RIFORMA; I MEDICI PROTESTANO E MINACCIANO SERRATA
(ANSA) - ROMA, 15 APR - Contro la riforma sanitaria ter sono scesi in campo i medici. All'indomani dell'approvazione da parte del Consiglio dei ministri del decreto legislativo sulla razionalizzazione del servizio sanitario nazionale, i leader delle maggiori organizzazioni sindacali degli ospedalieri, dei medici di famiglia, degli specialisti convenzionati e dei dentisti, contestano e "rigettano il provvedimento" che , secondo loro, "accelera il definitivo affossamento del servizio sanitario e programmano iniziative di lotta per la fine di maggio ma potrebbero arrivare anche a forme estreme come una serrata degli studi medici, "a meno che qualcuno rinsavisca". "È una riforma contro i medici e contro i cittadini" - hanno affermato oggi in una conferenza stampa Enrico Bollero dell'Anaao, Mario Falconi della Fimmg, Giampiero Malagnino dell'Andi e Benito Meledandri del Sumai. "Tra i medici c'è disagio, rabbia e sconforto per questo decreto - ha spiegato Bollero - perché questo provvedimento non va verso un miglioramento del servizio e penalizza i medici. La riforma consegna il Paese ad un servizio burocratizzato, autoritario e statalista dal sapore di socialismo reale. La delega poteva rappresentare un'occasione di razionalizzazione ma così non è stato: i punti di contrasto sono tanti a cominciare dalla pensione a 67 anni al sistema di accreditamento". Riserve anche per la scelta di lavoro pubblica o privata. Due anni fa, hanno detto i medici, i posti letto realizzati per l'attività intramoenia erano poco più di 800, oggi sono 1000 su 13.000 e in queste condizioni non si può avviare nessuna attività, sarebbe stato meglio rinviarla. "I medici di famiglia si ritengono offesi - ha detto Falconi - con il decreto il ministro ha dato ascolto solo ai suggerimenti della Cgil. Si fa una guerra santa contro di noi che abbiamo sempre detto di difendere il servizio pubblico. È inoltre demagogia l'età pensionabile a 67 anni: così si mettono in pericolo 100.000 pensioni e si scaricano le colpe politiche della pletora medica (un medico ogni 160 abitanti) solo sulle tasche dei medici. Né ci sono norme per esaltare il ruolo dei medici. Attueremo iniziative di protesta insieme ai cittadini" ha detto Falconi. Anche i dentisti dell'Andi si sono uniti alla protesta: "L'autorizzazione che le Regioni dovrebbero dare agli studi - ha detto Malagnino - sono una sorta di concessione come per i notai, a seconda del fabbisogno che c'è nel territorio. I criteri di accreditamento sono poi fantasiosi e burocratici e non hanno nulla a che vedere con la qualità delle prestazioni. È un modello sovietico più che occidentale". Per protesta i dentisti abbandoneranno le commissioni nazionali e regionali. Ma tutti i medici confidano in cambiamenti del decreto una volta arrivato alle commissioni parlamentari. 15-APR-99 15:29