COMUNICATO DEL MINISTERO SULLA COMMERCIALIZZAZIONE 
DELLA PILLOLA DEL GIORNO DOPO

          Comunicato n°  255
Roma, li 2  novembre  2000

  Il Ministro della Sanità, professor Umberto Veronesi, in merito alle discussioni sorte sulla commercializzazione della “pillola del giorno dopo” e nonostante un comunicato che spiegava  gli aspetti normativi e le motivazioni  medico scientifiche del provvedimento ritiene  opportuno formulare alcune ulteriori precisazioni.

L’autorizzazione a  commercializzare il nuovo farmaco risponde ad un obbligo comunitario, in base al principio del “mutuo riconoscimento” che l’Italia ha attuato come avevano già fatto, negli anni precedenti, altri Paesi membri dell’Unione Europea, dalla Francia alla Germania, all’Inghilterra, alla Spagna, alla Svezia, alla Grecia e così via. La procedura comunitaria alla commercializzazione della nuova pillola era già stata decisa e formalizzata dal precedente Ministro della Sanità. Il ministro Veronesi ha soltanto concluso, con atto amministrativo, questa procedura.

Le preoccupazioni etiche di coloro che sono contrari a questo farmaco, che impedisce l’annidamento dell’ovulo all’interno dell’utero, sono legittime anche perché sono in linea con l’opposizione che essi hanno sempre ribadito ad ogni metodo anticoncezionale.

Tuttavia va ricordato che da anni sono prescritte e si trovano nelle farmacie italiane dispositivi, come la spirale, il cui effetto è identico a quello della pillola del giorno dopo e in altre parole di impedire l’annidamento dell’ovulo fecondato. Un metodo che per quanto è dato di sapere non ha suscitato obiezioni di coscienza, né tra i farmacisti né tra i ginecologi.

In merito alla presunta violazione della legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza, è necessario precisare che la Comunità scientifica internazionale ha ufficialmente stabilito che “l’inizio della gravidanza avviene dopo che l’ovulo fecondato si è annidato nell’utero materno”. La pillola del giorno dopo agisce impedendo l’annidamento, interviene cioè prima che cominci il delicato processo della gravidanza. Quindi dal punto di vista scientifico ma anche lessicale non esiste aborto se non c’è gravidanza e l’uso di questa pillola non viola la legge dello Stato.

Inoltre, il complesso meccanismo della fecondazione provvede naturalmente, con il flusso femminile di ogni mese, all’espulsione naturale di ovuli fecondati. Infatti, come è noto, su cento ovuli soltanto un terzo attecchisce e può avviarsi a diventare embrione; l’altro 70 per cento è destinato biologicamente a non annidarsi nell’utero.

Il farmaco oggi a disposizione, simulando un evento naturale quale il mancato annidamento dell’ovulo nell’utero, si concretizza come un mezzo di prevenzione dell’aborto e sottrae le donne al rischio di trovarsi di fronte a scelte drammatiche.

Interrompere una gravidanza è sempre un gesto estremo e tragico. E’ d’obbligo pensare a quelle donne, vittime di violenza fisica o psicologica o d'inganno, costrette ad una gravidanza forzata e non responsabile. E’ doveroso rispettare il loro legittimo diritto di poter disporre di un farmaco che prevenga ed eviti l’aborto.