IL 15 OTTOBRE CHIUSI GLI STUDI DEI MEDICI DI FAMIGLIA A TORINO

LA STAMPA 
TORINO 16 ottobre 2002 -  cronaca pagina 48

Ieri ambulatori chiusi per la manifestazione di fronte al palazzo della Regione

Torino: Medici in rivolta contro i tagli alla Sanità


di Marco Accossato

«La sanità piemontese è diventata il fanalino di coda del treno-Italia. Fino a pochi anni fa, invece, eravamo il locomotore...». Cresce, tra i medici di famiglia, il malcontento «per i tagli indiscriminati ai servizi sanitari». Cresce tanto da esplodere - ieri mattina - in una protesta di massa di fronte a palazzo della Regione, in piazza Castello. Erano circa duecento a contestare «i progetti della Regione che tolgono risorse all´assistenza territoriale, affossano una Guardia medica già in forte crisi, e in generale tradiscono le promesse fatte ai cittadini». Per un giorno, la maggior parte dei medici di famiglia ha chiesto scusa ai propri assistiti, ha spiegato le ragioni dello sciopero e ha chiuso gli ambulatori: garantite solo le visite domiciliari urgenti. Il dottor Mario Costa, segretario provinciale della Fimmg: «E´ ormai evidente che in Piemonte si è scelta la strada dei tagli indiscriminati: non si punta all´appropriatezza delle prestazioni, cioè alla cura migliore fatta al costo migliore, ma solo a un calcolo puramente ragionieristico che mira al risparmio assoluto». Il risultato, secondo la Federazione dei medici di medicina generale, «è un sovraccarico del lavoro negli ambulatori di famiglia e una deresponsabilizzazione a livello ospedaliero». «Se gli ospedali accorciano i ricoveri per risparmiare - spiega il dottor Giacomo Milillo, della Fimmg Piemonte -, i pazienti dimessi dall´ospedale non ancora completamente guariti finiranno per affollare gli studi dei propri medici di famiglia, che di fatto diventeranno una succursale dell´ospedale, non essendo però in grado di far fronte a una mole così eccessiva di lavoro». I 3700 medici di famiglia aderenti alla Fimmg chiedono insomma «un Piano sanitario che non abbia il risparmio come presupposto». Chiedono «più assistenza sul territorio». Chiedono «più collaborazione con gli ospedalieri, mentre si continua a lavorare a compartimenti stagni»: «Il tipo di tagli che nella Sanità si stanno moltiplicando - accusano - dimostrano che non c´è uno straccio di strategia di riorganizzazione del sistema». L´appuntamento alla manifestazione era alle 10. Puntuali, i medici sono arrivati con cartelli, slogan di protesta e volantini che hanno distribuito ai passanti. E nel pomeriggio è arrivata la risposta dell´assessore regionale alla Sanità, Antonio d´Ambrosio: «I motivi della protesta che hanno portato allo sciopero in piazza sono complessi e non tutti condivisibili. L´assessorato alla Sanità ha sempre dimostrato, nei confronti dei medici di famiglia, grande apertura e disponibilità». «Tutte le richieste sindacali - prosegue D´Ambrosio - devono essere valutate nel contesto della difficile situazione economica che attraversa la sanità italiana». L´assessore conclude: «Nonostante tutto i lavori per la definizione dell´accordo integrativo non sono mai stati interrotti per nostra volontà, tanto che alcune organizzazioni sindacali hanno continuato a dare la loro disponibilità, non aderendo allo sciopero». L´assessore regionale giudica la manifestazione di ieri mattina in piazza Castello «strumentale», ma nonostante ciò non chiude le porte in faccia ai medici di famiglia e garantisce «tutta la disponibilità a un dialogo sereno e costruttivo che consenta di risolvere, nell´interesse della salute pubblica, le principali questioni sul tappeto».