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Intervista del segretario della Fimmg, Silvestro Scotti, sul "Mattino". Scotti difende l''ospedale Monaldi di Napoli - «è un punto di riferimento per le eccellenze mediche» - e condivide il suo vissuto da paziente per lanciare un messaggio sul «valore umano e la professionalità di tanti». Pe Scotti è necessario «distinguere singoli sanitari da una struttura d'eccellenza», si legge sul quotidiano.
Di seguito l''intervista pubblicata oggi da "Il Mattino"
- Dottor Scotti, perché vuole raccontare la sua esperienza al Monaldi?
«Sono stato operato martedì alle corde vocali dopo un percorso di visite e controlli come tutti i pazienti. Un intervento delicato, in anestesia totale, riuscito alla perfezione grazie all'equipe di Otorinolaringoiatria guidata da Giuseppe Tortoriello, a cui riconosco anche la capacità di farsi carico dell'emotività di tutti i degenti. Avrei potuto farmi curare ovunque, anche privatamente, ma ho scelto il Monaldi per una questione di fiducia. È una struttura d'eccellenza e, in questo momento, non va dimenticato».
- Come sta ora?
«Sto bene, sono tornato a casa martedì sera. Devo ammettere che il medico quando diventa paziente, giustamente, vuole essere trattato da paziente e manifesta debolezze psicologiche ed emotive come gli altri. Anche io ho affrontato le mie paure e le mie angosce. Per questo è stato fondamentale l'aspetto della comunicazione con l'equipe del reparto. Si possono fare tutti gli esami e gli accertamenti dei protocolli ma ciò che contribuisce al benessere di un paziente è anche, e molto, l'aspetto emotivo. Una raccomandazione: non sottovalutate abbassamenti di voce o voce rauca, controllatevi come fate con le orecchie o la vista».
- Lei ha voluto sottolineare il fatto di non essere un paziente privilegiato.
«Da medico e in rappresentanza dei medici, soprattutto ora, mi è sembrato corretto dare la misura di un ospedale che assiste, quotidianamente, centinaia di persone in maniera eccellente, garantendo cure di alta qualità. Nessun privilegio. Sono stato semplicemente un paziente con le sue fragilità che ha scelto la sanità pubblica perché ci crede. È l'alleanza tra medico e paziente il fondamento per una medicina che non sia semplicemente "difensiva". Bisogna potenziare l'aspetto della comunicazione e del dialogo coi pazienti».
- Quanto pesa la tragedia del piccolo Domenico?
«Il punto di partenza, dopo questa tragedia, sono le parole della mamma di Domenico che, ai funerali del piccolo, ha fatto distinzione tra l'accaduto, di cui vanno accertate le responsabilità, e le eccellenze del Monaldi con sanitari che hanno fatto di tutto per salvare il figlioletto. Ancora una volta, questa madre ha dato a tutti un grande esempio. Vengo da una formazione pediatrica e ho assistito molti bimbi, mi sento ancora più coinvolto da questo dramma. Mi stringo alla famiglia di Domenico e ringrazio la mamma per le sue parole, offrendole tutta la mia disponibilità».
- Il suo messaggio?
«Condividere la mia esperienza al Monaldi è una testimonianza per il valore che ha questo ospedale. Quello che è accaduto al piccolo Domenico sarebbe potuto succedere in qualsiasi altra parte del mondo ma l'insegnamento ce lo ha dato la mamma Patrizia. Mi ha colpito la sua civiltà. Abbiamo il dovere di recuperare i rapporti umani, ascoltare la mamma di Domenico e solo, così, in qualche modo, ridare voce al suo figlioletto».
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