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«Serve accordo regionale che disciplini ruoli, modalità operative, orari e riconoscimenti»
In vista dell''attivazione delle Case di comunità, la Fimmg Piemonte chiede la definizione di un accordo regionale «che disciplini in modo chiaro ruoli, modalità operative, impegni orari e riconoscimenti professionali ed economici: qualsiasi iniziativa anticipatoria e disomogenea da parte delle aziende rischia di generare confusione, disuguaglianze territoriali e una comprensibile difficoltà di adesione da parte dei professionisti».
«La montagna di soldi, a debito, del Pnrr per le Case e Ospedali di comunità rischia di partorire il topolino - avverte Roberto Venesia, segretario Fimmg Piemonte intervistato da "La Stampa" -. Le Case di comunità rappresentano un'ulteriore, grande opportunità solo se realizzeranno un'offerta assistenziale integrativa e non sostitutiva nel sistema attuale delle cure territoriali. Un approccio ideologico, teorico, senza chiarezza sul ruolo che si svolgerebbe all'interno, ha larghi margini di incertezza circa l'effettiva efficacia per i pazienti e la sostenibilità per il sistema sanitario».
«Proprio per garantire un avvio efficace, omogeneo e sostenibile del nuovo modello, integrabile con le 178 Aft, è indispensabile che il coinvolgimento dei medici avvenga nel pieno rispetto degli accordi vigenti e la stipula, in tempi brevi, di un accordo regionale». E ancora: «Soltanto attraverso un'intesa chiara e condivisa sarà possibile coniugare il rispetto degli impegni del Pnrr con la tutela dei diritti dei medici e, soprattutto, con l'interesse dei cittadini a un'assistenza territoriale efficace, uniforme e di qualità. La carenza dei medici di famiglia in Piemonte è drammatica anche a causa dei ritardi e mancanza di certezze», aggiunge Venesia a "La Stampa".
Replica l'assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi: «Le aziende sanitarie locali godono di autonomia nell'organizzare la sanità territoriale, che può variare da un'area all'altra ma sempre nel rispetto della legislazione e delle direttive del Pnrr. Nel caso dell'Asl Torino 3, il direttore generale ha operato in conformità con le normative vigenti, organizzando tempestivamente le attività necessarie per l'attivazione delle strutture previste e il mantenimento dei servizi», dice al quotidiano torinese.
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