma anche lessicale non esiste aborto se non c’è gravidanza e
l’uso di questa pillola non viola la legge dello Stato.
Inoltre,
il complesso meccanismo della fecondazione provvede naturalmente, con il flusso
femminile di ogni mese, all’espulsione naturale di ovuli fecondati. Infatti,
come è noto, su cento ovuli soltanto un terzo attecchisce e può avviarsi a
diventare embrione; l’altro 70 per cento è destinato biologicamente a non
annidarsi nell’utero.
Il
farmaco oggi a disposizione, simulando un evento naturale quale il mancato
annidamento dell’ovulo nell’utero, si concretizza come un mezzo di
prevenzione dell’aborto e sottrae le donne al rischio di trovarsi di fronte a
scelte drammatiche.
Interrompere
una gravidanza è sempre un gesto estremo e tragico. E’ d’obbligo pensare a
quelle donne, vittime di violenza fisica o psicologica o d'inganno, costrette ad
una gravidanza forzata e non responsabile. E’ doveroso rispettare il loro
legittimo diritto di poter disporre di un farmaco che prevenga ed eviti
l’aborto.