4 - 10 novembre 2003
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I medici di base chiudono gli studi per due giorni per il mancato rinnovo delle convenzioni
Mmg e pediatri: è sciopero
Territorio: stop a fine novembre - Intanto si apre il 55° Congresso Fimmg

Il 27 e 28 novembre i medici di Fimmg, Snami, Fimp e Federazione medici-Uil-Flp incroceranno le braccia contro il mancato rinnovo delle convenzioni di generalisti e pediatri. E per adesso a nulla sembra servire la convocazione dei tavoli di trattativa fissati per il 20 novembre: indietro, per ora, non si torna, è il grido sindacale. L’annuncio è arrivato la scorsa settimana con un secco comunicato congiunto dei sindacati in cui si promette di limitare al massimo i disagi per i cittadini garantendo le emergenze-urgenze domiciliari, l’Adi e l’assistenza programmata.

«Se ci riproporranno l’atto di indirizzo estivo, non ci siederemo al tavolo», afferma Roberto Carlo Rossi, vicesegretario nazionale Snami. Il sindacato ha trasmesso alla Fimmg i suoi 15 “punti di condivisione” sul rinnovo della convenzione. Al primo posto figura la richiesta di rivalutazione monetaria sul 100% di tutte le voci attuali con recupero totale della svalutazione intercorsa dall’applicazione del precedente contratto.

Intesa sindacale (Cisl medici, Simet e Sumai), invece, mantiene lo stato di agitazione già proclamato, in attesa di analizzare gli sviluppi della convocazione.

Fimmg, all’attacco dal congresso. «Se vogliono la guerriglia, l’avranno», afferma Mario Falconi, segretario nazionale Fimmg, parlando della convenzione e promettendo scintille dal 55° congresso nazionale del sindacato che si svolge a Salsomaggiore dal 5 al 9 novembre. E non solo per le questioni contrattuali.

Secondo Falconi l’impostazione che si sta dando a questo rinnovo è «schizofrenica»: «Si cerca un potenziamento del territorio mettendo in campo équipe, medicina di gruppo, Utap (le unità territoriali di assistenza primaria) ecc., ma si propone di farlo praticamente “a costo zero”, senza mettere neppure una fiche sul tavolo», afferma il segretario Fimmg.

«Tutti ci chiamano in causa quando qualcosa non va: morti estive, Sars, perfino per la razionalizzazione della spesa, ma la partita si gioca sempre senza dare nulla in cambio. Siamo pronti al “nuovo”, ma vogliamo garanzie» incalza Falconi. Che al congresso lancerà una provocazione non presentando, per la prima volta, una relazione scritta, ma parlando “a braccio”: «Documenti ne abbiamo a montagne, chi vuole li può leggere in ogni momento» sottolinea, promettendo un intervento rovente sulle questioni calde del momento.

Ciò che il sindacato sostiene è che non si può rinnovare una convenzione a costo zero e la richiesta non è di aumenti da lasciare in balìa delle volontà locali, ma di creare un fondo (come accade per l’esclusiva dei dipendenti) che garantisca ai medici di famiglia una contropartita per le novità che si chiede loro di mettere in campo. «Inoltre - spiega Falconi - siamo d’accordo con l’Anaao per trovare nel contratto e nelle convenzioni punti di interconnessione funzionale: non si può immaginare che due settori uniti nella tutela della salute del paziente non camminino a braccetto tra loro». E tra le richieste per il nuovo accordo c’è anche quella di precise penalizzazioni per chi (le Regioni) non applicherà da subito sul territorio il nuovo accordo nazionale mettendo a punto quelli locali. «Un limite di 180 giorni com’è scritto nell’atto di indirizzo alla Sisac non serve a niente - afferma Falconi -: troppe leggi prevedono scadenze temporali che nessuno rispetta. Ci vuole qualcosa di più concreto per essere certi che i medici siano trattati ovunque allo stesso modo, visto che si chiedono loro gli stessi servizi».

Il dito di Falconi punta poi su altri cavalli di battaglia che la Fimmg cavalcherà “al galoppo” al congresso.

Al primo posto la questione “privacy”. «È un problema di tutti - sottolinea Falconi - e mi pare di capire che nei Paesi dove la politica abdica al suo ruolo in questo settore, le Authority prendono il sopravvento. Ma chiamando il paziente per numero non si tutela nessuno. Sulle porte dei tribunali ci sono nomi e cognomi di chi deve essere ascoltato e io, nell’ambulatorio dove entra un paziente che ha fiducia in me e mi giudica quasi un suo confidente oltre che suo medico, dovrei usare i numeri? Va bene la tutela della privacy, ma tutto questo è burocrazia». E Falconi ribadisce che dal canto suo non rispetterà molte delle nuove regole-burocrazia: «Il 1° gennaio mi autodenuncerò, creando un caso e se si riterrà che io sia nel giusto, allora si dovrà rimettere la questione alla Corte costituzionale. La privacy va rispettata, ma con buonsenso», afferma.

Falconi è invece d’accordo con la tessera sanitaria proposta nel maxi-decreto che accompagna la Finanziaria 2004: «Stiamo lavorando con l’Economia - dice - per fare bene le cose. Tuttavia, la tessera nasce già vecchia. Non potrà essere aggiornata in tempo reale: a esempio se qualcuno sviluppa di colpo un’allergia, lì non ci sarà “scritto”. Sarebbe meglio, nell’era di Internet, pensare a esempio a un “server” aggiornato da noi, a cui l’assistito può accedere con i sistemi più sicuri, a esempio con l’impronta digitale. Ci vuole, in sostanza, un “patto” con la medicina di famiglia».

Falconi si scaglia poi contro i controlli che le Regioni “appaltano” alla Guardia di finanza: «È un fallimento del sistema, come dire che chi avrebbe dovuto controllare finora non ce l’ha fatta. E poi si raddoppieranno le spese: se i controlli li faranno i finanzieri, gli amministrativi avranno comunque il loro stipendio. Senza contare che i pazienti avranno l’impressione che nella Sanità siano tutti ladri...». Altra questione aperta quella che Falconi definisce “morale”: «Io dico che l’informazione scientifica da parte delle aziende è etica - afferma - perché so chi bussa alla mia porta e da che parte sta. Quello a cui bisogna stare attenti è l’informazione scientifica “occulta”: la relazione di Tizio, l’articolo sulla rivista internazionale di Caio dovrebbero riportare a chiare lettere un’eventuale sponsorizzazione. Questa è trasparenza etica».

«Ciò che chiediamo su tutti i fronti - conclude Falconi - è di avere qualcosa in più di ciò che già avevamo, non una speranza che un domani l’avremo...».